Due minuti per raccontare la vita dell’artista francese Matisse e della sua opera più conosciuta, “La Danza”, simbolo della gioia di vivere.

Henri Matisse, vita e opere
Henri Matisse, in una foto del 1933

La potenza dei colori, l’energia della vita, l’irrequietezza creativa che prende forma in cinque figure che si tengono per mano a formare un cerchio e dare vita ad un ballo frenetico. Sicuramente è La Danza l’opera più conosciuta di Henri Matisse, artista francese che tuttavia conserva nel cuore il fascino dell’oriente, dell’Africa e di terre lontane del cui profumo sono impregnate le sue tele. E pensare che il suo destino era quello di diventare un impiegato pubblico… ma questa è un’altra storia che vi racconto in questi 10 punti, per riassumere in due minuti la vita e le opere del grande Henri Matisse, artista “selvaggio”.

LA VITA E LE OPERE DI HENRI MATISSE: RIASSUNTO IN DUE MINUTI (DI ARTE)

1. Henri Matisse (1869-1954) può essere considerato uno dei più importanti artisti del XX secolo. È conosciuto soprattutto per i suoi quadri, ma è stato anche illustratore, incisore e scultore.

2. Matisse nasce in una famiglia di commercianti della Francia nord-orientale, lui stesso da giovane studia legge a Parigi. Ottenuta la qualifica, diventa un impiegato statale.

Henri Matisse, Marguerite. 1907, 65 x 54 cm, Paris, musée Picasso
Henri Matisse, Marguerite. 1907, 65 x 54 cm, Paris, musée Picasso

3. Si avvicina all’arte a venti anni, dopo un attacco di appendicite che lo costringe a letto. Passa la convalescenza a dipingere e comprende che è quella la sua strada, così lascia tutto per seguire la sua ispirazione, per nostra fortuna e disappunto del padre che lo avrebbe preferito dietro una rassicurante scrivania.

4. A venticinque anni Matisse diventa padre della piccola Marguerite, la madre è la modella Coraline Joblau (ma Matisse in seguito sposerà Amélie Noelie Parayre con cui avrà altri due figli). Marguerite poserà per il padre in molte opere eseguite all’inizio del secolo (es. Marguerite, 1907).

5. Matisse incontra spesso Picasso, di dodici anni più giovane. Il loro è un rapporto di rivalità, rispetto e reciproche suggestioni artistiche. Pare che quando informarono Picasso della morte di Matisse, l’artista spagnolo decise di non recarsi al funerale per chiudersi in casa in completa solitudine.

6. Matisse è stato l’esponente di maggior picco di quel gruppo di artisti denominati “Fauves” (fiere, bestie selvagge). Il soprannome fu dato loro nel 1905 dal critico d’arte Louis Vauxcelles per il modo violento e selvaggio con cui usavano i colori nelle loro opere. Per i Fauves l’uso potente dei colori, distaccato dalla resa effettiva della realtà, era un modo per esprimere il proprio stato d’animo, le proprie pulsioni interiori. Erano “espressionisti”.

Henri Matisse, Moorish Screen
Henri Matisse, Moorish Screen, 1921, olio su tela, 91×74 cm, Philadelphia Museum of Art, USA

7. L’Africa, la cultura islamica e l’oriente sono una potente fonte di ispirazione per Matisse che rievoca i colori e il calore di queste terre con l’eleganza degli arabeschi che ornano le sue tele (es. Moorish Screen, 1921 –> a lato).

8. Matisse ha avuto più volte occasione di recarsi in Africa, per visitare il Marocco e l’Algeria. Ha intrapreso inoltre viaggi in Russia e in Italia per allargare i suoi orizzonti artistici.

9. Forse il suo quadro più conosciuto è La danse, che lui eseguì tra il 1909 e il 1910 per il collezionista d’arte russo Sergei Shchukin, suo amico. Ne esistono due versioni: una è conservata al Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo (a fondo pagina), l’altra si trova al Museum Of Modern Art di New York.

10. Una delle sue ultime opere è la progettazione e decorazione della Chapelle du Saint-Marie du Rosaire a Vence (Costa Azzurra), terminata nel 1951. Accetta questo lavoro quando ormai è costretto su una sedia a rotelle a causa di un cancro all’intestino. Matisse ha definito quest’opera “Il capolavoro della sua esistenza”.

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“Vedere è già di per sé un atto creativo.” (Henri Matisse)

Henri Matisse, La danse
Henri Matisse, La danse, 1910, olio su tela, 260×391 cm, Museo dell’Ermitage, San Pietroburgo
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