In due minuti vi raccontiamo la storia di Manet, che con il dipinto “Colazione sull’erba” ha contribuito alla nascita dell’Impressionismo.

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Edouard Manet, Autoritratto, 1879, Olio su tela, 83X67cm, collezione privata

Manet non perse mai occasione per sottolineare quanto la sua arte fosse diversa da quella dei giovani impressionisti. Eppure se non ci fosse stato Manet forse l’impressionismo non sarebbe mai nato. Fu lui infatti che per primo uscì dagli atelier per dipingere la realtà così come appariva all’occhio, ritraendola dal vero, all’aperto. E fu lui che rinnegò per primo l’uso tradizionale del chiaroscuro e della prospettiva, mostrando al mondo che un altro modo di fare arte fosse possibile.

Elegante e raffinato, possiamo considerare Manet un rivoluzionario che ha combattuto le sue battaglie in punta di pennello, anche perché pare che con la spada non ci sapesse fare granché (se leggete l’articolo ne capirete il motivo).

Non espose mai con gli impressionisti, anzi, all’inizio era quasi infastidito dal paragone tra lui e quell’artista emergente con un nome tanto simile al suo che ancora oggi genera confusione in chi per la prima volta si avvicina al mondo dell’arte (per fare chiarezza: Manet, con la “a” è quello che è venuto prima, Monet con la “o” è venuto poco dopo, sono in ordine alfabetico).

Eppure, uno dei più bei dipinti di Manet ritrae proprio il collega Monet, intento a dipingere sul suo atelier galleggiante.

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Édouard Manet, La ferrovia, 1872-1873, olio su tela, 93,3×111,5 cm, National Gallery of Art, Washington

LA VITA E LE OPERE DI ÉDOUARD MANET: RIASSUNTO IN DUE MINUTI (DI ARTE)

1. Édouard Manet (Parigi,1832 – Parigi, 1883) è considerato uno dei più grandi pittori francesi. Nasce in un famiglia ricca e influente e sembra destinato a diventare giudice come il padre ma, appassionato di arte fin da giovanissimo, per evitare di intraprendere gli studi giuridici, decide di imbarcarsi come marinaio.

2. La sua carriera sui mari dura poco ma gli basta per convincere la famiglia ad assecondare le sue passioni. Inizia così a frequentare a diciotto anni l’atelier del pittore Thomas Couture ma fin da subito polemizza con il maestro: Manet non accetta la rigida postura con cui i modelli vengono ritratti tradizionalmente, la considera innaturale e ridicola; così, in aperto contrasto con l’insegnante, decide di dipingere i suoi soggetti in pose quotidiane, per ottenere una resa più realistica.

Ne è un esempio il quadro Il bevitore di assenzio (1858-1859).

Édouard Manet, Il bevitore di assenzio, 1858-1858, olio su tela, 180,5×105,6 cm, Ny Carlsberg Glyptotek, Copenaghen
Édouard Manet, Il bevitore di assenzio, 1858-1858, olio su tela, 180,5×105,6 cm, Ny Carlsberg Glyptotek, Copenaghen

3. I viaggi in Italia, Olanda, Austria e Germania aiutano Manet ad allargare i suoi orizzonti artistici: rimane particolarmente impressionato dalle opere di Giorgione, Goya, Velazquez e Tiziano.

Ha ventotto anni quando dipinge il Guitarrero. Il dipinto viene accettato al Salon del 1861 e ottiene un inaspettato successo. Sembra che la carriera di Manet sia sul punto di decollare, vista l’accoglienza riservatagli dall’establishment culturale della capitale, ma il maestro francese coglie tutti di sorpresa qualche anno dopo.

4. Nel 1863 presenta infatti al Salon la sua opera più famosa: Le déjeuner sur l’herbe (Colazione sull’erba). L’opera viene rifiutata con decisione dagli accademici ma trova spazio nel Salon des Refusés, aperto per la prima volta.

L’effetto è dirompente: gli spettatori sono indignati e offesi dal dipinto che mostra una donna completamente nuda seduta tra due uomini vestiti.

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Édouard Manet, Colazione sull’erba, 1862-1863, olio su tela, 208×264 cm, Musée d’Orsay, Parigi

5. Manet sconvolge tutti anche du anni dopo, al Salon del 1865 con la sua Olympia (1863), ispirata alla Maya Desnuda di Goya. L’opera viene ritenuta tanto scabrosa da venire spostata dopo pochi giorni ad un’altezza tale da renderla meno visibile al pubblico in sala.

A posare per lui è la modella Victorine-Luise Meurent, una delle muse ispiratrici del pittore. Una curiosità: è sempre lei a posare per il famoso dipinto Il pifferaio (in fondo), realizzato nel 1866.

Édouard Manet, Olympia, 1963, olio su tela, 130,5×190 cm, Musée d'Orsay, Parigi
Édouard Manet, Olympia, 1863, olio su tela, 130,5×190 cm, Musée d’Orsay, Parigi

6. Ovviamente, tutto questo scalpore rende l’artista “persona non gradita” al Salon che rifiuta le sue opere nel 1866.

Lo scrittore Emile Zola, amico di Manet, lo difenderà con coraggio. Del resto Manet nella sua carriera sembra avere un ottimo rapporto con gli scrittori: sia il poeta Baudelaire che Mallarmé in più occasioni appoggeranno e difenderanno le scelte del controverso artista.

7. Manet non doveva avere un carattere facile: nel 1870 infatti schiaffeggia il critico Louis Edmond Duranty per un commento poco lusinghiero sulle sue opere. Il critico decide di sfidarlo a duello e i due si incontrano all’alba spade in pugno. Più bravi con i calici che con la spada i due si scagliano l’uno contro l’altro “adoperando le spade come cavatappi”.

La sfida termina con una superficiale ferita sul petto di Duranty e una colossale bevuta qualche ora dopo.

8. È il 1872 quando l’arte di Manet viene ufficialmente riconosciuta dall’elite accademica dell’epoca. L’artista riporta infatti un incontestabile successo al Salon con il dipinto Le bon bock.

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Édouard Manet, Le Bon Bock, 1832-1833, olio su tela, 94.6 x 83.3 cm, Philadelphia Museum of Art

9. Manet è molto amico di maestri dell’impressionismo come Degas, Monet e Cézanne, che come lui passano i pomeriggi al caffè Guerbois.

Ciò nonostante, pur apprezzando il loro lavoro, non parteciperà mai alle mostre impressioniste, preferendo la via ufficiale del Salon come mezzo per affermarsi nel panorama artistico nazionale.

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Édouard Manet, Claude Monet in Argenteuil, 1874, olio su tela, 80 × 98 cm

10. In alcune circostante (1876 e 1878) tuttavia allestirà mostre personali nel suo studio, in polemica con gli accademici del Salon.

Manet muore all’età di cinquantuno anni a causa di una dolorosa atassia che lo costringerà ad amputare la gamba nell’inutile tentativo di fermare l’infezione.

“Ho passato tutta la vita a provare” (Édouard Manet)

Édouard Manet, Il pifferaio, 1866, olio su tela, 168×98 cm, Musée d’Orsay, Parigi
Édouard Manet, Il pifferaio, 1866, olio su tela, 168×98 cm, Musée d’Orsay, Parigi

 

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