In due minuti vi racconto la vita di Michelangelo Merisi, maestro della luce e delle ombre. 

Ritratto di Caravaggio di Ottavio Leoni, 1621, Firenze, Biblioteca Marucelliana
Ritratto di Caravaggio di Ottavio Leoni, 1621, Firenze, Biblioteca Marucelliana

Se la vita di Caravaggio fosse stata un romanzo, probabilmente sarebbe stato un romanzo di Alexandre Dumas, fatto di duelli, fughe, improvvise ascese e rovinose cadute. Se la vita di Caravaggio fosse stata un romanzo, probabilmente il lettore si sarebbe chiesto se l’autore non avesse esagerato con troppi colpi di scena.

E invece è storia. Quella di Michelangelo da Merisi, in arte “Caravaggio” è una storia di arte e violenza, di santi e prostitute, di bettole pericolose e sale principesche, di preti e pendagli da forca. È soprattutto la storia di un rapporto ambiguo con la morte, che l’artista sembra evocare, cercare per poi fuggirle spaventato.

È una storia di luci e di ombre, come se fosse venuta fuori da uno dei suoi dipinti, in cui la luce pare lotti contro il buio in una prova di forza carica di tensione. È la storia di un uomo che è poi anche la storia dell’Italia a cavallo tra il XVI e il XVII secolo, in cui la passione, la violenza, l’arte e la morte attraversavano la strada della vita in sella allo stesso cavallo.

LA VITA E LE OPERE DI CARAVAGGIO: RIASSUNTO IN DUE MINUTI (DI ARTE)

1. Michelangelo Merisi, detto “Caravaggio” (Milano, 1571 – Porto Ercole, 1610) è considerato uno dei più importanti pittori della storia dell’arte italiana. La forte carica drammatica ed emotiva conferita alle sue opere è stata un punto di riferimento per molti artisti del barocco europeo. Nonostante venga ricordato con il nome di “Caravaggio” (piccolo paese in provincia di Bergamo), l’artista nacque a Milano. Caravaggio era il paese di nascita dei genitori.

2. Caravaggio fin dalla più tenera età dovette fare i conti con la morte: la peste infatti uccise suo padre, il nonno e lo zio quando aveva solo sei anni.

La sua carriera artistica cominciò a tredici anni, quando andò a bottega dal pittore manierista Simone Peterzano, a Milano. Per molti anni non si ebbero più notizie sulla vita del giovane Caravaggio, fino al 1594, anno in cui l’artista si trasferì a Roma. Secondo alcuni, l’artista lasciò Milano perché accusato di omicidio.

3. A Roma Caravaggio amava frequentare le osterie dei quartieri malfamati che ritrasse nei suoi dipinti, catturando l’essenza di un’umanità reietta e poverissima.

Fu proprio una di queste opere, I Bari (1595) che gli fece guadagnare la stima di uno dei personaggi più importanti della città eterna: il cardinale del Monte, che decise di accoglierlo sotto la sua ala protettiva procurandogli importanti incarichi presso le istituzioni religiose.

Caravaggio, I Bari, 1594, 94 × 131 cm, pittura ad olio, Kimbell Art Museum

4. Nonostante gli incarichi prestigiosi e il successo, Caravaggio continuò a frequentare le bettole, trascorrendo le notti tra prostitute, giocatori di azzardo, risse e vino di dubbia qualità.

Indossava abiti costosissimi ma lisi e consunti e, nonostante il divieto di portare armi, aveva sempre con sé uno stocco, una spada leggera adatta ai duelli.

5. Uno dei primi lavori che gli venne commissionato fu la Vocazione di San Matteo, per la chiesa di San Luigi dei Francesi, a Roma. Caravaggio realizzò l’opera nel 1599 e stupì tutti per la scelta dei soggetti del dipinto.

Nell’opera, Matteo (tutt’altro che santo!) viene rappresentato mentre è seduto al tavolo di una bettola, mentre Cristo lo indica per invitarlo alla redenzione. Mancano del tutto i toni estatici che all’epoca venivano usati per rappresentare i soggetti sacri, a favore di un maggiore realismo compositivo (vedi anche l’opera Natività con i santi Lorenzo e Francesco d’Assisi).

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Caravaggio, Vocazione di San Matteo, 1599-1600, olio su tela, 322×340 cm, San Luigi dei Francesi, Roma

6. Questa esasperata attenzione al realismo dei soggetti non sempre soddisfò i committenti che spesso considerarono blasfeme le opere di Caravaggio. L’opera La morte della Vergine (1605-1606) venne infatti rifiutata per l’eccessiva crudezza delle scena ma soprattutto perché Caravaggio scelse una prostituta annegata nel Tevere per dare volto e corpo alla Vergine.

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Caravaggio, Morte della Vergine, 1604, olio su tela, 369×245 cm, Musée du Louvre, Parigi

7. Le opere di Caravaggio colpiscono lo spettatore per la maestria con cui l’artista riesce a dosare l’equilibrio tra luci e ombre con una tecnica assolutamente innovativa per l’epoca. Per ottenere quest’effetto, l’artista collocava con attenzione le lampade e le candele nello studio dove posavano i modelli, come farebbe oggi un bravo direttore della fotografia.

8. La vita di Caravaggio cambiò drammaticamente nel 1606, quando uccise in una rissa Rinuccio Tommasoni. Pare che l’alterco fosse sorto per un banale fallo subito durante una partita di pallacorda.

L’artista, secondo le leggi in vigore nello Stato Pontificio all’epoca, fu condannato alla decapitazione.

Per fuggire al boia Caravaggio in tutta fretta lasciò Roma fuggendo nel Regno di Napoli ma ciò non servì a rassicurarlo.

La paura di morire diventò uno dei temi ricorrenti nelle opere realizzate in quegli anni di latitanza. Molte di queste opere hanno per soggetto scene di decapitazione, come nell’opera Decollazione di San Giovanni Battista (1608).

Caravaggio, Decollazione di San Giovanni Battista, 1608, olio su tela, 361×520 cm, Concattedrale di San Giovanni, La Valletta
Caravaggio, Decollazione di San Giovanni Battista, 1608, olio su tela, 361×520 cm, Concattedrale di San Giovanni, La Valletta

9. L’artista trovò rifugio a Napoli e poi a Malta dove nel 1608 riuscì a entrare nell’ordine dei cavalieri di San Giovanni. Ci rimase per poco, però: in una rissa (un’altra!) ferì un altro membro dell’ordine di grado più elevato e per questo venne imprigionato.

Fuggì anche dall’isola ma, braccato dai sicari del cavaliere ferito che lo cercavano per vendicare l’oltraggio, riparò in Sicilia per poi tornare di nuovo a Napoli in cerca di protezione. Non bastò. Gli uomini del suo nemico lo raggiunsero a palazzo Cellamare e lo ferirono al volto, lasciandolo in fin di vita.

In preda al dolore dipinse Davide con la testa di Golia (1609-1610). Una curiosità: il volto di Golia è un autoritratto di Caravaggio, ma anche il volto di Davide è ispirato al viso dell’artista, quando era ancora giovane e privo di macchia.

Caravaggio, Davide con la testa di Golia, 1609-1610, olio su tela, 125×100 cm, Galleria Borghese, Roma
Caravaggio, Davide con la testa di Golia, 1609-1610, olio su tela, 125×100 cm, Galleria Borghese, Roma

10. Ferito e debole, Caravaggio decise di intraprendere un faticoso viaggio a Roma, per invocare la grazia e la clemenza del pontefice. Nel corso del viaggio però le sue condizioni di salute peggiorano irrimediabilmente.

L’artista non raggiunse mai Roma, ma morì a Porto Ercole nel 1610, a 38 anni, senza sapere che il pontefice qualche settimana prima aveva inviato a Napoli un messo con il condono papale per assolvere l’artista dai suoi crimini.

“Quando non c’è energia non c’è colore, non c’è forma, non c’è vita.” (Caravaggio)

Caravaggio_canestra-di-frutta_vita_opere_riassunto_due-minuti-di-arte
Caravaggio, Canestra di frutta, 1599, olio su tela, 47×62 cm, Pinacoteca Ambrosiana, Milano

La mostra

“Dentro Caravaggio”
Al Palazzo Reale di Milano
dal 28 settembre 2017 al 28 gennaio 2018

Maggiori informazioni: La Mostra di Caravaggio a Milano

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