di Adele Adorni

Dalla Cina a New York, per poi tornare in patria per denunciare le censure del governo cinese dalle pagine del suo blog. In due minuti vi raccontiamo la storia di Ai Weiwei, artista dissidente

Artista poliedrico e attivista politico, Ai Weiwei nasce a Pechino nel 1957 da una famiglia di intellettuali. Il padre, Ai Qing era un poeta: per le sue idee, considerate sovversive, l’intera famiglia viene esiliata dal partito comunista in un campo di rieducazione militare nelle campagne del Deserto di Gobi fino al 1976.

Cinque anni dopo, nel 1981, Ai Weiwei lascia la Cina per trasferirsi a New York e iniziare il suo periodo di formazione artistica.

L'artista cinese Ai Weiwei
L’artista cinese Ai Weiwei con “i pezzi” della sua celebre opera “Sunflower Seeds” (2010)

Il periodo newyorkese di Ai Weiwei

A New York, Ai Weiwei è costretto a cambiare diverse case e a svolgere diversi lavori per potersi mantenere, sempre coltivando i suoi interessi e i suoi studi artistici, grazie a un percorso alla Art Students League di New York.

È in questo periodo che Ai Weiwei si innamora dell’arte concettuale di Marcel Duchamp e della Pop Art di Warhol. Sperimenta così il readymade e la fotografia, avvicinandosi nel contempo ad altre forme espressive: è regista, performer, designer, architetto ed esperto di arti visive.

Ai Weiwei a New York nel1986

Il ritorno in Cina

Nel 1993 Ai Weiwei deve tornare in Cina per accudire il padre gravemente malato. Quando rientra in patria è ormai un artista molto popolare tra i giovani, assetati di conoscere tutte le tendenze artistiche dall’America. Tra il 1994 e il 1997 pubblica tre volumi dedicati all’arte: The Black Cover Book (1994), The White Cover Book (1995) e The Grey Cover Book (1997).

L’arte di Ai weiwei coincide e consiste nel pensiero e nell’azione dell’artista stesso. Nella sua visione, arte e vita non possono essere scissi: devono necessariamente essere l’una espressione dell’altra. Questo principio, lo porta a combattere contro le restrizioni del regime comunista e a mettere a rischio la sua stessa vita pur di rimanere coerente con i propri valori e le proprie convinzioni.

QUI TROVI LA STORIA DI AI WEIWEI RACCONTATA IN 2 MINUTI

I tre volumi dedicati all’arte, pubblicati da Ai Weiwei negli anni Novanta

Ai Weiwei: artista del dissenso

Ai Weiwei crede fermamente che capitalismo e consumismo, in Cina, stiano annientando l’eredità culturale e artistica della nazione.

Per esprimere questo punto di vista sfrutta il potere dissacrante della performance: con Dropping a Han Dinasy Urn (1995) l’artista, indossando abiti tipici degli operai cinesi, simbolo del regime comunista, si fa riprendere mentre si lascia scivolare dalle mani un’urna cineraria cinese, distruggendo così in un istante 2000 anni di storia.

Ai Weiwei, Dropping a Han Dinasy Urn
Ai Weiwei, Dropping a Han Dinasy Urn

La nascita del blog

Ai Weiwei crede nel potenziale dei mezzi di comunicazione, e nello specifico di internet, come strumenti da impiegare al servizio della democrazia e della libertà di parola, per raggiungere il pubblico più ampio possibile, nessuno escluso.

Dal 2005 si dedica a un blog, nel quale non solo approfondisce e comunica al mondo la propria attività artistica, ma attraverso il quale esprime il suo dissenso nei confronti del governo cinese.

È tramite il blog che nel 2008 Ai Weiwei denuncia la responsabilità delle autorità nella morte di numerosi studenti, a seguito del terremoto che colpì il Sichuan nel 2008 e che causò il crollo di diverse scuole, costruite senza i necessari parametri di sicurezza.

Ma la libertà di espressione costa cara: il blog viene censurato e l’artista viene minacciato e malmenato dalla polizia cinese.

Ai Weiwei, Snake bag, 2008
Ai Weiwei, Snake bag, 2008

Il carcere

Ai Weiwei però non si arrende: nel documentario One Recluse del 2010, indaga e denuncia le pressioni politiche sul sistema giudiziario in Cina. L’anno dopo viene incarcerato con l’accusa di evasione fiscale, detenuto illegalmente per i primi 81 giorni di reclusione in un luogo sconosciuto.

L’arresto dell’artista scatena un’ondata di proteste e mobilitazioni a livello mondiale per il suo rilascio, che avviene solo nel 2015.

“My activism is a part of me. If my art has anything to do with me, then my activism is part of my art.”

Il periodo di detenzione lo porta alla realizzazione della sua opera S.A.C.R.E.D., un’installazione composta da sei box di ferro, simili a delle celle, in cui vengono riprodotte alcune scene di prigionia, suddivise in base a diversi temi: Supper, Accusers, Cleansing, Ritual, Entropy, e Doubt, dei veri e propri documenti viventi del periodo trascorso in carcere.

Per il suo impegno e le sue azioni a sostegno dei diritti umani, nel 2015 Ai Weiwei riceve da Amnesty International l’Ambassador Of Coscience Award. In particolare, a Lesbo si dedica in prima persona a documentare e denunciare il dramma dei migranti.

Ai Weiwei, S.A.C.R.E.D.
Ai Weiwei, S.A.C.R.E.D.

Ai Weiwei: una ricerca tra tradizione e contemporaneità

Quella che accompagna tutta l’esistenza di Ai è la necessità di comunicare in modo quanto più libero possibile e di riflettere senza confini o pregiudizi sul significato della sua cultura d’origine, delle tradizioni del suo paese, della politica e dell’arte stessa.

Questa ricerca assume forme visive diversificate, in un variegato panorama di progetti e collaborazioni, come quella realizzata con Illy, per cui l’artista disegna un set di tazzine da caffè di design nel contesto delle illy Art Collection.

Con questo progetto Ai weiwei riflette sul concetto di readymade e comunica con un pubblico diversificato, evocando al contempo la sua celebre opera Coloured Vases, eseguita nel 2010 e acclamata a livello internazionale.

In quest’opera l’artista applica su antichi vasi di ceramica due strati di vernice industriale a contrasto, dalle tonalità accese di giallo, rosso, verde, viola e blu: la sua intenzione è quella di costruire un rimando esplicito alla Rivoluzione culturale cinese, per confrontare il vecchio con il nuovo, aprire una riflessione sul potere ultimo della storia, che prevale sempre, anche quando non è immediatamente visibile.

QUI TROVI L’ARTICOLO SULLA MOSTRA DI AI WEIWEI A FIRENZE NEL 2016

Ai Weiwei, Coloured vases, 2010
Ai Weiwei, Coloured vases, 2010

“Because you are an artist, you have to associate yourself with freedom of expression.”

Ai Weiwei

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