In due minuti vi raccontiamo la storia del più grande architetto del rinascimento, autore della maestosa cupola del Duomo di Firenze e di altre grandi opere.

Presunto ritratto di Brunelleschi, Masaccio, San Pietro in cattedra (1423-1428), Cappella Brancacci, Firenze
Presunto ritratto di Brunelleschi, Masaccio, San Pietro in cattedra (1423-1428), Cappella Brancacci, Firenze

Ci sono opere che segnano per sempre il destino di una città: Parigi, ad esempio, è la città della Torre Eiffel. Non puoi sbagliarti, la vedi da lontano che si staglia nello skyline della città e subito capisci che sei nella capitale francese. Londra invece è la città del Big Ben, Milano è la città del Duomo, New York è quella dell’Empire State Building… e Firenze?  Se c’è una cosa che non puoi fare a meno di notare, quando visiti Firenze, è la cupola del Brunelleschi, che si staglia tra i tetti delle case e le mura dei palazzi nobili. È sublime, soprattutto se la vedi di notte, quando le sue luci diventano un punto di riferimento che ti guidano nel cuore della città.

Il nome di Filippo Brunelleschi rimarrà per sempre legato alla sua più grande creazione, ma sarebbe riduttivo limitarsi a questo. Fu uno dei primi ad incarnare in pieno lo spirito dell’uomo di sapere del rinascimento: non è stato infatti solo un architetto fenomenale, ma è stato anche ingegnere militare, matematico, ingegnere navale, esperto di geometria, letterato, creatore di strumenti musicali e appassionato di letteratura. Ecco perché la sua cupola è così bella: perché riassume in un’unica opera un sapere immenso, come un’orchestra in cui ogni strumento contribuisce alla perfezione del risultato finale.

Ve lo racconto in due minuti (di arte).

LA VITA E LE OPERE DI BRUNELLESCHI:
RIASSUNTO IN DUE MINUTI (DI ARTE)

1. Architetto, ingegnere, scultore, matematico, orafo e scenografo: Filippo Brunelleschi (Firenze, 1377 – Firenze, 1446) è stato uno dei più importanti artisti del primo Rinascimento.

È considerato il primo esempio di architetto moderno, coinvolto cioè non solo nella fase operativa e tecnica ma anche nel processo di progettazione. Se prima di lui l’architetto era poco più che un artigiano, una persona cioè in grado di dirigere i lavori, con Brunelleschi l’architetto diventa un artista vero e proprio, con conoscenze profonde nel campo della geometria, della matematica e della storia.

2. A Brunelleschi viene inoltre attribuita l’invenzione della prospettiva lineare centrica. Ovviamente, come tutte le innovazioni, anche la prospettiva lineare ha tanti padri, essendo frutto di studi e intuizioni che, un passo dopo l’altro, hanno portato al risultato che oggi possiamo ammirare.

Per prospettiva lineare centrica si intende la prospettiva con un unico punto di fuga, collocato sull’orizzonte, in cui convergono tutte le linee di profondità. In questo modo lo spettatore ha la percezione visiva illusoria della profondità e  tridimensionalità dei soggetti rappresentati. Come è evidente in quest’opera di Masaccio, alla cui realizzazione, secondo alcuni storici dell’arte, potrebbe aver contribuito lo stesso Brunelleschi.

Masaccio, Trinità (1424-1427 circa), Santa Maria Novella, Firenze
Masaccio, Trinità (1424-1427 circa), Santa Maria Novella, Firenze

3. Brunelleschi, insieme ad artisti come Masaccio, Lorenzo Ghiberti, Paolo Uccello e Donatello, è stato uno dei protagonisti del primo Rinascimento fiorentino. In particolare, Brunelleschi aveva un rapporto di amicizia particolare con Masaccio e Donatello.

L’amicizia con Brunelleschi è evidente dagli studi sulla prospettiva che hanno accomunato entrambi gli artisti, mentre l’amicizia con Donatello si cementò nel corso di un viaggio a Roma, che i due artisti intrapresero insieme nel 1402.

4. Ma torniamo alla biografia di Brunelleschi: Filippo di ser Brunellesco Lapi (questo il suo nome per esteso) nacque a Firenze nel 1377 e iniziò la sua carriera come orafo e scultore. Il suo primo successo è datato 1401, quando l’artista partecipò al concorso per la realizzazione della seconda porta del Battistero di Firenze, e lo vinse a pari merito con lo scultore Lorenzo Ghiberti. Nonostante ciò, il lavoro fu assegnato al solo Ghiberti che si rifiutò di collaborare con il collega a causa della evidente diversità dei loro stili.

Filippo Brunelleschi, Sacrificio di Isacco (formella per il concorso delle porte del battistero), 1401, Museo del Bargello, Firenze
Filippo Brunelleschi, Sacrificio di Isacco (formella per il concorso delle porte del battistero), 1401, Museo del Bargello, Firenze (CC BY 2.5)

5. Forse deluso dall’esito del concorso, Brunelleschi decise di lasciare Firenze e nel 1402 si recò a Roma in compagnia dell’amico Donatello. Fu un viaggio cruciale perché lì ebbe la possibilità di esplorare l’arte classica e studiare sia le sculture antiche, sia l’architettura, specialmente dal punto di vista della tecnica costruttiva. Quello con Donatello fu solo il primo dei numerosi viaggi che l’artista intraprese alla volta della Città Eterna.

6. C’è un interessante aneddoto raccontato dallo storico dell’arte Vasari che descrive bene il rapporto di amicizia tra Filippo Brunelleschi e Donatello, fatto di reciproca stima con qualche punta di sana polemica.

Il Vasari scrive infatti che quando Brunelleschi vide per la prima volta il Cristo crocifisso di Donatello, esposto in Santa Croce a Firenze, lo giudicò rozzo, in quanto il Cristo era rappresentato in maniera estremamente realistica, tanto da somigliare ad un “contadino”, più che al figlio di Dio. Per dimostrazione quindi, il Brunelleschi realizzò una sua versione della crocifissione, in cui venivano esaltate le proporzioni modulari, l’armonia del corpo nudo ed erano evidenziate l’eleganza e la gravitas,proprie dell’arte classica. Non sappiamo se questa storia sia vera, ma quel che è certo è che il Crocifisso di Brunelleschi (1410-1415), per lo studio attento delle proporzioni e delle forme, viene considerato un punto di riferimento per l’arte rinascimentale.

Filippo Brunelleschi, Crocifisso, 1410-1415, Cappella Gondi di Santa Maria Novella, Firenze
Filippo Brunelleschi, Crocifisso, 1410-1415, Cappella Gondi di Santa Maria Novella, Firenze (CC BY 2.5)

7. La consacrazione arriverà qualche anno dopo: nel 1418 Brunelleschi vinse la gara per la realizzazione della Cupola del Duomo di Firenze (chiesa di Santa Maria del Fiore). Fu l’inizio di un lunghissimo percorso che, iniziato nel 1420, si concluse solo nel 1436 con la creazione del suo capolavoro.

Il lavoro di Brunelleschi fu metodico e innovativo: il suo progetto era articolato in dodici punti precisi, con istruzioni per gli operai, misure e dati tecnici. Era la prima volta nella storia dell’architettura che i lavori venivano iniziati seguendo un progetto preciso, fin nei dettagli.

Lo stesso Brunelleschi diresse personalmente il cantiere, per verificare che le maestranze eseguissero alla lettera le sue indicazioni. Aveva inoltre progettato un sistema di carrucole e ponti di servizio in legno che, oltre a migliorare l’efficienza del lavoro, consentivano di portare il cibo agli operai senza che questi dovessero scendere dalle impalcature.

8. La cattedrale fu inaugurata il 25 marzo 1436 alla presenza di papa Eugenio IV. Su quella struttura meravigliosa spiccava la grande cupola del Brunelleschi che, al momento della costruzione era la cupola più grande del mondo. Ancora oggi rimane la più grande cupola in muratura mai costruita (il diametro massimo della cupola interna è di 45,5 metri, mentre quello dell’esterna è di 54,8), tanto da essere considerata la più importante opera architettonica mai edificata in Europa dall’epoca romana.

Ciò che colpisce, al di là della maestosità, è la pulizia, la chiarezza e l’ordine delle sue componenti, grazie alle proporzioni perfette delle misure delle parti che la compongono, che si ripetono in multipli e sottomultipli.

Filippo Brunelleschi, La cupola del Duomo di Firenze,
Filippo Brunelleschi, La cupola del Duomo di Firenze, 1436 (Fonte foto: Foto di Free-Photos da Pixabay)

9. Nel corso della sua carriera, Brunelleschi si dedicò alla realizzazione di altri progetti, nella città di Firenze.

Tra le sue opere più importanti spiccano l’Ospedale degli Innocenti (1419), destinato ad accogliere i bambini abbandonati; la Sagrestia Vecchia (1421-1428) di San Lorenzo; la Basilica di San Lorenzo (dal 1421); la Cappella de’ Pazzi in Santa Croce (dal 1429); la ristrutturazione della basilica di Santo Spirito (dal 1444).

Nel campo dell’architettura civile Brunelleschi progettò una serie di palazzi fiorentini; tra cui il famoso Palazzo Pitti (dal 1443 circa).

Filippo Brunelleschi, Cappella dei Pazzi, Firenze
Filippo Brunelleschi, Cappella dei Pazzi, Firenze (Fonte foto: Gryffindor – Opera propria, CC BY-SA 3.0)

10. I capolavori di Brunelleschi hanno contribuito a rendere Firenze una città unica, ma l’architetto viaggiò molto nel corso della sua carriera. Mantova, Ferrara, Pisa e Lucca: l’artista visitò molte città, sia per fornire i suoi servizi come artista, che per fornire consulenza nell’ambito dell’ingegneria urbana e militare.

Morì a Firenze nella notte tra il 15 e il 16 aprile del 1446. La sua tomba, venne inizialmente collocata in un loculo nel campanile di Giotto e trasferita solennemente in duomo il 30 settembre dello stesso anno. Nel corso dei secoli se ne persa la localizzazione e venne riscoperta solamente negli anni Settanta del Novecento, durante gli scavi sotto la cattedrale della Chiesa di Santa Reparata.

“Per il saggio nulla è invisibile” (Filippo Brunelleschi, 1377-1446)

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