In due minuti vi raccontiamo la vita di Arcimboldo e delle sue bizzare opere, dalle Quattro Stagioni a Vertumno.

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Giuseppe Arcimboldo, Autoritratto, 1575, Nàrodni Galerie, Praga, Rep. Ceca

Ricordo che da bambino provai una strana impressione ammirando per la prima volta un’opera di Arcimboldo: ero divertito, un po’ spaventato e incuriosito. Non lo sapevo ancora ma stavo sperimentando per la prima volta il senso del grottesco. Succede ancora oggi. Le opere di Arcimboldo fanno sorridere, ma al contempo inquietano, come se ci si trovasse di fronte a creature aliene che forse, in qualche parte dell’universo potrebbero esistere davvero.

I suoi dipinti sembrano giochi di parole realizzati con le immagini, prove di abilità create per stupire l’annoiato pubblico delle corti di Asburgo, ma forse la realtà non è così semplice. Arcimboldo, oltre che un abile artista era un uomo di cultura, con una passione per i significati simbolici nascosti dietro le immagini. Era un uomo che dietro la realtà evidente riusciva a scoprirne un’altra nascosta, misteriosa eppure visibile a tutti.

Se le consideriamo da questo punto di vista, le opere di Arcimboldo ci invitano a guardare oltre e forse fanno sorridere un po’ meno, ci fanno incuriosire e un po’ spaventare. Insomma, ci fanno tornare bambini.

LA VITA E LE OPERE DI GIUSEPPE ARCIMBOLDO:
RIASSUNTO IN DUE MINUTI (DI ARTE)

1. Giuseppe Arcimboldo (Milano 1526 – 1593) è stato un pittore italiano, passato alla storia (dell’arte) per il suo modo bizzarro di ritrarre i suoi committenti. Nelle sue celebri “teste composte”, l’artista sfruttava infatti oggetti inanimati (ortaggi, frutta, libri) per riprodurre teste e volti.

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Giuseppe Arcimboldo, L’avvocato, 1566, Castello di Gripsholm, Mariefred, Svezia

2. Arcimboldo operò prevalentemente negli anni del Manierismo ma le sue opere, per il loro carattere originale e innovativo, sfuggono ad ogni catalogazione. Dopo la sua morte venne rapidamente dimenticato, fino al Novecento quando venne riscoperto da maestri del Surrealismo come Dalì che trassero ispirazione dal suo modo di giocare con gli oggetti, modificandone il contesto per ingannare le certezze dell’osservatore.

3. Tutti ricordano Giuseppe Arcimboldo per le sue “teste composte”, in cui gli oggetti inanimati vengono aggregati per dare forma a volti umani. La scelta degli oggetti non è casuale, per Arcimboldo infatti ogni elemento della composizione aveva un valore simbolico.

Esemplare a questo proposito è il ritratto noto come Il bibliotecario (1566) in cui l’artista ritrae il suo committente usando, appunto, dei libri. Si trattava di un modo per comunicare allo spettatore informazioni sul soggetto dell’opera.

Giuseppe Arcimboldo, Il bibliotecario, 1566, Castello di Skoklosters, Svezia
Giuseppe Arcimboldo, Il bibliotecario, 1566, Castello di Skoklosters, Svezia

4. La particolare tecnica di Arcimboldo si basa sulla “pareidolia”, ossia il meccanismo visivo che ci spinge a riconoscere sembianze umane e familiari anche in soggetti dalla forma casuale (es. nuvole, montagne ecc.).

5. La carriera artistica di Arcimboldo cominciò in famiglia a venti anni circa. Il padre infatti era un pittore che eseguiva opere a carattere religioso e aveva una importante bottega a Milano. Il giovane Giuseppe diede il suo contributo ai lavori per il duomo di Milano, per il duomo di Monza e per la cattedrale di Como, creando cartoni per vetrate o arazzi.

6. La svolta nella sua carriera avvenne nel 1962, quando lasciò Milano per recarsi a Vienna, alla corte del principe Massimiliano II d’Asburgo, che divenne imperatore due anni dopo. A Vienna fu nominato pittore di corte, oltre che costumista, scenografo teatrale e architetto. A lui venivano affidati gli allestimenti per gli eventi mondani più importanti a corte.

7. È in quegli anni che Arcimboldo realizzò due dei suoi cicli più celebri: Le stagioni (1563-1572) e I quattro elementi della cosmologia aristotelica (aria, fuoco, terra, acqua). I dipinti erano realizzati in modo che ognuna delle stagioni corrispondesse ad un diverso elemento, invitando l’osservatore ad una lettura simbolica dell’opera.

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Giuseppe Arcimboldo, Il fuoco, (1566), Kunsthistorisches Museum di Vienna

Inutile dire che ognuno dei volti rappresentato nelle stagioni è formato da elementi naturali di quel periodo dell’anno (frutta, verdure, ortaggi), secondo uno schema ricorrente nell’universo simbolico di Arcimboldo.

Giuseppe Arcimboldo, Le stagioni (1563-1572)
Giuseppe Arcimboldo, Le stagioni (1563-1572)

8. Nel 1576 Massimiliano II morì e ascese al trono il figlio Rodolfo II d’Asburgo, uomo curioso e grande amante dell’arte, con una passione per l’occultismo, il mistero e la magia. Il nuovo sovrano entrò subito in sintonia con Arcimboldo, e lo volle con sé quando trasferì la capitale dell’impero da Vienna a Praga nel 1583.

Alla corte di Rodolfo, Arcimboldo, oltre che come artista, fu impiegato anche come acquirente di opere d’arte per conto dell’imperatore, un collezionista compulsivo che accumulò una quantità enorme di capolavori, dalle opere del Parmigianino a quelle di Durer, dal Correggio a Pieter Bruegel il Vecchio.

A quest’epoca risale uno dei ritratti più famosi di Arcimboldo: Rodolfo II come Vertumno (1591), il dio latino della metamorfosi. Si tratta di un ritratto scherzoso, in cui l’accumulo di elementi anche diversi tra loro (verdure, fiori, ortaggi) è un modo per ricordare al sovrano la sua passione nel collezionare e accumulare oggetti spesso diversissimi tra loro.

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Giuseppe Arcimboldo, Rodolfo II in veste di Vertunno, 1590-1591, Castello di Skoklosters, Skoklosters, Svezia

9. Gli anni praghesi permisero ad Arcimboldo di assumere un ruolo importante alla corte dell’imperatore, nonostante ciò l’artista nel 1587 ottenne il permesso di tornare nella “sua” Milano. Non fece più ritorno a Praga. Morì nella città meneghina nel 1593.

10. Proprio la sua Milano, nel 2015 ha reso omaggio ad Arcimboldo con l’Expo. Una delle mascotte dell’evento (Foody) prendeva spunto dalla sua opera L’ortolano, opera “reversibile”, che può essere cioè ammirata da due differenti lati ottenendo effetti contrari. Fate la prova!

Giuseppe Arcimboldo, L'ortolano (o Ortaggi in una scodella), 1590, Museo Civico, Cremona
Giuseppe Arcimboldo, L’ortolano (o Ortaggi in una scodella), 1590, Museo Civico, Cremona
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3 Comments »

    • Le opere di Arcimboldo sono incredibili! Conoscere poi la sua vita, il suo rapporto con Praga e con un sovrano appassionato di science occulte aggiunge ai suoi dipinti una pennellata di mistero che li rende ancora più interessanti. 🙂

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      • Sii! Tra le altre cose leggendo l’articolo ho scoperto del quadro che si può vedere anche rovescio. Son rimasta incantata, mi sembra una cosa talmente all’avanguardia per l’epoca; non vedo l’ora che rientrino per pranzo mio marito e i miei figli per farglielo vedere!

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