di Sabrina Sedda

Dal 2 maggio e fino al 29 agosto 2021 il Mart di Rovereto ospita la mostra “Picasso, de Chirico e Dalí: dialogo con Raffaello”.

Le opere, provenienti dai più importanti musei internazionali, ripercorrono il filo che collega artisti così apparentemente distanti, nel tempo e nello spazio, ma anche nella tecnica figurativa. Nella cornice di Rovereto, possiamo così “indagare” (utilizzando termini propri della filosofia) in che modo Raffaello “dialoghi” con gli artisti del Novecento europeo.

Prodigio indiscusso, Raffaello Sanzio nacque nel 1483 ad Urbino, e morì a Roma nel 1520. È stato uno dei massimi rappresentanti del Rinascimento, periodo storico in cui si riscoprivano (si traducevano e si divulgavano, attraverso le prime stampe) i libri e la filosofia del Classicismo greco e romano.

Infatti, al centro di una delle sue opere più importanti,La Scuola di Atene, sviluppata con una tecnica straordinaria, vi sono Socrate e Platone, i padri della filosofia, ed attorno a loro tutti i personaggi più illustri della storia.

Piccola curiosità: pare che tra tutti gli artisti citati nella sua opera, Raffaello inserì il grande Michelangelo solo alla fine, nonostante fosse uno degli artisti più celebri della sua epoca. Il motivo? Tra Raffaello e Michelangelo non correva buon sangue. Secondo la leggenda Raffaello cambiò idea quando ebbe occasione di ammirare le volte della Cappella Sistina. Rimase così colpito che decise che non poteva fare a meno di inserire l’autore di quel capolavoro tra i più grandi artisti e pensatori di sempre.

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Chiusa questa breve parentesi, in che modo Raffaello dialoga o ha ispirato le Avanguardie del Novecento? Ce lo spiega la mostra del Mart di Rovereto.

LA MOSTRA DEL MART DI ROVERETO IN DUE MINUTI (DI ARTE)

Presunto autoritratto di Raffaello Sanzio
Presunto autoritratto di Raffaello Sanzio (1506 circa), Galleria degli Uffizi, Firenze

Raffaello e Picasso

Pablo Ruiz y Picasso (1881-1973) è un artista che sperimenta, che rompe gli schemi, nel fervente primo Novecento artistico: si esprime in maniera libera dai dogmi dell’arte classica. Il secolo appena iniziato è un periodo di forti tumulti, il mondo conosce le stragi della guerra ed una violenza senza pari. Tuttavia, in tutto questo Picasso riesce a trovare spazio per la spensieratezza e l’ironia, come si evince dalla serie di disegni esposti nella mostra del Mart di Rovereto, ispirati a Raffaello.

Si tratta di una serie di opere erotiche che mostrano Raffaello, nelle vesti di un dio greco, in intimità con la sua modella prediletta, la famosa “Fornarina”. Si tratta di opere scherzosamente dissacranti, in alcune delle quali ai due amanti si aggiungono le figure del papà o di Michelangelo nelle vesti di voyeur.

PIcasso, Raffaello e la Fornarina, 1968
PIcasso, Raffaello e la Fornarina, 1968

Raffaello e de Chirico

De Chirico, nato in Grecia nel 1888, è considerato il principale esponente dell’arte metafisica. Le sue opere sono enigmatiche. Immerse in uno spazio che dà l’impressione di essere desolato, fermo, statico; gli oggetti dei dipinti di de Chirico compaiono in forme ora misurate ora smisurate e senza un apparente nesso logico.

La sua stessa corrente artistica, l’arte Metafisica, risulta di difficile comprensione. Nella storia della filosofia, la metafisica, nasce con Platone, viene messa in dubbio da Aristotele, e percorre la storia fino ad essere tagliata di netto dal “rasoio di Occam”, dove ciò che non è visibile e studiabile non è più degno di attenzione.

Le opere di de Chirico sembrano volerci ricordare qualcosa, con oggetti, quasi degli indizi, quali l’Apollo del Belvedere, o le colonne doriche dell’Antica Grecia. Traspare quindi un chiaro riferimento nostalgico che, passando per Raffaello, arriva al classicismo greco.

La mostra di Rovereto evidenzia come alcune opere di Raffaello, su tutte Lo sposalizio della Vergine, abbiano influenzato il padre dell’arte metafisica, soprattutto nella costruzione delle prospettive che caratterizzeranno le sue famose “piazze“.

Giorgio de Chirico, "Piazza d'Italia con torre rosa", (1934), Mart, Deposito Collezione L.F.
Giorgio de Chirico, “Piazza d’Italia con torre rosa”, (1934), Mart, Deposito Collezione L.F.

Raffaello e Dalí

Salvador Dalí nasce a Figures nel 1904. Seppure cresciuto in un’Europa dilaniata dalle guerre, le opere di Dalí sembrano apparentemente lontane dalla realtà, così come alcune scelte di vita dell’artista, come il rapporto di amicizia con il dittatore spagnolo Francisco Franco. Eppure, in molte delle sue opere, un’occhio attento può cogliere gli orrori della guerra.

Nei dipinti di Dalí esposti al Mart, troviamo, seppure nelle forme di oggetti “irreali”, o, meglio, surreali, una tecnica sublime, secondo lo stile classico. Tutto, sebbene ad un occhio poco attento non sembri, è fatto “secondo misura” (katà matron, direbbero i greci). O per usare le parole di Dalì, “evviva l’arte moderna, a patto che si dipinga come Raffaello”.

Salvador Dalí, La scuola di Atene e L’incendio di Borgo, Opera stereoscopica, 1979 c., Figueres, Fundació Gala-Salvador Dalí | Courtesy Mart
Salvador Dalí, La scuola di Atene e L’incendio di Borgo, Opera stereoscopica, 1979 c., Figueres, Fundació Gala-Salvador Dalí | Courtesy Mart

La mostra

“Piasso, de Chirico, Dalí: dialogo con Raffaello”

al Mart di Rovereto
fino al 29 agosto 2021

info: http://www.mart.trento.it/raffaello

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