In due minuti vi raccontiamo la storia di uno dei più importanti esponenti dell’arte povera, dei suoi specchi e delle sua Venere che contempla un cumulo di stracci.

Pistoletto
Michelangelo Pistoletto, ritratto mentre disegna il simbolo del “Terzo Paradiso”

Ha attraversato l’arte della seconda metà del Novecento, scrivendone una pagina storica, quando insieme ad altri dodici colleghi “poveri” ha riportato l’Italia creativa al centro della scena. Il tempo non è passato invano per Michelangelo Pistoletto, capace di reinventarsi, di sviluppare nuovi temi e di assumere il ruolo di guida per generazioni di artisti.

Molti lo conoscono per i suoi specchi, capaci di trasformare in creatore il mero fruitore dell’opera d’arte, invitandolo ad entrare nel processo creativo. Ma l’arte di Michelangelo Pistoletto va al di là del visibile per diventare idea, concetto, progetto.

L’ARTE DI MICHELANGELO PISTOLETTO RIASSUNTA IN DUE MINUTI (DI ARTE)

1. Pittore e scultore, Michelangelo Pistoletto (nato a Biella nel 1933) è considerato uno dei più importanti artisti italiani viventi. È uno dei maggiori interpreti dell’arte povera.

2. L’arte povera è un movimento artistico che è nato in Italia nella seconda metà degli anni Sessanta, grazie allo storico dell’arte Germano Celant che, con un suo articolo su “Flash Art” lanciò tredici promettenti artisti accomunati da un linguaggio comune: l’uso di materiali “poveri” come terra, legno, ferro, stracci, plastica e scarti industriali per la realizzazione delle loro opere.

L’obiettivo del gruppo di artisti era quello di spogliare il linguaggio della società contemporanea dai suoi orpelli, per carpirne la sostanza originaria.

3. Michelangelo Pistoletto è stato uno dei più importanti esponenti del movimento. Ha mosso i suoi primi passi nel mondo dell’arte nel 1947, lavorando con il padre, restauratore di quadri. In seguito ha frequentato la scuola pubblicitaria di Armando Testa.

Queste due esperienze formative costituiranno il fondamento della sua arte. Da un lato l’attenzione e la cura al dettaglio, dall’altro la capacità di trasmettere con una sola immagine e in modo immediato un pensiero profondo.

4. Michelangelo Pistoletto da molti è considerato “quello degli specchi”, per l’utilizzo delle superfici riflettenti (soprattutto lastre di acciaio inox lucidate) nella composizione di molte delle sue opere.

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Uno dei quadri specchianti di Michelangelo Pistoletto, Lui e lei alla balconata, 1962-1966

5. A questo proposito rivestono importanza fondamentale nella produzione artistica di Pistoletto i “quadri specchianti”, realizzati tra il 1961 e il 1962: si tratta di immagini fotografiche a dimensione reale riportate su carta velina su di una superficie riflettente e ripassate a pennello. Lo spettatore dell’opera, osservandola e riflettendosi nello specchio, diventa parte attiva della creazione artistica.

6. L’opera più celebre di Michelangelo Pistoletto tuttavia non ha a che fare con gli specchi: si tratta della Venere degli stracci (1967), opera dissacrante in cui l’artista pone un’icona immortale dell’arte classica di fronte a un cumulo di indumenti logori.

Michelangelo Pistoletto, Venere degli stracci
Michelangelo Pistoletto, Venere degli stracci, 1967, Calco di Venere classica in cemento, stracci, mica, cm 150 x 280 x 100 Castello di Rivoli – Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli

7. Tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta, Pistoletto si avvicina alla scultura in poliuretano o in marmo con opere come L’etrusco (1976), L’annunciazione (1980), Il Gigante (1981) o L’acrobata (1982), in cui adopera calchi di sculture classiche, astraendole dal loro contesto originario.

Michelangelo Pistoletto, Il gigante
Michelangelo Pistoletto, Il gigante, 1981-1983 Marmo bianco di Carrara, cm 600 x 150 x 120 Installazione Forte del Belvedere, Firenze, 1984 Collezione Mario Pieroni, Roma

8. Per Michelangelo Pistoletto l’arte non è mai riconducibile al semplice processo di creazione tecnica ma è legata ad idee complesse che lo rendono promotore di iniziative che coinvolgono artisti provenienti da diversi ambiti creativi, dando vita a progetti come ad esempio lo Zoo (1968-1970), le Creative Collaboration (negli Stati Uniti tra il 1978 e il 1979) o Segno Arte (anni Novanta).

9. Coerente con questa concezione dell’arte, nel 1998 Pistoletto crea a Biella la “Cittadellarte”, un grande laboratorio creativo che coinvolge giovani artisti in ogni ambito della creatività (musica, moda, desing, teatro ecc. ). La città diventa punto di incontro per mostre, convegni, incontri e dibattiti ma è soprattutto un luogo dove condividere punti di vista, fare ricerca e scambiare idee.

10. Nell’estate del 2015 organizza sulla spiaggia di Gallipoli un’enorme performance con centinaia di giovani che hanno ridisegnato con i loro corpi il simbolo del “Terzo Paradiso“, costituito da una riconfigurazione del segno matematico d’infinito (vedi immagine in cima all’articolo).

“Il progetto del Terzo Paradiso consiste nel condurre l’artificio, cioè la scienza, la tecnologia, l’arte, la cultura e la politica a restituire vita alla Terra. Terzo Paradiso significa il passaggio ad un nuovo livello di civiltà planetaria, indispensabile per assicurare al genere umano la propria sopravvivenza. Il Terzo Paradiso è il nuovo mito che porta ognuno ad assumere una personale responsabilità in questo frangente epocale. Con il Nuovo Segno d’Infinito si disegnano tre cerchi: quello centrale rappresenta il grembo generativo del Terzo Paradiso.” (Michelangelo Pistoletto)

Sito ufficiale: http://www.pistoletto.it

 

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