In due minuti vi raccontiamo la storia della ballerina che ha inventato la danza moderna, ispirando grandi artisti di inizio Novecento.

Ritratto di Isadora Duncan, foto

Ci sono gesti semplici che assumono una valenza rivoluzionaria, se fatti in un certo modo e in un’epoca particolare. Togliersi le scarpe e restare a piedi nudi, ad esempio.

Possiamo raccontarla così la rivoluzione di Isadora Duncan, la ballerina che ha inventato la danza moderna.

Mentre le sue colleghe danzavano in scarpette e tutù, lei volava sulle punte dei piedi scalza e vestita di una tunica leggera. Mentre le sue colleghe seguivano rigidi schemi e regole stringenti, lei si lasciava andare al suo sentire, come un’onda che si frange sulla riva. Mentre le altre donne erano convinte che essere donna significasse solo essere mamme e mogli devote, lei affermava che non era necessario un marito per crescere i figli, e mostrava al mondo che l’amore non ha età. E che ognuno è libero di amare chi vuole.

Passionale, ribelle, geniale. Isadora Duncan ha fatto della sua vita un’opera d’arte. Ha amato tanti uomini, ha visto tanti luoghi, ha sfidato le regole della borghesia. Ha vinto e ha perso. Ma sempre con fragore, tra gli applausi o i fischi del pubblico. Fino alla sua fine, così assurda, che neanche lo scrittore più fantasioso avrebbe potuto immaginare. Una diva maestosa. Anche nel suo ultimo atto.

VITA E OPERE DI ISADORA DUNCAN: RIASSUNTO IN DUE MINUTI (DI ARTE)

1. Angela Isadora Duncan (New York, 1877 – Nizza, 1927) è stata una ballerina americana. Donna anticonformista, coraggiosa e (purtroppo) sfortunata, è considerata la madre della danza moderna. L’immagine di lei che danza a piedi nudi di fronte al Partenone è un’icona dell’arte del primo Novecento.

2. Mentre in tutta Europa si danzava in scarpette e tutù, Isadora Duncan decise di liberare i piedi e il corpo, per ballare a piedi nudi, coperta di veli fluttuanti. Un richiamo al mondo classico e al culto del corpo libero, esaltato nella sua essenza più pura.

Isadora Duncan nell'acropoli di Atene
Isadora Duncan nell’acropoli di Atene

3. Ma veniamo alla sua vita. Isadora nacque a San Francisco, da padre scozzese e madre irlandese, insegnante di pianoforte. Il suo destino tuttavia è legato all’Europa: nel 1903 tenne una conferenza a Berlino in cui illustrò i due pilastri della sua danza: la contemplazione e l’abbandono. Una danza come espressione spontanea di sé stessi, più che un’arte fatta di tecnica e rigide regole.

4. Nel 1904 la Duncan riempiva già i teatri di tutta Europa, tanto da influenzare la compagnia dei Balletti Russi di Sergej Djaghilevm che la vide esibirsi a Pietroburgo nel 1905, rimanendone profondamente colpito. Fu in questi anni che la Duncan fondò diverse scuole di danza: due in Germania, una a Parigi e una Mosca, voluta fortemente da Lenin.

Auguste Rodin,  Eve au rocher, 1905-1906
Auguste Rodin, Eve au rocher, 1905-1906

5. Il suo successo tuttavia fu funestato nel 1913 da una terribile tragedia. I suoi figli Deirdre e Patrick, di 7 e 3 anni, stavano rientrando in taxi in compagnia della governante quando un problema al motore costrinse il tassista a fermarsi e a scendere dall’auto per rimetterla in moto. Una distrazione banale. Il tassista dimenticò di tirare il freno a mano e l’auto scivolò nella Senna, uccidendo tutti e tre i passeggeri.

Un colpo tremendo per la Duncan, che pensò di ritirarsi dai palcoscenici. Fu l’attrice italiana Eleonora Duse a rincuorarla e a convincerla a riabbracciare la sua passione.

6. Anticonformista e passionale, Isadora Duncan scandalizzò i suoi contemporanei, oltre che per i suoi abiti di scena succinti, per le sue turbolente relazioni sentimentali. Tra queste ci furono quella con l’attore e regista Edward Gordon Craig, quella con Paris Singer, figlio del fondatore della fabbrica di macchine da cucire Singer e quella con il poeta russo Sergej Esenin, di diciotto anni più giovane.

Isadora Duncan e lo scrittore Sergej Esenin nel 1922
Isadora Duncan e lo scrittore Sergej Esenin nel 1922

7. Isadora Duncan conobbe Esenin nel 1921 e lo sposò l’anno successivo. Fu una relazione difficile, che destò scandalo, sia per la differenza di età dei due amanti (cosa inconcepibile per l’epoca), che a causa del loro comportamento sopra le righe. Esenin era infatti un artista tormentato e dedito all’alcolismo e non di rado finiva le sue serate distruggendo camere di albergo o creando scompiglio negli eleganti ristoranti europei.

8. I due si separarono dopo un solo anno di matrimonio. Ma quello fu solo l’inizio della fine. Esenin morì suicida nel 1925, mentre Isadora Duncan si allontanò pian piano dalle scene.

Provò a tornare sul palco ma il fisico appesantito dall’età e una vita di eccessi rendevano le sue movenze goffe, tanto che il pubblicò la trovò ridicola, arrivando perfino a criticare il fatto che lei, una donna di oltre quarant’anni, si tingesse i capelli di nero.

Plinio Nomellini, Isadora Duncan. Gioia , 1914
Plinio Nomellini, Isadora Duncan. Gioia , 1914

9. Lontana dalle scene, spesso ubriaca e piena di debiti, Isadora viveva tra Nizza e Parigi, assistita da qualche amico.

Era il 14 settembre 1927 quando Isadora salì a bordo della Bugatti guidata dal pilota Benoît Falchetto per volare lungo la promenade di Nizza. Prima di partire salutò gli amici con una frase rimasta tragicamente celebre: “Addio amici, vado verso l’amore!”. Pochi minuti dopo, la sua lunga sciarpa, rimasta impigliata nelle ruote dell’auto, la soffocarono fino a farla morire. Una morte spettacolare nella sua tragicità. Un’uscita di scena, degna di un dramma teatrale.

10. È passato quasi un secolo da quel giorno maledetto, ma il suo ricordo continua a vivere nella danza così come la conosciamo oggi, è che non sarebbe stata la stessa senza di lei. Il suo volto e il suo corpo rivivono nelle opere degli artisti che l’hanno ritratta.

Come il dipinto Gioia del pittore italiano Plinio Novellini, in cui Isadora danza leggiadra come una dea, o nell’opera Eve au rocher di Auguste Rodin, in cui appare timida come forse non lo è stata mai. A me però piace ricordarla in bianco e nero, mentre danza felice, assaporando il presente, senza pensare al futuro che il destino aveva in serbo per lei.

Addio amici, vado verso l’amore! (Isadora Duncan)

La mostra

“Danzare la rivoluzione. Isadora Duncan e le arti figurative di inizio secolo”
al Mart di Rovereto,
dal 19 ottobre 2019 all’1 marzo 2020

Info: http://www.mart.trento.it/isadoraduncan

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