In due minuti vi racconto la vita di un grande del Barocco, che con le sue opere ha cambiato il volto di Roma.

Se non ci fosse stato Bernini, Roma non sarebbe stata la stessa. Di sicuro avrebbe conservato il suo fascino, quello di una città millenaria che ha scritto la storia, ma le sarebbe mancato qualcosa. Bernini è stato per Roma quello che Gaudì è stato per Barcellona, in un certo senso.

Lui, meglio di tutti è riuscito a dare voce con le sue opere all’anima sanguigna, istintiva e geniale di una delle città più belle del mondo. Del resto, tale spirito era quello che animava il Bernini, capace di passare il tempo scrivendo commedie umoristiche o di ammazzare il fratello per avergli portato via la ragazza. È tutto vero. Se pensiamo che Caravaggio fosse un tipo da prendere con le pinze, non credete che Bernini fosse molto più ragionevole.

Vi racconto questa storia. L’artista, all’epoca trentenne, si invaghì della bella Costanza Bonarelli. La donna, nonostante fosse già sposata non resistette alle advances dell’artista con cui ebbe una relazione, tanto che Bernini la ritrasse in uno dei suoi busti più riusciti (foto nell’articolo). La situazione prese una brutta piega quando Gian Lorenzo la vide uscire furtivamente dallo studio di suo fratello, Luigi Bernini. Era il primo mattino e Costanza aveva i capelli scarmigliati, segno che la donna aveva trascorso la notte in compagnia di Luigi. Tanto bastò a Gian Lorenzo per convincersi che lei lo tradisse. Così, impugnata la spada e montato a cavallo, rese a cercare Luigi in tutta la città. Il fratello si salvò solo grazie all’intervento dei presenti ma dovette rifugiarsi in San Pietro. Fu necessario l’intervento della madre dei due e del papa Urbano VIII per calmare le acque, a patto che Luigi lasciasse Roma. E pensare che Gian Lorenzo e Costanza non erano neanche fidanzati!

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Gian Lorenzo Bernini, Autoritratto

LA VITA E LE OPERE DI GIAN LORENZO BERNINI:
RIASSUNTO IN DUE MINUTI (DI ARTE)

1. Scultore, architetto, urbanista, pittore: Gian Lorenzo Bernini (Napoli, 1598 – Roma, 1680) è considerato uno dei più grandi artisti italiani di sempre. È stato uno dei massimi esponenti del Barocco, capace di influenzare l’arte dei contemporanei per oltre un secolo.

2. Gian Lorenzo era figlio d’arte. Suo padre, il toscano Pietro Bernini era un importante pittore e scultore nell’Italia del XVII secolo. Fu lui a perfezionare il talento artistico del giovane figlio, coinvolgendolo nei suoi lavori e guidandolo nelle prime opere, come il San Lorenzo sulla graticola (1614), una delle prime sculture che reca la firma del giovane Bernini.

Gian Lorenzo Bernini, San Lorenzo sulla graticola
Gian Lorenzo Bernini, San Lorenzo sulla graticola, 1614, marmo, 66×108 cm, Collezione Contini Bonacossi (Uffizi), Firenze

3. I Bernini vissero a Napoli fino al 1606 circa, anno in cui la famiglia si trasferì a Roma, punto di riferimento per l’arte del Seicento, grazie al lavori di artisti come Caravaggio, Artemisia Gentileschi e il Carracci.

Nella Città Eterna Pietro Bernini fece conoscere a Gian Lorenzo alcune delle più influenti famiglie dell’epoca, i Borghese e i Barberini.

4. In particolare fu il cardinale Scipione Caffarelli-Borghese a scommettere su di un giovane Bernini poco più che ventenne, affidandogli la realizzazione di quelle che sarebbero diventate le opere più famose dell’artista.

Tra il 1618 e il 1625, Bernini realizzò per i Borghese opere come Enea, Anchise e Ascanio fuggitivi da Troia (1618-1619), il Ratto di Proserpina (1621-1622, sotto), il David (1623-1624) e l’Apollo e Dafne (1622-25, in fondo all’articolo). Tutte opere che potete ammirare ancora oggi nel museo di Villa Borghese a Roma.

Gian Lorenzo Bernini, Ratto di Proserpina
Gian Lorenzo Bernini, Ratto di Proserpina, 1621-1622, marmo di Carrara, 255 cm, Galleria Borghese, Roma

5. Le sculture di Bernini stupirono fin da subito gli osservatori, che rimanevano estasiati di fronte alle opere di quel giovane talento. Le sculture di Bernini colpivano per la apparente facilità con cui l’artista modellava il marmo che sotto il suo scalpello sembrava acquistare morbidezza, rendendo i corpi e le vesti dei suoi soggetti leggeri e i movimenti fluidi e dinamici.

Bernini realizzò anche numerosi “ritratti di teste con busto” in cui risulta evidente la sua maestria nel riprodurre l’espressività dei volti umani.

Gianlorenzo bernini, ritratto di Costanza Bonarelli
Gianlorenzo Bernini, ritratto di Costanza Bonarelli, 1637-1638, marmo, 72 cm, Museo nazionale del Bargello, Firenze

6. Nel 1623 avvenne un evento che rese inarrestabile l’ascesa del Bernini. In quell’anno infatti, Matteo Barberini, uno dei primi mecenati dell’artista, divenne papa con il nome di Urbano VIII. Barberini amava l’arte e riponeva grande fiducia in Gian Lorenzo Bernini, così gli affidò importanti progetti, soprattutto nel campo dell’architettura e dell’urbanistica.

Nel 1629 infatti l’artista assunse la direzione dei lavori a San Pietro in Vaticano, per cui realizzò il Sepolcro di Urbano VIII e il Baldacchino di San Pietro, che si trovano ancora oggi all’interno della Basilicata.

Baldacchino di San Pietro, Basilica di San Pietro, Roma
Baldacchino di San Pietro, Basilica di San Pietro, Roma (Foto di Jorge Royan, CC BY-SA 3.0)

7. Erano anni difficili per gli artisti, che dovevano districarsi tra intricati scontri tra nobili famiglie. Alla morte del papa Urbano VIII (1644) salì al soglio pontificio Innocenzo X, apertamente ostile al vecchio papa e ai suoi protetti.

Bernini vide calare bruscamente le sue commissioni, oltre a subire numerose critiche per i suoi lavori da parte di coloro che volevano entrare nelle grazie del nuovo pontefice. Ciò nonostante l’artista realizzò tra il 1647 e il 1652 una delle sue opere considerate più belle, L’estasi di santa Teresa, ospitata nella chiesa di Santa Maria della Vittoria a Roma.

Gian Lorenzo Bernini, Estasi di Santa Teresa
Gian Lorenzo Bernini, Estasi di Santa Teresa, 1647-1652, marmo, 350 cm, Chiesa di Santa Maria della Vittoria, Roma (Foto: Livioandronico2013CC BY-SA 4.0) 

Per fare pace con Urbano VIII e con la città di Roma ci volle però un capolavoro: La fontana dei quattro fiumi a Piazza Navona (Roma), opera che mise finalmente davvero d’accordo tutti circa le indubbie qualità del maestro!

8. Dopo aver conquistato la fiducia di Urbano VIII, Bernini non ebbe difficoltà a vedere riconosciuto il suo talento da papa Alessandro VII. Salito al soglio pontificio nel 1655, il nuovo pontefice affidò a Bernini il compito di trasformare Roma in una città che sorprendesse i visitatori per le sua urbanistica.

A tal proposito Bernini riprogettò l’accesso a Piazza del Popolo, realizzò l’Obelisco di Minerva nei pressi del Pantheon ma, soprattutto, progettò il Colonnato di piazza San Pietro creando due semicirconferenze che circondano la piazza in un simbolico abbraccio della Chiesa verso i cristiani di tutto il mondo.

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Il colonnato di Piazza san Pietro, progettato dal Bernini (Foto: Nickel ChromoCC BY-SA 2.5 it)

9. Uno degli ultimi grandi lavori di Bernini fu la realizzazione dei dieci Angeli con i simboli della Passione che adornano il ponte di Castel Sant’Angelo. L’artista infatti nel 1680, all’età di sessantadue anni subì la paralisi del braccio destro, malattia che degenerò sino a condurlo a morte il 28 novembre 1860.

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Il ponte di Castel Sant’Angelo, con le statue realizzate dal Bernini (Foto: Jean-Pol GRANDMONTCC BY-SA 3.0)

10. Una curiosità: era Gian Lorenzo Bernini l’uomo con un vistoso paio di baffi che campeggiava sulle vecchie banconote da 50.000 lire. Se siete troppo giovani per ricordarlo (beati voi!), cercatela su Google.

Gian Lorenzo Bernini, Apollo e Dafne
Gian Lorenzo Bernini, Apollo e Dafne, marmo, 1622-1625, Galleria Borghese, Roma
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