Chagall, Klimt, Renoir, De Chirico, Modigliani… due minuti per raccontare cos’è l’amore per i più grandi artisti degli ultimi secoli.

Chagall, Klimt, Renoir, De Chirico, Modigliani… tutti i grandi artisti hanno dedicato almeno una delle loro opere all’amore. Ognuno di loro ha vissuto (o ha teorizzato) l’amore in modo diverso, perché in fondo anche i grandi artisti sono persone, anzi, forse lo sono più di tutti, essendo condannati alla sensibilità che fa loro vivere sensazioni e passioni in modo viscerale e completo.

Ho scelto dieci opere di dieci artisti diversi perché dietro ogni tela o ogni foto c’è un diverso modo di intendere l’amore e ognuna di loro cela una storia personale, una confessione o forse semplicemente un sublime atto estetico.

10 CAPOLAVORI DELL’ARTE CHE PARLANO D’AMORE

1. Il bacio (1907-1908) del pittore austriaco Gustav Klimt (biografia in 10 punti) è una delle opere più celebri dell’arte contemporanea e vera e propria icona dell’Art Nouveau.

Scelto perché: se si parla di amore, sensualità e romanticismo non si può fare a meno di citare lo stile Liberty di cui Klimt è maestro indiscusso con le sue forme morbide e sinuose e i colori dorati che vestono di eleganza e grazia i suoi soggetti.

Gustav Klimt, Il Bacio
Gustav Klimt, Il Bacio, 1907-1908, olio su tela, 180×180 cm, Österreichische Galerie Belvedere, Vienna

2. Compleanno (1915) di Marc Chagall (biografia in 10 punti) è un’opera dai colori potenti capace di trasmettere allo spettatore la tenerezza di un amore vissuto giorno per giorno.

È Bella Rosenfeld, moglie di Marc a raccontare la storia del dipinto: è il giorno del compleanno di Marc e lei sta ornando la casa con mazzolini di fiori per celebrare la festa dell’amato. Lui, vedendola impegnata in quel delicato atto d’amore, smette di dipingere, le si avvicina silenziosamente e la bacia, sussurrandole: “Fuori il cielo ci chiama”.

Scelto perché: è l’opera che meglio di tutte riesce a parlarci di un amore genuino e tenero ma radicato nell’anima e indissolubile negli anni.

IN QUEST’ARTICOLO RACCONTO LA STORIA DI CHAGALL E BELLA

Marc Chagall, Compleanno
Marc Chagall, Compleanno, 1915, olio su tela, 81×100 cm, Museum of Modern Art, New York

3. Esistono tre copie della scultura Amore e Psiche realizzata dall’artista italiano Antonio Canova (biografia in 10 punti), in ognuna delle quali i due protagonisti sono ritratti in pose diverse. L’opera di cui vi scrivo è quella conservata al Louvre di Parigi, realizzata tra il 1788 e il 1793.

Scelta perché: per l’armonia delle forme e la bellezza perfetta delle figure che la rendono icona di un amore ideale ed etereo.

Canova, Amore e Psiche, Louvre
Antonio Canova, Amore e Psiche, 1788-1793, marmo bianco, 155 cm, Louvre, Parigi

4. Ho scelto uno dei molti ritratti fatti a Jeanne Hebuterne nel 1918 dal pittore livornese Amedeo Modigliani (biografia in 10 punti).

Scelto perché:  per raccontare la storia di un amore tragico e tormentato ma profondo e passionale. L’opera ritrae la bellissima Jeanne, che decide di lasciare la sua famiglia benestante per seguire Amedeo e vivere con lui tra amore e miseria. È lei che decide di restare al fianco dell’amato fino alla fine, mentre Modì giace delirante nel letto, ormai prossimo alla fine. Ed è lei che tre giorni dopo la morte dell’amato decide di togliersi la vita lanciandosi da una finestra mentre porta in grembo il frutto del loro amore.

I genitori di Jeanne, che non avevano mai approvato la relazione con il controverso artista, la fanno seppellire nel cimitero parigino di Bagneux, solo nel 1930 i suoi resti vengono riavvicinati a quelli dell’amato. Il suo epitaffio recita: “Devota compagna sino all’estremo sacrifizio”.

IN QUEST’ARTICOLO RACCONTO LA STORIA DI JEANNE E AMEDEO MODIGLIANI

Modigliani, Ritratto di Jean Hebuterne
Amedeo Modigliani, Ritratto di Jeanne Hébuterne, 1918, olio su tela, 92×60 cm, Collezione privata, Parigi

5. Il bacio del pittore italiano Francesco Hayez (biografia in 10 punti) è considerato uno dei quadri più rappresentativi del romanticismo italiano. Ne esistono tre copie (del 1859, del 1861 e del 1867), in cui la variazione più evidente è legata alle tinte degli abiti dei protagonisti che mutano nelle diverse versioni.

Scelto perché: per la capacità dell’artista di ritrarre l’attimo fugace di un bacio che sembra essere l’ultimo segno di saluto all’amata prima di andare via (ipotesi suggerita dalla presenza di un ombra che sembra attendere il protagonista maschile) ma l’ho scelto soprattutto perché, se pensiamo a un bacio romantico, vorremmo che fosse così.

Francesco Hayez, Il bacio
Francesco Hayez, Il bacio, 1859, olio su tela, 112×88 cm, Pinacoteca di Brera, Milano

6. Tra le tante opere di Frida Kahlo (biografia in 10 punti), credo che Diego nei miei pensieri (1949) riesca ad esprime meglio delle altre l’importanza che il rapporto con il pittore Diego Rivera ha rivestito nella vita dell’artista messicana.

Scelto perché: per raccontare la storia di amore tra Frida e Diego. Una storia tormentata, fatta di passione, arte ma anche (e soprattutto) di tradimenti, litigi spesso furibondi e separazioni più o meno lunghe. Ciò nonostante quello tra i due è un amore vero, che durerà fino alla morte precoce di Frida.

Frida Kahlo, Diego nei miei pensieri
Frida Kahlo, Diego nei miei pensieri, 1943, Collezione Jacques and Natasha Gelman, Città del Messico

7. Ballo in campagna è una delle due opere sul tema del ballo che furono commissionate a Renoir (biografia in 10 punti) dal mercante Paul Durand-Ruel nel 1882, l’altra è “Ballo in città”. La donna nel dipinto è Aline Charigot, modella prediletta e moglie di Renoir.

Scelto perché: perché evidenzia l’allegria della coppia, il divertimento e la complicità che sono la linfa vitale dell’amore.

IN QUEST’ARTICOLO RACCONTO LA STORIA TRA RENOIR E ALINE

Renoir. Ballo in campagna
Pierre-Auguste Renoir, Ballo in campagna, 1883, olio su tela, 180×90 cm, Musée d’Orsay, Parigi

8. Del dipinto Gli amanti di René Magritte (biografia in 10 punti) esistono due copie, una si trova alla National Gallery of Australia e l’altra al Moma di New York (sotto). Entrambe sono del 1928.

Scelto perché: perché a volte l’amore è anche incomunicabilità e difficoltà di comprendere l’altro, i cui pensieri paiono coperti da un velo, come accade agli amanti ritratti dal maestro del surrealismo.

Magritte, Gli amanti
René Magritte, Les Amants (Gli Amanti), 1928, olio su tela, 54×73 cm, MoMA, New York

9. Ettore e Andromaca è un’opera del 1917 del pittore italiano Giorgio De Chirico (biografia in 10 punti), uno dei principali esponenti della pittura metafisica.

Scelto perché: Perché rappresenta un modo diverso per ritrarre una delle storie di amore più tristi che ci ha tramandato la mitologia. Ettore è ritratto nel momento in cui saluta Andromaca per l’ultima volta, prima di affrontare Achille e perdere la vita. Ettore sa che non potrà vincere contro il suo rivale, ma ciò nonostante si avvia verso il suo destino perché così è stato scritto e così è giusto che sia. Non è che un burattino nella mani del fato.

De Chirico, Ettore e Andromaca
Giorgio de Chirico, Ettore e Andromaca, 1917

10. Prima di tutto è doveroso fare una precisazione su quest’opera: i due protagonisti della foto sono in posa, non è uno scatto rubato come può sembrare. Robert Doisneau si trovava a Parigi per la rivista Life quando vide questa coppia di fidanzati baciarsi di fronte a lui. Allora gli chiese di rifarlo, posando per lui questa volta. Rubata o no, la foto Bacio davanti all’hotel De Ville del 1959 è uno dei baci più famosi della storia.

Scelto perché: Per il fascino del bianco e nero, per il romanticismo di Parigi, per il trasporto, la bellezza e la passione dei due protagonisti. Perché se uno si immagina l’amore, forse pensa a qualcosa del genere, vero o finto che sia.

Robert Doisneau, Bacio
Robert Doisneau, Bacio davanti all’hotel De Ville, 1959

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Non ho scelto tra queste opere il bacio tra l’infermiera e il marinaio, realizzata a Times Square il 14 agosto 1945 dal fotografo Alfred Eisenstaedt per un motivo: la foto è bella ma, in un certo senso, non parla di amore. Non di quello di cui si è parlato finora.

Ora vi racconto la storia di quella foto:

È l’estate del 1945, il marinaio George Mendonça era a casa con la fidanzata Rita quando i due apprendono dalla radio che la guerra è finita, così, euforici per quella notizia meravigliosa si precipitano in strada a festeggiare. Nella confusione si perdono di vista per qualche minuto. George, ubriaco e felice in mezzo a quella folla di persone che festeggiano, vede una bellissima infermiera (Edith Shain) e, senza pensarci su due volte, l’afferra e la bacia. Il gesto viene colto al volo dal grande Eisenstaedt che non si lascia sfuggire l’occasione e scatta questa splendida foto (che probabilmente avrà visto anche Rita, la fidanzata di Mendonça). Quel che è certo è che Rita ha perdonato il suo fidanzato per quel gesto impulsivo, visto che i due diventeranno marito e moglie.

Io però a questa foto voglio dare un altro significato: che sia la dolce storia di una vita o il bacio fugace che dura il tempo di un respiro, l’amore ha la forza di fermare il tempo rendendo l’attimo immortale, come un capolavoro da custodire nel cuore. Per questo l’arte non può esistere senza l’amore, e forse è vero anche il contrario.

Eisenstaedt, infermiera e marinaio
Eisenstaedt, V-J Day in Times Square, 1945, pubblicato sulla rivista Life
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