In due minuti vi raccontiamo la stori di uno dei più grandi letterati italiani, autore di capolavori come “Il piacere” e delle “Laudi”

Gabriele D'Annunzio, ritratto

Poemi, romanzi ed eleganti articoli, eppure l’opera d’arte più riuscita di Gabriele D’Annunzio è di sicuro la sua vita. Anzi, le sue vite. D’Annunzio ha trascorso i suoi giorni con tale intensità che sembra abbia vissuto più volte: poeta, scrittore, giornalista, parlamentare, aviatore, soldato, pubblicitario, dongiovanni.

Amante dell’arte, dei salotti e delle belle donne, ma anche dei duelli, delle sfide e dello scontro fisico. Senza aver mai paura di osare. Di spingersi più in là del dovuto. Probabilmente era questo il suo segreto, unito ad un talento e ad una sensibilità fuori dal comune, che gli permettevano di leggere nel cuore delle persone e ammaliarle con un verso recitato al momento giusto.

Due minuti sono davvero pochi per raccontare questo artista, tra i più grandi della letteratura italiana, che ci ha insegnato che la vita non dipende dalla lunghezza, ma da come si impiega il tempo in cui si sta al mondo. Perché ci vogliono impegno, passione e tanto talento per  poter “vivere la vita come un’opera d’arte”.

VITA E OPERE DI GABRIELE D’ANNUNZIO: RIASSUNTO IN DUE MINUTI (DI ARTE)

1. Poeta, scrittore, drammaturgo, ma anche giornalista, eroe di guerra e politico: Gabriele D’Annunzio (Pescara, 1863 – Gardone Riviera, 1938) è stato sicuramente uno dei protagonisti della storia d’Italia di inizio Novecento. È conosciuto anche come “il Vate” (poeta sacro, profeta). Un soprannome che la dice lunga sul rispetto che gli viene tributato.

2. Estetismo e decadentismo: sono questi i due riferimenti principali della poetica D’Annunziana (sintetizzando all’estremo).

L’estetismo è una corrente letteraria e filosofica che si afferma in Europa a metà Ottocento e che pone il culto della bellezza e dell’arte sopra ogni cosa, esaltando la forma più che la sostanza. L’esteta per eccellenza è il dandy. Attentissimo all’eleganza (degli abiti e dei gesti), il dandy è votato alla ricerca del bello e del piacere, disprezzando le regole della morale borghese, ritenuta ipocrita e castrante. Un esempio di dandy? Lo scrittore e poeta Oscar Wilde.

L’estetismo è figlio del decadentismo, un movimento artistico e letterario che si contrapponeva alla razionalità e scientificità del positivismo, considerata fredda e priva della sensibilità per cogliere le sfumature della società. Tale capacità era invece riconosciuta ai poeti e agli artisti in genere.

Gabriele D'Annunzio, foto sulla spiaggia

3. Nonostante sia considerato uno dei più grandi letterati d’Italia, è difficile immaginare D’Annunzio come un pensatore chiuso nella sua biblioteca.

Fin dagli anni del collegio  (il Cicognini di Prato), il giovane Gabriele, insieme ad un talento fuori dal comune, mostrava un carattere ribelle e anticonformista.

Agli altissimi voti nelle materie scolastiche, si contrapponevano le gravi insufficienze in condotta. Una volta infatti si mise a capo di una rivolta studentesca contro il pessimo cibo della mensa, un’altra volta fu sorpreso ad amoreggiare in biblioteca, un’altra ancora “evase” dal collegio, facendo esplodere un ordigno. Diciamo che la creatività non gli mancava!

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4. Appassionato di arte e particolarmente sensibile alla bellezza femminile, Gabriele D’Annunzio trovò la sua dimensione ideale a Roma, città in cui si trasferì nel 1881, per iscriversi alla facoltà di Lettere.

Lì, negli ambienti raffinati dei nobili salotti romani, il poeta si mise in mostra non solo per il suo talento nello scrivere versi (nel 1979 aveva pubblicato la raccolta di poesie Primo Vere) o per  suoi articoli su famose riviste dell’epoca (Capitan Fracassa, Tribuna ecc.), ma anche per i suoi love affair con le nobildonne più note della capitale.

Nel 1883, ad esempio, sedusse la duchessina Maria di Gallese e fuggì con lei.  I due si sposarono ed ebbero tre figli, ma questo non bastò a cambiare lo stile di vita di D’Annunzio, che continuò ad avere molte amanti. Tra le più note ci fu Barbara Leoni, che il poeta incontrò nel 1887, o la principessa Maria Gravina Cruyllas, che D’Annunzio frequentò dal 1891, dopo aver divorziato dalla prima moglie nel 1890. Il loro fu un rapporto travagliato, segnato dall’indigenza economica. Con lei il poeta ebbe due figli (anche se si rifiutò di riconoscere il secondo, accusando la compagna “di facili costumi”). La loro storia naufragò del tutto quando il letterato incontrò la celebre attrice Eleonora Duse ed andò a vivere con le nel 1895. Ma mi fermo qui, altrimenti non basterebbero due minuti per raccontare tutto il resto!

L'attrice Eleonora Duse
Eleonora Duse, amante e musa di Gabriele D’Annunzio

5. La vita nei salotti romani, l’estetismo e l’amore passionale e decadente di D’Annunzio sono raccontati in uno dei suoi romanzi più celebri: Il Piacere, scritto nel 1889.

Insieme a L’innocente (1892) e a Il trionfo della morte (1894) il romanzo fa parte di quella di trilogia di opere che l’autore chiamerà I Romanzi della Rosa.

A questa trilogia, secondo le intenzioni dell’artista, ne sarebbe seguita un’altra, ispirata alla teoria del Superuomo di Nietzche. Alla fine D’annunzio scrisse solo il primo romanzo dei tre: Le vergini delle rocce (1896). Altri romanzi celebri sono Il fuoco (1900) e Forse che sì forse che no (1910).

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6. Il concetto di Superomismo viene approfondito nella sua opera poetica più famosa: le Laudi del cielo, del mare, della terra, degli eroi (193-1912). Composta da quattro libri: Maia, Elletra. Alcyone Merope, la serie inizialmente doveva comprendere sette libri, che corrispondeva al numero delle stelle che compongono il gruppo delle Pleiadi, da cui i singoli libri prendono il nome.

Gabriele D'Annunzio, in un'opera di Vincenzo Maugeri del 1961

Gabriele D’Annunzio, in un’opera di Vincenzo Maugeri del 1961

7. Salotti aristocratici, belle donne, romanzi e poesie. Se credete che D’Annunzio fosse solo un elegante dandy vi sbagliate di grosso. Nel 1897 entrò in parlamento come deputato. Nel 1914, mentre l’Italia era indecisa se entrare in guerra o no, il poeta si schierò apertamente a favore dell’interventismo e, coerente con la sua scelta, si arruolò volontario, nonostante avesse già 52 anni.

Si distinse soprattutto come pilota di aerei, per voli di ricognizione. Tra le sue imprese più celebri si ricorda  il volo su Vienna nel 1918 quando sorvolò la capitale nemica per lanciare volantini che incitavano alla fine delle ostilità. Non ci fu solo gloria. Nel 1916, un incidente aereo gli causò la perdita dell’occhio destro.

Gabriele D'Annunzio, foto impresa di Fiume
Gabriele D’Annunzio nell’insolita veste di aviatore

8. Al termine della Grande Guerra, D’Annunzio coniò il termine “vittoria mutilata”, per sottolineare le mancate concessioni territoriali fatte all’Italia al termine del conflitto, nonostante gli accordi stipulati con gli alleati. Tra questi territori c’era la città di Fiume, in Dalmazia.

Così, il 12 settembre 1919 D’Annunzio, con un piccolo esercitò di volontari, occupò militarmente la città per annetterla all’Italia. Il governo in carica tuttavia non appoggiò la richiesta del poeta, per non alterare equilibri diplomatici assai fragili e dopo un anno il poeta e i suoi uomini furono costretti a lasciare la città.

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9. Fu anche per questo che D’Annunzio appoggiò inizialmente con entusiasmo l’ascesa del fascismo, che sembrava sostenere i concetti di nazionalismo e superomismo cari al poeta.

Nonostante ciò D’Annunzio, pur essendo rispettato e riverito da Benito Mussolini, non ricoprì incarichi operativi nel governo Fascista. Secondo alcuni, fu lo stesso Mussolini che non voleva dargli troppo spazio, visto il carattere esuberante ed egocentrico del poeta, che difficilmente avrebbe accettato di recitare un ruolo da comprimario.

10. Per “ammansirlo”, Mussolini lo aiutò a costruire, tra il 1932 e il 1938, il Vittoriale degli italiani. Si tratta di un sontuoso complesso di edifici, piazze, teatri all’aperto e giardini sulle sponde del lago di Garda.

È qui che “Il Vate degli italiani” trascorse il resto della sua vita, con l’ultima compagna Luisa Beccara. Era il 1° marzo 1938, quando il poeta morì per un’emoraggia cerebrale, mentre era al suo scrittoio. A quanto pare, il malore fu causato da un’overdose di farmaci che l’artista prendeva contro la depressione. 

Bisogna fare la propria vita, come si fa un’opera d’arte.

Gabriele D’Annunzio

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