La passione per Caravaggio, lo stupro e l’umiliante processo, le coraggiose eroine bibliche ritratte nei suoi dipinti: in due minuti vi raccontiamo la storia di una delle più grandi pittrici italiane.

Artemisia Gentileschi, Autoritratto come allegoria della pittura (dipinto)
Artemisia Gentileschi, Autoritratto come allegoria della pittura, 1638-1639, olio su tela, 98,6×75,2 cm, Kensington Palace, Londra

Il pathos, la passione, la determinazione: le opere di Artemisia Gentileschi raccontano la storia di donne coraggiose, capaci di lottare a costo della propria vita per dimostrare di esistere. Le protagoniste di quei dipinti sono le eroine della Bibbia, ma se uno spettatore è attento può facilmente cogliere dietro ognuno di quei volti un unico viso: quello dell’autrice.

Non deve essere stato facile per Artemisia affermarsi come pittrice in un mondo che non permetteva alle donne di frequentare scuole di arte; non deve essere stato facile per lei affrontare un processo per proteggere sé stessa e il proprio diritto di decidere; non deve essere stato facile ma lei lo ha fatto perché a volte è solo lottando che si guadagna il diritto ad esistere in un mondo che vorrebbe dimenticare e lasciare che nulla cambi.

La storia di Artemisia è diventata un esempio che ha varcato anche i limiti della sua portata reale (non è stata la prima donna pittrice della storia, va detto!) ma se il suo racconto può servire a dare coraggio a chiunque lotti per non farsi mettere in un angolo, allora voglio continuare a raccontarla così, tra realtà e leggenda.

LA VITA E LE OPERE DI ARTEMISIA GENTILESCHI: RIASSUNTO IN DUE MINUTI (DI ARTE)

1. Artemisia Gentileschi (Roma 1593 – Napoli 1653) è stata una delle più importanti pittrici italiane. È considerata un’artista di scuola caravaggesca, per le sue pennellate che riprendono lo stile del grande Michelangelo Merisi.

2. Fin dalla più tenera età, Artemisia viene educata all’arte dal padre, il pittore toscano Orazio Gentileschi. È lui che le insegna a disegnare, a impastare i colori e a dare lucentezza ai dipinti: all’epoca infatti le donne non potevano frequentare alcuna scuola o bottega d’arte.

3. Artemisia vive la sua giovinezza in un ambiente ricco di stimoli artistici come quello della Roma del XVII secolo, resa grande dall’arte barocca. Il padre, inoltre, pare fosse amico del Caravaggio che, stando alle cronache, spesso si recava nella bottega di Orazio per prendere in prestito strumenti di lavoro. Non è escluso dunque che Artemisia conoscesse di persona il grande artista.

Artemisia Gentileschi, Susanna e i vecchioni (dipinto)
Artemisia Gentileschi, Susanna e i vecchioni, 1610, olio su tela, 170×119 cm, Collezione Graf von Schönborn, Pommersfelden

4. Benché giovanissima e in un settore dominato dagli uomini, Artemisia riesce a mettersi in mostra con le sue opere, tra tutte Susanna e i vecchioni, dipinto del 1910. La sua vita cambia però bruscamente a diciassette anni.

5. Nel 1911 infatti Artemisia subisce uno stupro da parte del pittore Agostino Tassi, amico e collega del padre. La ragazza non denuncia subito l’artista, in quanto il Tassi le promette di mettere a tacere il delitto con un matrimonio riparatore: uno dei modi con cui all’epoca era possibile restituire dignità ad una donna violata.

6. Agostino Tassi non rispetta l’impegno (pare che fosse già sposato) così Artemisia decide di andare incontro ad un lungo e umiliante processo, pur di vedere riconosciuti i propri diritti. Nel corso del dibattito la difesa tenterà in tutti i modi di screditare la ragazza che sarà costretta a sottoporre la sua testimonianza alla dolorosa e pericolosa prova dello schiacciamento dei pollici. È a questo periodo che risale una delle sue opere più note: Giuditta che decapita Oloferne (1612 – 1613).

Artemisia Gentileschi, Giuditta che decapita Oloferne (dipinto)
Artemisia Gentileschi, Giuditta che decapita Oloferne, 1620 circa, olio su tela, 199×162,5 cm, Galleria degli Uffizi, Firenze

7. Al termine del processo verrà riconosciuta la colpevolezza del Tassi (colpevole anche di aver corrotto i testimoni) che sceglierà l’esilio da Roma per non affrontare la pena dei lavori forzati. Anche Artemisia tuttavia dovrà lasciare la città, a causa della vasta eco che aveva riscosso quel pruriginoso processo presso l’opinione pubblica.

8. Ciò non impedirà ad Artemisia di abbandonare la propria passione. Nel 1614 l’artista si trasferisce a Firenze, dove viene accolta presso Accademia delle Arti del Disegno, prima donna a ricevere questo “privilegio”. Negli anni fiorentini realizza alcune delle sue opere più celebri, che hanno come tema essenzialmente donne coraggiose, determinate e dedite al sacrificio come le eroine bibliche. A questo periodo risalgono opere come La conversione della Maddalena (1615-1616) e la Giuditta con la sua ancella (1625-1627).

Artemisia Gentileschi, Conversione della Maddalena (dipinto)
Artemisia Gentileschi, Conversione della Maddalena, 1615-1616, olio su tela, 146,5×108 cm, Galleria Palatina di Palazzo Pitti, Firenze

9. Nel 1621 è ancora a Roma, per poi spostarsi a Venezia e Napoli, città presso cui si trasferirà definitivamente, fatta eccezione per una breve parentesi a Londra nel 1638. In quell’anno infatti decide di raggiungere il padre presso la corte di Carlo I, nella città inglese. Dopo lunghi anni quindi, Artemisia e suo padre sono nuovamente insieme per lavorare spalla a spalla ad un nuovo progetto. Durerà poco: il padre morirà improvvisamente un anno dopo.

10. Artemisia muore nel 1653, lasciando in eredità i suoi capolavori, ma soprattutto la consapevolezza che non si può rinchiudere il talento in recinti sociali che servono solo a reprimere la capacità di esprimere sé stessi. A lei sono dedicati libri e film, come il romanzo Artemisia di Alexandra Lapierre (2000) o il film Artemisia – Passione Estrema di Agnès Merlet (1997).

“È diventata così brava che posso azzardarmi a dire che non ha pari”
(Orazio Gentileschi)

Artemisia Gentileschi, Giuditta e la sua ancella (dipinto)
Artemisia Gentileschi, Giuditta e la sua ancella, 1618-1619 circa, olio su tela, 114×93,5 cm, Galleria Palatina, Palazzo Pitti, Firenze
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