In due minuti vi raccontiamo la storia del padre dell’impressionismo, delle sue opere en plein air e delle sue passione per le ninfee.

Claude Monet, 1899
Claude Monet, ritratto dal fotografo Nadar nel 1899

Ci sono artisti di talento, che intuiscono i desideri del pubblico e li soddisfano, spesso sono quelli che diventano ricchi e famosi; poi ci sono artisti visionari, che anticipano i tempi e rimangono nella storia: di norma questi diventano famosi solo dopo essere passati a miglior vita. Claude Monet si pone nel mezzo: diventa famoso quando ha ormai raggiunto la maturità, pagando da giovane la sua ribellione “impressionista” con una povertà nera che lo spinge a tentare il suicidio, lanciandosi nella Senna.

Per fortuna quella notte Monet cambia idea e decide di non arrendersi, altrimenti in una sola maledetta notte avremmo perso i più grandi capolavori dell’impressionismo: opere meravigliose in cui la forma di dissolve nei colori, acquistando forza e dinamismo, come solo accade quando la natura si specchia nel laghetto di un piccolo giardino, ornato di ninfee.

LA VITA E LE OPERE DI CLAUDE MONET: RIASSUNTO IN DUE MINUTI (DI ARTE)

1. Il pittore francese Claude Monet (Parigi, 1840 – Giverny, 1926) è considerato il padre dell’impressionismo. Il nome stesso di questa corrente artistica è infatti legato ad una sua opera: Impressione. Sole nascente. Ma questa è una storia più lunga, che racconto in un altro articolo che parla di arte e mare.

2. La passione per l’arte di Monet si manifesta negli anni dell’adolescenza. Da giovane infatti si dimostra abilissimo con le caricature che vende per poche monete. In questi anni incontra Eugène Boudin, artista già affermato, che con gentilezza e pazienza insegna al giovane Monet le basi per dipingere la natura e gli trasmetterà l’amore per la pittura en plein air.

Claude Monet, I papaveri
Claude Monet, I papaveri (1873), Museo d’Orsay

3. A sedici anni Monet decide di lasciare Le Havre, paese in cui i suoi si erano trasferiti quando era bambino e partire per Parigi con tele, pennelli e un piccolo gruzzolo racimolato con le caricature.

Lì conosce Courbet con cui nasce un’intensa amicizia. La prima esperienza parigina dura poco: a venti anni viene chiamato alle armi per il servizio militare (all’epoca durava setta anni se i familiari non pagavano per un “sostituto”). Chiede di essere inviato in Algeria ma dopo due anni si ammala di tifo ed è costretto a tornare in patria.

4. La famiglia, consapevole che quella di Monet per l’arte non è un’infatuazione passeggera, paga un sostituto che prenda il suo posto al fronte e lo sostiene nella sua nuova avventura a Parigi, a patto che venga seguito da un maestro. Nel 1862 entra a far parte dell’accademia di Charles Gleyre.

Claude Monet, La passeggiata
Claude Monet, La passeggiata (Camille Monet con il figlio Jean sulla collina) (1875), National Gallery of Art

5. A Parigi Monet si distingue, oltre che per le indubbie capacità artistiche, per l’eleganza, il carisma e il successo con le signore della città. Pare che un giorno abbia dichiarato: “Dormo solo con duchesse o domestiche. Preferibilmente con le domestiche delle duchesse. Qualsiasi via di mezzo mi spegne subito”.

6. Ad una personalità così forte vanno strette le rigide regole della pittura tradizionale, così insieme ad un gruppo di amici artisti lascia l’atelier per andare a dipingere all’aria aperta. Tra questi ci sono Camille Pissarro, Alfred Sisley, Frédéric Bazille e Pierre-Auguste Renoir, con il quale stringerà una lunga amicizia. Ancora non lo sapevano ma quei giovani stavano per dar vita all’impressionismo.

7. La prima mostra viene allestita nello studio parigino del fotografo Nadar. È il 1874 e Monet ha solo ventiquattro anni. La mostra è un fallimento. Segue un difficile periodo di gravi ristrettezze economiche: le opere degli impressionisti non vengono comprese e quindi raramente vengono acquistate. L’Europa inoltre non attraversa un periodo di grande prosperità e i primi a farne le spese sono gli artisti non ancora affermati.

Claude Monet, La Cattedrale di Rouen in pieno sole
Claude Monet, La Cattedrale di Rouen in pieno sole (1894), Museo d’Orsay

8. Monet però non si arrende e continua a dipingere. Nel 1883 si traferisce con la seconda moglie e i figli nel piccolo paese di campagna di Giverny per poter ritrarre la natura in completa libertà. È nel 1889 che alla sua arte viene dato lo spazio che merita con una mostra personale alla galleria Petit di Parigi. Da questo momento in poi verrà considerato uno dei grandi dell’arte francese.

9. A Gliverny comincia a dipingere una delle sue famose serie che ritrae Covoni di grano. Del resto Monet non era nuovo alla serialità nei suoi dipinti: famose sono le serie delle Cattedrali, dei Pioppi ma soprattutto quella delle Ninfee.

La scelta delle serie deriva dalla filosofia che anima la pittura di Monet: quella di ritrarre la natura così com’è, sempre in mutamento; per cui anche ritrarre sempre lo stesso soggetto non significa riprodurre lo stesso dipinto in quanto luce, vento e ombre restituiscono agli occhi dell’artista un soggetto sempre nuovo.

10. Le Ninfee è certamente il lavoro che più di tutti racchiude la costanza, lo studio e la tecnica di Monet. Comincia a lavorare a questo soggetto nel 1899 e vi dedicherà gli ultimi ventisette anni della sua vita. Proverà a dipingere anche quando la cataratta lo renderà quasi cieco, concentrato a ritrarre quel piccolo angolo del suo giardino con l’ambizione di catturare l’essenza e la fugacità della natura.

“Seguo la natura senza poterla afferrare; questo fiume scende, risale, un giorno verde, poi giallo, oggi pomeriggio asciutto e domani sarà un torrente.” (Claude Monet)

Claude Monet, Ninfee
Claude Monet, Ninfee, 1920-1926, Museo dell’Orangerie
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