In due minuti vi raccontiamo la storia di uno dei più importanti esponenti dell’Espressionismo, autore del capolavoro “L’Urlo”.

Ci sono artisti che diventano immortali per un’opera, una sola, come quei musicisti che pare abbiano suonato una sola canzone, che però conoscono tutti. Edvard Munch è uno dei più grandi artisti del XX secolo ed è considerato un esponente di spicco dell’arte espressionista; ha dipinto oltre 1.000 quadri, ci ha lasciato in eredità più di 4.000 disegni eppure tutti lo ricordano per quell’“Urlo”, diventato l’icona di una società atterrita e angosciata.

Certo, tutto questo appare riduttivo ma io sono di un parere: L’urlo di Munch non è soltanto un quadro (a dire il vero ne esistono quattro versioni) ma è il frutto di un’intera esistenza funestata dalla depressione, dalle paure e da lutti terribili che hanno preso forma in quel volto terrorizzato che si staglia contro un cielo di sangue.

Lurlo è un grido che cresce nella gola di Munch, dipinto dopo dipinto, come un’onda che diventa sempre più grande fino a sprigionare tutta la sua potenza in un’opera, una sola, che però riesce a consegnarti all’immortalità.

Edward Munch, Autoritratto con sigaretta, 1895, olio su tela, 110.5 x 85.5 cm, National Gallery, Oslo
Edvard Munch, Autoritratto con sigaretta, 1895, olio su tela, 110.5 x 85.5 cm, National Gallery, Oslo

LA VITA E LE OPERE DI EDVARD MUNCH: RIASSUNTO IN DUE MINUTI (DI ARTE)

1. L’artista Edvard Munch (Løten 1863 – Oslo 1944) è stato uno dei più grandi pittori del XX secolo. I suoi dipinti, di un’angosciante potenza, sono considerati capolavori dell’arte espressionista.

2. Il giovane Edvard trascorre un’infanzia devastata dalla povertà e da profondi lutti: ha solo cinque anni quando la madre muore di tubercolosi; la stessa sorte colpirà l’amata sorella Johanne Sophie.

Munch reagirà a queste disgrazie rifugiandosi nell’arte. Nel 1885 dipinge La fanciulla malata, opera in cui l’artista adopera del diluente per far colare la vernice sul dipinto, come lacrime di dolore che sporcano la tela.

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Edvard Munch, La fanciulla malata, 1885-1886, olio su tela, 119,5×118,5 cm, Galleria nazionale, Oslo

3. Nonostante le indubbie capacità artistiche, il padre lo spinge verso lo studio dell’ingegneria. Non durerà molto: Edvard continua a dipingere, a frequentare i circoli bohémien di Oslo e, nonostante le sue opere di esordio non incontrino i favori della critica, nel 1899 vince una borsa di studio che lo porterà a Parigi.

4. Mentre si trova a Parigi per studiare i maestri dell’avanguardia francese (soprattutto Gauguin), Edvard Munch apprende della morte del padre. Tale notizia condurrà l’artista, già provato dai lutti infantili, in uno stato di cupa depressione, esasperato dall’abuso di alcool che Munch è solito bere sin dal mattino.

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Edvard Munch, Malinconia, olio su tela, 81×101 cm, National Gallery, Oslo

5. Nel 1891 viene invitato ad esporre a Berlino. Le sue opere destano scalpore e la mostra viene fatta chiudere dagli accademici, restii ad accettare gli influssi delle avanguardie che si stavano affermando in Europa. La stampa battezzò l’episodio come “L’affare Munch”. L’artista si disse molto divertito da tutto quel baillame: “È incredibile – dichiarò – quanto una cosa innocente come un dipinto possa creare un simile trambusto”.

6. Nel 1893 Munch dipinge il suo capolavoro più celebre, L’Urlo, diventato icona di un’angoscia interiore, impossibile da comunicare agli altri, che atterrisce come un incubo che non ha fine. Esistono quattro versioni dell’opera, la più nota è esposta alla Galleria Nazionale di Oslo.

Edvard Munch, L'urlo, 1893, olio, tempera, pastello su cartone, 91×73.5 cm, Galleria nazionale, Oslo
Edvard Munch, L’urlo, 1893, olio, tempera, pastello su cartone, 91×73.5 cm, Galleria nazionale, Oslo

7. Nonostante il suo carattere schivo, Edvard Munch era considerato un uomo molto affascinante. Già in giovane età, nel 1885, intraprese una relazione con una donna sposata, ma è con la ricca ereditiera Tulla Larsen che l’artista ebbe la sua storia più tormentata. La donna pare che fosse molto possessiva e Edward volesse lasciarla. Ciò era ovviamente causa di accese discussioni in una delle quali entrò in gioco un colpo di pistola che frantumò un dito del pittore.

8. Nel 1908, benché famoso e stimato come artista, Edward Munch continuava a soffrire di una forma di depressione che scaturiva in profonde crisi nervose esasperate dall’alcolismo. A causa dell’alcool rischiò la paralisi del braccio e della gamba: alla fine, grazie al consiglio degli amici e del medico di fiducia, il dottor Jacobsen, l’artista riuscì a trovare rifugio nella sua villa nei pressi di Oslo.

Edvard Munch, La pubertà, 1894-1895, olio su tela, 151,5×110 cm, Galleria nazionale, Oslo
Edvard Munch, La pubertà, 1894-1895, olio su tela, 151,5×110 cm, Galleria nazionale, Oslo

9. Con l’avvento del nazismo, le sue opere vennero considerate facenti parte della cosiddetta “Arte degenerata” e rimosse dai musei, insieme a quelle di Picasso, Matisse e Gauguin. Quando la Germania invase la Norvegia nel 1940, Munch temette che i nazisti potessero trafugare i suoi quadri per distruggerli e corse ai ripari.

10. Quando morì, all’età di ottant’anni, i familiari poterono finalmente accedere al secondo piano della sua casa, da anni chiuso agli ospiti. Dentro vi trovarono stipati 1008 dipinti, 4443 disegni, 15.391 stampe, 378 litografie che il maestro aveva lasciato in eredità alla città di Oslo e che oggi sono conservate nel Munch Museum.

“Camminavo lungo la strada con due amici quando il sole tramontò, il cielo si tinse all’improvviso di rosso sangue. Mi fermai, mi appoggiai stanco morto ad una palizzata. Sul fiordo nero-azzurro e sulla città c’erano sangue e lingue di fuoco. I miei amici continuavano a camminare e io tremavo ancora di paura … e sentivo che un grande urlo infinito pervadeva la natura.” (Edward Munch)

Edvard Munch, Sera sul viale Karl Johan, 1892, olio su tela, 85,5×121 cm, Commune Rasmus Meters Collection
Edvard Munch, Sera sul viale Karl Johan, 1892, olio su tela, 85,5×121 cm, Commune Rasmus Meters Collection
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7 Comments »

  1. Se di espressionismo parliamo credo che Munch ne sia il massimo esponente,la disperazione ,la forza con cui comunica le sue angoscie e’ sconvolgente.Il suo malessere buca la tela. Le pennellate decise come fendenti il colore che accompagna ogni alito,di sofferenza che suscita L’Urlo. Il suo urlo.

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    • Bellissime parole Anna. Hai descritto benissimo l’emozione dello spettatore di fronte ad un’opera di Munch. È come un fendente che mira al cuore, senza ferirci ma lasciandoci la consapevolezza di essere vivi, con le nostre paure e ossessioni che costituiscono al contempo la nostra forza. Buona serata!

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