5 opere d’arte per raccontare la vita della grande pittrice messicana: 5 capolavori che sono diventate delle vere e proprie icone per gli amanti dell’arte

di Sabrina Sedda

“Non voglio essere il fantoccio di qualche locale alla moda” diceva Holly, interpretato dalla splendida Audrey Hepburn in Colazione da Tiffany, storico film di Truman Capote del 1961. Ma il destino di molte donne del ‘900 sarà proprio quello. Compresa Frida Kahlo, iconica artista messicana, tra le figure più conosciute dell’arte del Novecento. Le sue opere ci raccontano la gioia ma anche la tragicità di questa donna sudamericana.

Da Frida Kahlo, passando per Marylin Monroe, fino ad arrivare ad Audrey Hepburn: le donne che hanno lasciato un segno nella società post-industriale sono finite col tappezzare le pareti di locali del centro città, o con l’essere ricamate in qualche giacca alla moda. Una sorta di “iconoclastia” pagana, in un certo senso.

Ma, prima di generare troppa confusione, in quest’articolo scriverò non dell’icona, ma dell’artista Frida Kahlo, attraverso alcune delle sue opere. Dipinti attraverso i quali Frida racconta la sua vita.

Frida Kahlo_1932
Frida Kahlo, 1932, foto del padre Guillermo Kahlo

5 OPERE FAMOSE PER RACCONTARE LA VITA DI FRIDA KAHLO

1. Frida Kahlo, La colonna rotta, 1944
Museo Dolores Olmedo, Xochimilco, Mexico City, Mexico

Frida Kahlo, La colonna rotta, 1944 Museo Dolores Olmedo, Xochimilco, Mexico City, Mexico
Frida Kahlo, La colonna rotta, 1944 Museo Dolores Olmedo, Xochimilco, Mexico City, Mexico

Il dipinto La colonna rotta è un autoritratto che racconta del suo incidente, avuto a 18 anni, e che l’ha costretta prima ad un letto di ospedale, poi a quello della sua casa, circondata dall’affetto dei suoi cari, ad eccezione di quello di Alejandro, suo compagno, a cui lei scriverà in quel periodo struggenti lettere d’amore.  

La particolarità di questo dipinto è che non vi è raffigurata una colonna vertebrale, ma una colonna dorica.  La colonna è un chiaro riferimento al mondo Classico, alla culla della civiltà, o, come direbbero altri, ad un’età dell’oro, ad un’epoca, come lei stessa scrive “di forme chiare e tangibili” ed aggiunge “ora è tutto insipido e piatto”.

Diversamente da molti suoi autoritratti, sotto quel pesante monociglio, lo sguardo non è fiero, alto, orgoglioso, ma dolorante: piange. Gioca quindi col suo dolore, lo rende visibile ad un tratto e ambiguo ad un altro. Sembra quasi volerci dire che il dolore che lei prova è il dolore di tutti gli uomini (e le donne). Questa è solo una delle sue possibili interpretazioni.

QUI TROVI L’ARTICOLO SULLA VITA E LE OPERE DI FRIDA KAHLO IN 10 PUNTI

2. Frida Kahlo, L’amoroso abbraccio dell’universo, la terra (Messico), io, Diego e il signor Xólot, 1949

Frida Kahlo, L’amoroso abbraccio dell’universo, la terra (Messico), io, Diego e il signor Xólot, 1949

L’abbraccio dell’Universo è ricco di significati, lo sguardo rischia di perdersi in questo quadro labirintico. Secondo Platone, il sofista, era una persona che sapeva usare la “sofia”, il sapere, per raggiungere i suoi scopi. E Frida Kahlo è, senz’ombra di dubbio una persona molto colta. I sofisti, odiati ed amati al contempo, usano il linguaggio come mezzo, quindi per comprendere un’opera come quella di Frida Kahlo, dobbiamo conoscere i significati e i significanti.

Questo dipinto rappresenta uno dei grandi dolori di Frida: l’impossibilità di procreare. Nella sua vita infatti si succederanno una serie di aborti. Se una linea immaginaria percorresse perpendicolarmente la tela divindendola a metà, potremmo ben vedere che ella si pone nella parte “oscura”, del buio, della notte, della morte. Mentre nell’altra metà, vi è un seno materno, da cui sgorga del latte.

Porta in braccio Diego Rivera che in confronto a lei proporzioni decisamente diverse… A lui concede la possibilità di vedere oltre il sensibile. Cosa vede Diego Rivera? Forse quella bellezza nella vita, ed anche in sé stessa, che non riesce a vedere. E così, dall’altro lato, estraneo dunque a Frida, vi è la vita, la luce del sole, le piante rigogliose. Sullo sfondo infine si sovrappongono abbracci di donne, come la Dea Madre, figura iconica della cultura sudamericana. In quest’opera dunque Frida dipinge dunque un universo generato da donne.

3. Frida Kahlo, Le due Frida, 1939
Museo de Arte Moderno, Città del Messico

Frida Kahlo, Le due Frida, 1939, Museo de Arte Moderno, Città del Messico
Frida Kahlo, Le due Frida, 1939, Museo de Arte Moderno, Città del Messico

Frida Kaho scrive. Ci sono lettere, diari… In forma epistolare, intima, leggiamo dei suoi amori infranti, del suo dolore, per poi trovarci davanti a i suoi autorittratti una donna orgogliosa, con uno sguardo fermo, “duro”. Ci sono quindi “Due Frida”. Frida Kahlo, come sostengono gli studiosi d’arte, si sdoppia. Non esiste una sola Frida Kahlo, ne esistono due. André Breton, padre e teorico del surrealismo, ne fa in due righe una totale descrizione, dopo averla conosciuta: [Frida Kahlo] è pura e pericolosa, una bomba con i nastrini.

E possiamo desumere fosse vero. Nel dipinto abbiamo da una parte una donna vestita di bianco, simbolo di purezza e castità, dall’altra una donna con abiti del suo tempo, con i colori propri di quel Messico a cui deve i natali. Entrambe le due Frida sono vere, reali, entrambe hanno un cuore che pulsa. E questi due organi sono collegati da un filo. Una delle due Frida ha in mano delle forbici, forse nell’intento di recidere questo legame.

Nell’opera, la decisione non si compie.” La Frida Kahlo messicana, rivoluzionaria,  sopravivrebbe se morisse l’altra (o viceversa)?” sembra chiedersi.

4. Frida Kahlo, Autoritratto con collana di spine e colibrì, 1940
Harry Ransom Center, Austin, Texas, Austin

Frida Kalho, Autoritratto con collana di spine e colibrì, 1940., Nickolas Muray Collection all'Harry Ransom Center, The University of Texas, Austin
Frida Kalho, Autoritratto con collana di spine e colibrì, 1940., Nickolas Muray Collection all’Harry Ransom Center, The University of Texas, Austin

Nelle opere della Kahlo è sempre presente un dualismo, che stenta a risolversi in un’unità. In “Autoritratto con colonna di spine” sembra porsi il medesimo problema.

Nel dipinto, il dualismo è tra la vita e la morte. In alto sembra esserci una foresta rigogliosa, un cielo limpido, delle farfalle adornano i suoi capelli raccolti. In basso, il suo collo è segnato da una collana di spine stretta al punto da farla sanguinare, e, appeso, un volatile morto. Su una spalla vi è un animale che sembra “giocare” con la sua collana, sull’altra un animale in allerta, o spaventato, e, dunque, pronto all’attacco.

Il quadro sembra scomposto in quattro parti, o stati d’animo, con il suo volto al centro.

5. Frida Kahlo, Autoritratto con i capelli tagliati, 1940
Museum of Modern Art of New York

Frida Kahlo, Autoritratto con i capelli tagliati, 1940, Museum of Modern Art of New York

Il dipinto, conservato al MoMa di New York – quella città piena di “gringos” che lei tanto disprezzava – mostra una Frida Kahlo seduta su una stanza vuota, su una sedia in legno, con forbici in mano e i suoi lunghi capelli tagliati e sparsi sul pavimento, vestita con abiti maschili.

Rapportandoci al quadro “Le due donne” sopracitato è dunque una Frida Kahlo che lascia il suo abito bianco ed il suo abito da messicana, rivelando una terza Frida Kahlo: più mascolina. Non è la prima volta che l’artista gioca ad avere le sembianze, e forse il ruolo, di un uomo, come testimonia una foto di famiglia che ritre appunto una giovane Frida in abiti maschili.

Nell’Autoritratto con caplli tagliati l’artista sembra voler porre l’accento sulle differenze che vi sono, nella società, come anche nell’arte, tra uomo e donna. Dobbiamo tenere presente infatti che al tempo della produzione di questo quadro, Frida non era ancora molto famosa nell’universo artistico, a differenza del suo compagno Diego Rivera che era già un artista affermato e che la aiutò a farsi conoscere negli ambienti culturali ed artistici dell’epoca.

A differenza del dipinto Le due Frida, dove le forbici simboleggiano un’azione che rimane incompiuta, in quest’opera l’azione e il potere di compiere un’azione, dunque la volontà, intesa in termini nietzchiani di potere, è ormai compiuta. Si tratta di un’azione definitiva, messa in atto proprio da Frida Kahlo: un’artista, ma soprattutto una donna immersa in una società che per quanto fosse rivoluzionaria (come quella messicana) o libera (come quella “dei gringos”), ooneva pur sempre ai vertici la figura maschile.

QUI TROVI L’ARTICOLO SULLE 10 ARTISTE DONNE CHE HANNO SEGNATO UN SOLCO NELLA STORIA DELL’ARTE

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.