Lo sapevi che Munch era paranoico, e che soffriva di attacchi di panico? O che fosse considerato “uno degli uomini più belli della Norvegia”? In due minuti ti sveliamo il lato segreto di questo artista.

di Sabrina Sedda

Edvard Munch, 1863-1944 (Foto: Digitalt Museum.no)
Edvard Munch, 1863-1944 (Foto: Digitalt Museum.no)

Il pittore norvegese Edvard Munch, nato a Ådalsbruk nel 1863, è famoso soprattutto per il suo capolavoro, L’Urlo. Ciò che rende così affascinante questo dipinto (che esiste in diverse copie) è il senso di opprimente angoscia che l’artista riesce a comunicare allo spettatore, come il grido di aiuto di un animo tormentato.

La vita di Munch fu infatti tristemente funestata dalla perdita di molte persone a lui care, tanto che lui stesso, per raccontare la sua condizione, scrisse: “vivo con i morti”. Quando aveva solo cinque anni, sua madre morì di tubercolosi, malattia che si portò via anche la sorella piccola dell’artista, nel 1877. Il profondo senso di angoscia, causato da questi lutti, accompagnò l’artista per tutta la vita.

Fu proprio questa forte interiorità inespressa a guidare la sua attività artistica, permeata di personaggi quasi “abbozzati”, poco delineati, che esprimono un forte senso di inquietudine. Il suo genere pittorico venne definito, dai suoi contemporanei “realismo psicologico”, un termine coniato proprio per cercare di definire la sua arte, così lontana dalle raffigurazioni armoniche dei suoi contemporanei.

Sono solo alcune delle curiosità che rendono la storia di questo artista così interessante. Ora te ne raccontiamo altre 10.

QUI TROVI L’ARTICOLO SULLA VITA E LE OPERE DI EDVARD MUNCH IN 10 PUNTI

10 CURIOSITÀ SU EDVARD MUNCH

1. Nonostante il male interiore che lo tormentava,  Munch non esternò mai i suoi sentimenti con le parole o lo scritto; l’unica forma di manifestazione del suo sentire era l’arte, tanto che lui stesso definiva i suoi dipinti “i miei diari”.

2. Munch crebbe in ristrettezze economiche: la famiglia fu costretta a trasferirsi parecchie volte, cambiando spesso indirizzo, per sfuggire ai creditori.

Edvard Munch: The Sick Child. Oil on canvas, 1925. Photo: Munchmuseet
Edvard Munch: The Sick Child. Oil on canvas, 1925. (Photo: Munchmuseet)

3. Munch era un ragazzo molto piacente, i suoi amici lo definivano scherzosamente “l’uomo più affascinante della Norvegia”.

4. Fu anche vittima di “stalking”, come diremmo oggi. Una donna si innamorò di lui, ma quando lui cercò di allontanarla, lei non desistette e finì con l’inseguirlo in tutta l’Europa per ben due anni! L’epilogo sembra tratto da un film: la donna riuscì a raggiungerlo in una stanza di hotel, dopodiché non sappiamo molto di ciò che accadde dietro quelle quattro mura. Quel che è certo è che in quella stanza, oltre ai due amanti, c’era anche una pistola da cui partì un colpo che ferì l’artista alla mano.

5. La prima mostra personale di Munch a Berlino nel 1892, dopo appena una settimana fu chiusa dalle autorità, perché le sue opere furono ritenute impresentabili e i suoi soggetti vennero giudicati troppo imprecisi e approssimativi.

Pensare che è proprio l’indifinitezza dei volti e dei contorni ciò che oggi rende il suo stile così caratteristico, con quei ritatti sfuggenti che somigliano a fantasmi.

Edvard Munch, Sera sul viale Karl Johan, 1892, olio su tela, 85,5×121 cm, Commune Rasmus Meters Collection
Edvard Munch, Sera sul viale Karl Johan, 1892, olio su tela, 85,5×121 cm, Commune Rasmus Meters Collection

6. Le reazioni avverse alle sue opere suscitarono quella che venne definita “scissione berlinese”: dopo la sua mostra il mondo dell’arte della città si divise in due fazioni. Molti artisti infatti contestarono la decisione della autorità e si schierarono in difesa dell’artista. Si aprì un dibattito che in breve tempo accrebbe notevolmente la notorietà di Munch: lo stesso artista dichiarò in seguito che la scelta di “censurare” le sue opere fu una delle cose migliori che potesse capitarli.

7. Munch era paranoico, aveva frequenti attacchi di panico, e, a seguito di una lite in un bar in cui ferì un uomo con una pistola, si convinse che la polizia lo stesse spiando. Venne successivamente ricoverato in una clinica per malattie nervose.

La sua opera più famosa, nacque proprio da una crisi di panico, stando a quanto scrisse lo stesso artista:

“Camminavo lungo la strada con due amici quando il sole tramontò, il cielo si tinse all’improvviso di rosso sangue. Mi fermai, mi appoggiai stanco morto ad una palizzata. Sul fiordo nero-azzurro e sulla città c’erano sangue e lingue di fuoco. I miei amici continuavano a camminare e io tremavo ancora di paura … e sentivo che un grande urlo infinito pervadeva la natura.”

Edward Munch
Edvard Munch, L'urlo, 1893, olio, tempera, pastello su cartone, 91×73.5 cm, Galleria nazionale, Oslo
Edvard Munch, L’urlo, 1893, olio, tempera, pastello su cartone, 91×73.5 cm, Galleria nazionale, Oslo

8. Munch non era molto “premuroso” con le sue opere: riteneva che qualsiasi suo dipinto sarebbe stato accettabile solo dopo aver preso un bel po’ di pioggia, dopo essere stato graffiato, e dopo aver atteso un bel periodo di tempo al buio a fare la muffa. Di fatto, dopo la sua morte, solo pochi dei suoi dipinti erano in condizione di essere esposti in un museo…

9. Durante il regime nazista, alcune sue opere, insieme a quelle di altri artisti, come Van Gogh, Matisse e Picasso, vennero considerate “degenerate”: ossia contrarie ai valori o all’estetica naziste. Venne organizzata una vera e propria mostra con l’esposizione di queste opere al fine di denigrarle. Ad oggi quella mostra, seppure nata per scherno, è ritenuta una delle più complete esposizioni di arte moderna.

10. Nel secondo piano della sua abitazione, in cui non faceva entrare mai nessuno, dopo la sua morte, venne trovato un quantitativo incredibile di opere inedite, tra dipinti, disegni, fotografie, diari e altro materiale appartenuto all’artista.

Galleria Nazionale, Oslo
Edvard Munch, La danza della vita, 1899-1900, Galleria Nazionale, Oslo


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