Poesie, romanzi ma anche battaglie, duelli e tumultuose storie di amore… e su tutto, l’amore per la libertà e per la patria perduta: un riassunto in due minuti su Ugo Foscolo, maestro del neoclassicismo.

François-Xavier Fabre, Ritratto di Ugo Foscolo, 1813
François-Xavier Fabre, Ritratto di Ugo Foscolo, 1813

Duelli, battaglie, passionali storie d’amore, grandi ideali legati alla giustizia, alla bellezza e alla libertà e su tutto questo la nostalgia per la patria perduta: quella che vi stiamo per raccontare non è la trama di una serie Tv di successo ma è una biografia, piena di fatti accaduti davvero ad un’unica, sublime persona: Ugo Foscolo, tra i più grandi letterati italiani di sempre, maestro del necolassicismo e del preromanticismo.

Istintivo e passionale, la sua vita è contornata da grandi successi e cocenti delusioni… da grandi entusiasmi e profondo pessimismo, nei confronti degli uomini che troppo spesso vengono meno alla parola data: eppure è questo turbinio di emozioni che rende le poesie di Foscolo così vive e intense, intrise di un linguaggio aulico che fa pensare al mondo classico, a quella Grecia dove gli uomini diventano eroi e le donne hanno la bellezza di dee immortali.

LA VITA E LE OPERE DI UGO FOSCOLO:
RIASSUNTO IN DUE MINUTI (DI ARTE)

1. Ugo Foscolo (Zante, 1778 – Londra, 1827) è considerato uno dei più grandi poeti e letterati italiani. Tra i massimi esponenti del neoclassicismo e del preromanticismo, ha anticipato alcune delle tematiche del romanticismo ottocentesco.

Tra le sue opere più note ci sono il romanzo Le ultime lettere di Jacopo Ortis (1802) e famosi componimenti poetici, come Le Odi (1803), I sonetti (1803), Dei Sepolcri (1807) e Le Grazie (1812), dedicato allo scultore Antonio Canova.

Antonio Canova, Le Tre Grazie
Antonio Canova, Le Tre Grazie, 1813-1816, marmo, 182 cm, Museo dell’Ermitage, San Pietroburgo (CC BY-SA 2.5)

2. La vita di Ugo Foscolo è ricca di colpi di scena, di viaggi, battaglie ed eventi spesso tragici che la hanno resa simile ad un appassionante romanzo.

Tanto per cominciare, suo padre Andrea, che lavorava come medico sui vascelli, morì improvvisamente nel 1788 quando il giovane Ugo aveva appena dieci anni. La madre si trasferì a Venezia in cerca di fortuna, mentre Ugo e il fratello Giovanni rimasero a Zante, accuditi dalla nonna e dalla zia.

Compito arduo per le due donne, visto che Ugo aveva un carattere piuttosto focoso, tanto da venire espulso dal collegio per una rissa. Non solo: in un’altra occasione venne arrestato e trascorse una notte in carcere per aver forzato le porte del ghetto ebraico con lo scopo di “liberare” gli ebrei che vi erano rinchiusi.

3. All’età di diciassette anni, nel 1795, Foscolo lasciò Zante per raggiungere la madre a Venezia. Qui poté dedicarsi con passione allo studio dei classici presso le Scuole di San Cipriano a Murano, e cominciare a comporre le prime poesie.

Ciò gli permise di entrare nei salotti letterari veneziani. È qui che conobbe la contessa Isabella Teotochi Albrizzi, che il poeta Byron definì la “Madame Staël Veneziana”. Nonostante la notevole differenza di età (la contessa aveva quasi il doppio degli anni del poeta), di ceto sociale e di notorietà, tra i due nacque un’intensa storia di amore.

Élisabeth Vigée Le Brun, Ritratto di Isabella Teotochi Albrizzi dagli "occhi scintillanti", 1792
Élisabeth Vigée Le Brun, Ritratto di Isabella Teotochi Albrizzi dagli “occhi scintillanti”, 1792

4. Negli ambienti intellettuali veneziani in quegli anni si guardava con grande entusiasmo agli ideali della Rivoluzione Francese e alla figura di Napoleone, visto come colui che avrebbe liberato l’Italia dall’oppressore austriaco.

Primo tra tutti Ugo Foscolo, che nel 1797 gli  dedicò l’ode A Bonaparte e liberatore e poi, quando i francesi entrarono a Venezia nello stesso anno, si arruolò volontario tra i cacciatori a cavallo con il grado di tenente.

L’entusiasmo tuttavia si spense rapidamente. Nell’ottobre dello stesso anno Napoleone firmò con gli austriaci il Trattato di Campoformio, con cui la Francia cedeva Venezia all’Austria. Per Foscolo fu una delusione cocente, che gli causò una profonda crisi esistenziale. Tale scoramento lo spinse nel 1802 a scrivere il suo capolavoro: Le Ultime lettere di Jacopo Ortis.

Jacques-Louis David, Bonaparte valica il Gran San Bernardo, 1800-1803, Louvre, Parigi
Jacques-Louis David, Bonaparte valica il Gran San Bernardo, 1800-1803, Louvre, Parigi

5. Non fu l’unica notizia terribile con cui dovette fare i conti il poeta. Nel 1801 il suo amato fratello Giovanni, cresciuto con lui a Zante, morì a soli venti anni.

Tale lutto spinse Ugo Foscolo a scrivere uno dei suoi sonetti più toccanti: In morte del fratello Giovanni (1803). Nel testo emergono temi come l’esilio, l’amore per la patria lontana e la morte, che sola può portare pace. Questi temi verranno ripresi successivamente dagli artisti romantici.

6. Nonostante il “tradimento” di Napoleone, dopo un esilio volontario a Milano, Ugo Foscolo si arruolò nella Guardia Nazionale della Repubblica Cisalpina e combatté con le truppe francesi, fino a raggiungere il grado di capitano.

Fu ferito più volte, ma ciò non gli impedì di portare avanti l’attività intellettuale, pubblicando testi che sostenevano la nascita di una repubblica italiana indipendente, né tantomeno gli impedirono di condurre una intensa vita mondana. Grazie al suo charme infatti l’affascinante Ugo Foscolo conquistò il cuore di molte nobildonne italiane che ripagò rendendole immortali con i suoi versi.

7. Tra tutte queste avventure, Ugo Foscolo trovò anche il tempo di scrivere versi meravigliosi: è del 1807 la sua opera Dei Sepolcri, carme composto da 295 endecasillabi sciolti, scritto come reazione all’editto di Saint Cloud, che obbligava le città a porre i cimiteri al di fuori delle mura cittadine.

Tra il 1810 e il 1811 compose invece l’Ajace, tragedia in 5 atti che venne presentata al Teatro alla Scala di Milano nel 1811 ma ottenne scarso successo. Secondo alcuni, dovuto ad uno screzio che Foscolo ebbe mesi prima con il famoso poeta Vincenzo Monti, che lo rese inviso al mondo intellettuale milanese.

Andrea Appiani: Vincenzo Monti, 1809, Pinacoteca di Brera, Milano
Andrea Appiani: Vincenzo Monti, 1809, Pinacoteca di Brera, Milano

8. La goccia che fece traboccare il vaso e convinse Ugo Foscolo a lasciare per sempre Milano fu l’occupazione della città da parte degli austriaci, dopo la sconfitta di Napoleone a Waterloo.

Gli austriaci a dire il vero, offrirono anche a Foscolo un impiego come direttore di un giornale letterario ma il poeta rifiutò, preferendo l’esilio, prima in Svizzera e infine a Londra.

9. Proprio Londra fu teatro di un aneddoto che racconta bene la natura istintiva e passionale di Ugo Foscolo e il suo amore per i duelli. Pare infatti che l’irascibile Ugo non si tirava indietro quando si trattava di incrociare le pistole con un avversario che lo aveva offeso.

A Londra Foscolo aveva in casa tre serve, una delle quali era molto avvenente, tanto da fare innamorare follemente lo scrivano di Foscolo, un certo Graham. Il poeta però si imputò e impedì al suo collaboratore di poter frequentare la ragazza, fino a quando questi non reagì colpendolo alle spalle con un frustino. Foscolo, nonostante fosse ormai avanti con gli anni non esitò a sfidarlo a duello.

La leggenda vuole che nel corso del duello Graham mancò il bersaglio e il suo colpo di pistola andò a vuoto. A quel punto a Foscolo venne data l’occasione di giustiziare l’incauto rivale. Il poeta allora puntò la pistola al volto dell’avversario, ma poi preferì sparare il suo colpo nel cielo. Per lui la questione era stata già onorevolmente risolta.

Dipinto di Friedrich dal titolo "Viandante su mare di nebbia"
Caspar David Friedrich, Viandante su mare di nebbia, 1818, olio su tela, 98,4×74,8 cm, Hamburger Kunsthalle, Amburgo

10. Geniale, coraggioso, sensibile, affascinante… ma anche prodigo al punto di essere incapace di gestire i suoi guadagni. Gli ultimi anni di vita Foscolo li trascorse in povertà, assistito dalla figli Floriana che gli restò al fianco fino alla morte, avvenuta il 10 settembre del 1827 a quarantanove anni, a causa di una malattia respiratoria.

“Sol chi non lascia eredità d’affetti poca gioia ha dell’urna.”

Ugo Foscolo, 1778-1827


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