5 opere d’arte per raccontare uno degli artisti più amati: 5 opere delicate, dolcemente oniriche ma dal significato profondo, per raccontare la storia del pittore “errante”

di Sabrina Sedda

Probabilmente molti di voi conoscono le opere di Chagall: delicate, intense e dolcemente oniriche. Prima di parlare di queste vi raccontiamo qualcosa sulla sua vita.

Marc Chagall è nato a Lëzna (attuale Bielorussia) nel 1887, e ha trascorso gran parte della sua vita a Parigi, dove muore nel 1985. La sua vita è un lungo vagare “errante”, in cerca di una “patria” e di un luogo che ritrae spesso nei suoi dipinti: la sua casa.

Marc Chagall e Bella Rosenfeld sono nati entrambi a Vitebsk, nell'attuale Bielorussia
Marc Chagall, in compagnia della moglie Bella Rosenfeld

QUI TROVI L’ARTICOLO SU VITA E OPERE DI CHAGALL IN 10 PUNTI

Chagall infatti è russo, ma di religione ebraica, in un periodo di dure persecuzioni (i famigerati progrom). Vive a lungo in Francia, ma la sua Russia è come un magnete. Torna per appoggiare la Rivoluzione ma, sentendosi tradito da essa, rientra a Parigi. Un “apolide” che solo nell’amore, come vedremo nei suoi quadri, trova quella che si potrebbe chiamare “la sua casa”, che l’artista nelle sue opere ricorda con affetto e nostalgia.

Definire lo stile di Chagall è impossibile: c’è chi lo definisce cubista, chi simbolista, chi fausvista o primitivista. Più semplicemente, Chagall pone al centro le sue emozioni, miste però ad una sorta di “ideismo”. Per dirla con le parole di Platone: “Queste idee che nella mente sono perfette, nel dipinto prendono forme irregolari, elementari”.

Nel caso di Chagall, si tratta di forme irregolari, elementari, eppure perfette per la loro capacità di emozionarci e per l’intensa forza espressiva che ci permettere di entrare in immediata empatia con l’artista, come se, guardando i suoi quadri, per qualche minuto riuscissimo a entrare nella sua vita. È questa la magia di Chagall.

5 OPERE FAMOSE PER RACCONTARE L’ARTE DI MARC CHAGALL

1. Marc Chagall, Crocifissione bianca, 1938, Art Institute, Chicago

Marc Chagall, Crocifissione bianca, 1938, Art Institute, Chicago
Marc Chagall, Crocifissione bianca, 1938, Art Institute, Chicago

Per raccontare Chagall siamo partiti dagli anni della sua infanzia e giovinezza, vissuti all’inizio del Novecento, un periodo storico che di sicuro non brillò per tolleranza: in gran parte d’Europa, e in particolare nella Russia dello zar Nicola II, si cominciò a compiere un sistematico isolamento degli ebrei, considerati dannosi per l’ordine sociale.

Chagall, di religione ebraica, visse tragicamente questi avvenimenti (il suo villaggio alla nascita fu incendiato durante un progrom) e la situazione non migliorò neanche quando si trasferì a San PIetroburgo per studiare arte. In quella grande città cattolica era visto come un estraneo, un peso, un ospite non volute, a causa del suo credo.

Il conflitto millenario tra giudei e cattolici è raccontato egregiamente nel dipinto la Crocifissione bianca. In quest’opera Chagall infatti inerisce, in un tema caro alla religione cattolica come la resurrezione, un personaggio della tradizione popolare: l’ebreo errante. Secondo la leggenda questi era un ebreo che al tempo di Cristo non si convertì al cattolicesimo, e per questo fu costretto a vagare per l’eternità senza fissa dimora.

Nel dipinto, il Cristo, viene sollevato in un fascio di luce bianca, mentre attorno in un’ombra grigia vi è l’ebreo errante, che sembra fuggire via dal quadro. Tutto intorno scene di persecuzione e violenza sembrano raccontarci il millenario conflitto tra giudei e cattolici.

Marc Chagall, Parigi dalla finestra, 1913, Peggy Guggenheim Collection, Venezia

Marc Chagall, Parigi dalla finestra, 1913, Peggy Guggenheim Collection, Venezia
Marc Chagall, Parigi dalla finestra, 1913, Peggy Guggenheim Collection, Venezia

L’opera è del 1913, realizzata negli anni parigini di Chagall. Per comprenderne il senso però dobbiamo fare un salto indietro di cinque anni, al 1907, quando Chagall si trasferì a San Pietroburgo per frequentare l’accademia di Belle Arti. Lì ebbe modo di conoscere artisti di diverse scuole e stili, che gli parlavano di Parigi, cuore pulsante dell’arte europea. Possiamo immaginarci che all’epoca Chagall vedeva la capitale francese come un sogno ancora distante.

Nel 1910 finalmente riuscì a raggiungere la Ville Lumière, dove restò fino al 1914. Nel dipinto Parigi dalla finestra, traspare lo stupore e la soddisfazione di un sogno raggiunto. Lo sguardo del protagonista appare pieno di speranza per il futuro, tanto da illuminare la città. Emergono in questo dipinti elementi surrealisti: il volto del protagonista, ad esempio, che è bifronte, per potere godere dell’intera visuale della città, illuminata da un fascio di luce, come in un sogno. Diventato realtà.

3. March Chagall, La passeggiata, 1913 – 1914, Museo di Stato, San Pietroburgo

1. Marc Chagall, La passeggiata, olio su tela, 1917-1918, Museo di Stato Russo, San Pietroburgo

Parigi all’inizio del Novecento era una città aperta culturalmente e libera, che accoglieva “esuli” da tutto il mondo, tanto che lo stesso Chagall dichiarò: “Come la pianta ha bisogno d’acqua, la mia arte ha bisogno di Parigi”.

A Parigi Chagall imparò l’arte di rappresentare le idee, o meglio “comprese” l’arte di rappresentare le idee. Come egli stesso dichiarò: “Ho portato i miei oggetti a Parigi, e Parigi ha messo sopra la sua luce”. La luce della conoscenza.

A Parigi comprese meglio se stesso e la sua arte, che venne valorizzata maggiormente da se stesso e dalla città francese. Erano anni di serenità e gioia. Infatti, in questo ritratto l’artista si rappresenta con un largo sorriso, mentre tiene per mano l’amata Bella che si libbra leggera, felice anch’ella, per lui e per se stessa.

La passeggiata è un bellissimo dipinto che riesce a rappresentare una gioia pura, fatta di piccole cose: una giornata serena, una tovaglia sull’erba e la mano della persona amata da stringere forte.

QUI TROVI L’ARTICOLO SULLA STORIA DI AMORE TRA MARC CHAGALL E BELLE ROSENFELD

4. Marc Chagall, Sulla città, 1918

Marc Chagall, Sopra la città, 1918, Olio su tela di 56 x 45 cm. Galleria Tretyakov
Marc Chagall, Sopra la città, 1918, Olio su tela di 56 x 45 cm. Galleria Tretyakov

Nel 1914, mentre stava tornando in Russia, Chagall si fermò a Berlino. Anche in Germania, come in Russia, gli ebrei erano visti con diffidenza e spesso emarginati. Ciò nonostante Chagall e sua moglie Bella Rosenfeld vennero accolti con tutti gli onori, tanto che il mercante d’arte Herwarth Walden organizzò nella propria galleria la prima personale dell’artista, che riscontrò un ottimo successo di pubblico e critica.

Chagall dunque “vola” con la sua amata sopra la città, distanti da ciò che succede nella politica e nella società, protetti dalla bellezza dell’arte e da un amore che non conosce confini.

5. Marc Chagall, Introduzione al teatro ebraico, 1920, Pannello per il Teatro ebraico, Galleria Statale Tret’jakov di Mosca

Marc Chagall, Introduzione al teatro ebraico, mostra Palazzo della ragione di Mantova
Marc Chagall, Introduzione al teatro ebraico, 1920, Pannello per il Teatro ebraico, Galleria Statale Tret’jakov di Mosca

Nel 1917 Chagall prese parte attiva alla Rivoluzione Russa. Si può presumere che egli vedesse nell’arte una via per elevare il popolo e un modo per permettere alle classi più umili di sfuggire alle restrizioni della società dell’epoca. Lavorò per il Ministero del governo dei Soviet e incitò gli altri artisti ad allontanarsi dagli atelier (considerati elitari) per prendere parte a mostre collettive organizzate dagli stessi artisti.

Il suo entusiasmo tuttavia venne stroncato dalla classe dirigente al potere che criticò aspramente i suoi dipinti per la scelta dei soggetti: Chagall nei suoi quadri non ritraeva i volti storici della Rivoluzione (Lenin, Marx ed Engels) ma capre, mucche, violinisti ed ebrei erranti. Le sue opere, in poche parole, non erano in linea con lea propaganda del partito.

Così, nel 1923 Chagall lasciò ancora una volta la Russia. Prima di partire però realizzò i teleri che decoravano le pareti del Teatro ebraico da camera di Mosca. Opere monumentali in cui il teatro si identifica con la festa della rivoluzione d’ottobre, vissuta dal pittorre come rinnovamento e affermazione della massima libertà individuale.

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