In due minuti vi raccontiamo la storia del movimento artistico italiano fondato dal poeta Marinetti con il suo celebre “Manifesto Futurista”.

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Russolo, Carrà, Marinetti, Boccioni e Severini nel 1912 davanti la sede di Le Figaro

Zang”, “Tumb tumb”, “ScaAbrrRrraaNNG”: spesso le uniche cose che ricordiamo del futurismo sono queste parole che sembrano uscite da un folle fumetto. Per questo ho deciso che fosse giunto il momento di ripassare i punti cardine di un movimento che ha avuto il grande merito di aver riportato alla ribalta la scena artistica italiana dopo secoli di oblio.

Aggressivi, violenti, guerrafondai: i futuristi forse non brillavano per simpatia; non è un caso se fu la banda di artisti futuristi, guidata da Marinetti a scatenare una furibonda rissa nel caffè delle Giubbe Rosse, a Firenze, scagliandosi contro il gruppo di intellettuali guidati dal critico Ardengo Soffici, reo di avere espresso commenti poco lusinghieri sulle capacità artistiche dei membri del neonato movimento futurista.

Però, con i loro fervore e la loro irruenza sono riusciti a portare l’arte al di fuori delle mura dell’accademia, tra la gente: celebri le loro “serate futuriste”, spesso gratuite e rivolte a un pubblico di ogni classe sociale che veniva coinvolto nella performance, si divertiva e spesso si sfogava. Con il loro culto del progresso hanno svecchiato un universo culturale che si stava esaurendo; ovviamente lo hanno fatto a modo loro, causando un fracasso impossibile da ignorare: “Zang”, “Tumb tumb”, “ScaAbrrRrraaNNG”, appunto.

IL FUTURISMO: PROTAGONISTI E OPERE RIASSUNTI IN DUE MINUTI (DI ARTE)

1. Il futurismo è un movimento artistico e culturale sorto in Italia nei primi decenni del Novecento (1909-1944 circa). Pittura, scultura, letteratura, poesia, architettura, cinema, fotografia: questa avanguardia artistica si rivolge a tutte le arti, proponendo una visione nuova del mondo culturale, caratterizzata da uno stacco netto e violento con il passato.

2. Il futurismo ha una data di nascita: è il 20 febbraio 1909, quando il poeta Filippo Tommaso Marinetti pubblica “Il manifesto Futurista” sul quotidiano francese Le Figaro.

A questo manifesto, che elenca i principi cardine del movimento, ne seguiranno altri come “Il Manifesto dei pittori futuristi” e “Il Manifesto tecnico della pittura, pubblicati nel febbraio 1910 a Milano. Non saranno gli unici.

Umberto Boccioni, La risata, 1911, New York, Museum of Modern Art
Umberto Boccioni, La risata, 1911, New York, Museum of Modern Art

3. Uno dei punti chiave del movimento futurista è l’esaltazione del moderno, con le sue automobili, le industrie e gli aeroplani, unito alla glorificazione del patriottismo, del militarismo e della guerra. Altro punto cardine è il valore dato all’irruenza, anche violenta purché finalizzata a segnare un definitivo stacco con la cultura del passato, considerata noiosa, borghese e sorpassata. Non a caso nel manifesto si parla di “coraggio, audacia, ribellione come elementi essenziali”.

4. Come è facile immaginare, i soggetti prediletti dagli artisti futuristi sono le automobili, le industrie, le folle agitate o gli aeroplani, simbolo di una società in rapida evoluzione. Gli artisti futuristi, per rendere l’idea del dinamismo e del movimento, tendono a deformare le immagini, come se fuggissero via nel momento in cui lo spettatore presta loro attenzione.

Giacomo Balla, Dinamismo di un cane al guinzaglio, 1912, Albright-Knox Art Gallery, Buffalo (NY)
Giacomo Balla, Dinamismo di un cane al guinzaglio, 1912, Albright-Knox Art Gallery, Buffalo (NY)

5. È Umberto Boccioni il principale esponente futurista nelle arti figurative. Altri artisti di spicco del movimento sono Giacomo Balla, Gino Severini, Fortunato Depero e Carlo Carrà. Boccioni morirà nel corso della Prima Guerra Mondiale (1916) segnando una netta separazione tra la prima e la seconda fase del movimento.

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Umberto Boccioni, Forme uniche della continuità nello spazio, 1913, Museo del Novecento, Milano

6. La storia del movimento futurista infatti si può dividere in due fasi: la fase antecedente la Prima Guerra Mondiale, che vede il movimento svilupparsi nella città di Milano ed una seconda generazione futurista, nata dopo il Conflitto, che vede gli artisti concentrarsi intorno a Roma anche in settori precedentemente ignorati come quello della tipografia, della pubblicità e della moda, con gli stravaganti panciotti disegnati da Depero o l’ “anticravatta metallica”, creata da Di Bosso e Scurto.

7. L’aggressività alla base del movimento futurista, l’esaltazione dello spirito patriottico e della guerra (“sola igiene del mondo”) rendono possibile il matrimonio (mai perdonato fino in fondo) con la neonata ideologia fascista, a cui il futurismo rimarrà molto legato.

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Carlo Carrà, Funerale dell’anarchico Galli, 1911, Museum Of Modern Art, New York

8. A livello tecnico, molti critici hanno rilevato importanti analogie tra la pittura futurista e il cubismo, nonostante i futuristi criticassero la staticità delle opere cubiste in contrapposizione alla dinamicità delle loro realizzazioni.

I futuristi inoltre rifiutano di fare uso della prospettiva canonica, da un unico punto di vista, decidendo invece di adottare una prospettiva con molteplici punti di vista, per porre lo spettatore al centro della chiave interpretativa e accentuare il dinamismo delle forme.

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Gino Severini, Ballerina in blu, 1912, collezione Gianni Mattioli presso collezione Peggy Guggenheim, Venezia

9. In letteratura Tommaso Marinetti lancia le sue “parole in libertà”: cioè testi con parole disposte senza alcun legame grammaticale-sintattico tra loro. Altra caratteristica della letteratura futurista è l’esasperato uso delle onomatopee per esprimere il rumore legato al movimento dei mezzi meccanici (es. il tatatata delle mitragliatrici).

10. Fa parte del movimento futurista anche la tecnica del “fotodinamismo futurista”, del regista Anton Giulio Bragaglia. La tecnica, grazie e lunghe esposizioni fotografiche di soggetti in movimento, permetteva di ottenere effetti particolari che miravano a restituire nella foto il dinamismo del soggetto ritratto.

La tecnica di Bragaglia fu inizialmente osteggiata da eminenti membri del movimento (Boccioni in primis), contrari a considerare la fotografia una forma d’arte. Dovette intervenire lo stesso Marinetti per darle legittimità firmando, nel 1930 insieme a Tato, il “Manifesto della Fotografia”.

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Anton Giulio Bragaglia, Dattilografa, 1911

“Noi vogliamo cantare l’amor del pericolo, l’abitudine all’energia e alla temerità.” (Filippo Tommaso Marinetti, Primo punto del Manifesto del Futurismo, 1909)

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Fortunato Depero, Treno partorito dal sole, 1924

 

 

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6 Comments »

    • È come se tra i due movimenti ci fosse stato un tacito passaggio di consegne, nonostante i dadaisti criticarono aspramente il futurismo, tanto che Tristan Tzara nel 1921 distribuisce a Parigi un volantino con la scritta: “Il futurismo è morto. Di che? Di DADA”. Del resto spesso capita che tra spiriti affini si crei rivalità. Forse però, se non ci fosse stato il futurismo a portare un po’ di follia nel mondo dell’arte, chissà se il movimento dadaista sarebbe mai nato. 😉

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