In due minuti vi raccontiamo la storia del maestro del surrealismo, capace di trasformare la realtà in un affascinante mistero.

René Magritte
René Magritte

Ci sono artisti che passano alla storia per le loro vite intense, che sembrano scaturire dalle pagine di un romanzo tanto sono cariche di colpi di scena, drammi e passione. E poi c’è René Magritte, un uomo elegante, come tanti, educato, come molti, ma capace di trasformare la realtà come nessuno.

Un uomo (apparentemente) comune capace di creare capolavori straordinari, che trasformano in sogno il quotidiano. Perché in questo sta il genio di Magritte, l’artista che ci ha spinto a osservare il mondo con occhi diversi, a stupirci di ciò che è apparentemente banale, a scavare sotto la superficie per scoprire che la realtà è molto più affascinante di quanto non appaia.

LA VITA E LE OPERE DI RENÈ MAGRITTE: RIASSUNTO IN DUE MINUTI (DI ARTE)

1. René Magritte (1898 – 1967) è stato uno dei più grandi pittori del Belgio è tra i massimi esponenti del surrealismo. È noto con il soprannome “le saboteur tranquille” per la sua capacità di insinuare dubbi nel reale, rappresentando soggetti apparentemente realistici che però stupiscono per dettagli misteriosi che conferiscono all’opera un significato nuovo e insolito.

2. Un’opera esemplare di Magritte è Il tradimento delle immagini (1929), dipinto in cui viene rappresentata una pipa con una scritta “Questa non è una pipa” perché, in effetti, si tratta dell’“immagine” di una pipa: un gioco di parole espresso con le immagini.

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René Magritte, La Trahison des images (Il tradimento delle immagini), 1928-1929, olio su tela, 63,5×93,98 cm, Los Angeles County Museum of Art, Los Angeles

3. Nonostante il suo approccio apparentemente giocoso alla realtà, la vita di Magritte è funestata da un terribile dramma. La madre infatti si suicida annegando nel fiume Sambre quando René ha solo quattordici anni. La donna venne ritrovata con la camicia da notte avvolta sulla testa, un’immagine che il giovane Magritte non dimenticherà facilmente, riproducendola in alcune delle sue opere più famose. Va detto che Magritte negò sempre il legame tra questo tipo di rappresentazione e la vicenda materna.

Magritte, Gli amanti
René Magritte, Les Amants (Gli Amanti), 1928, olio su tela, 54×73 cm, MoMA, New York

4. La vita di Magritte non presenta grandi colpi di scena. Nel 1916 si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Bruxelles e nel 1922 sposa con Georgette Berger, conosciuta nove anni prima. Si guadagna da vivere lavorando come grafico, disegnando copertine di album musicali, manifesti pubblicitari e tappezzerie.

5. La sua vita cambia dopo aver visto su una rivista l’opera Canto d’Amore di Giorgio de Chirico. È così che Magritte decide di dedicarsi ad un’arte che rappresenti le idee e non semplicemente “l’estetica della realtà”. Nel 1925 realizza la sua prima opera surrealista: Le Jockey perdu (Il fantino perduto).

6. Nel 1926, a ventotto anni, conosce Breton, teorico e leader del movimento surrealista. Entusiasta, Magritte tiene la sua prima personale a Bruxelles, ma viene stroncato dalla critica. Deluso, si trasferisce a Parigi con la moglie nel 1927.

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René Magritte, Il figlio dell’uomo, 1964, olio su tela, 116×89 cm, collezione privata

7. Il periodo parigino dura poco. La galleria La Cantaure di Bruxelles che gli aveva fatto avere un contratto per dipingere a tempo pieno, chiude e Magritte è costretto a tornare in Belgio e riprendere il lavoro di grafico guadagnarsi da vivere.

8. Il suo stile artistico cambia bruscamente negli anni Quaranta, con la dominazione nazista. Per fuggire Magritte e la moglie si traferiscono nel su della Francia, a Carcassone. In questi anni l’artista realizza opere grezze, ironiche e ingenue, tanto che questa sua fase artistica è ricordata come “periodo vache (vacca)”. Probabilmente era un espediente con cui il pittore si lasciava alle spalle gli orrori della guerra. Inutile dire che i critici non lo apprezzarono.

 

René Magritte (1898-1967), La famine, 1948, Brussels, Koninklijk Museum voor Schone Kunsten van België
René Magritte (1898-1967), La famine, 1948, Brussels, Koninklijk Museum voor Schone Kunsten van België

9. Magritte raggiunge il successo negli anni Sessanta. Un’importante rassegna al Museum of Modern Art di New York lo consacra come artista nel 1965, due anni prima della sua morte, avvenuta nel 1967.

10. Il nome di Magritte è diventato celebre dopo gli anni Sessanta, con l’avvento della cultura pop. Il cinema, la musica e il fiumetto hanno fatto spesso riferimento alle opere dell’artista belga: il Jeff Beck Group sceglie l’opera La camera d’ascolto (1954) per la copertina dell’album Beck-Ola (1964), mentre la copertina del numero 41 del fumetto Dylan Dog, dal titolo Golconda, è chiaramente ispirata all’omonima opera del pittore, realizzata nel 1953.

“La realtà non è mai come la si vede: la verità è soprattutto immaginazione.” (René Magritte)

René Magritte, Golconda, 1953, olio su tela, 1×100 cm, Menil Collection, Houston, Texas
René Magritte, Golconda, 1953, olio su tela, 1×100 cm, Menil Collection, Houston, Texas
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