In due minuti ti raccontiamo la storia del più grande poeta romantico italiano e la sua poetica, che parla di pessimismo cosmico e natura matrigna

A. Ferrazzi, Giacomo Leopardi, 1820 circa, Recanati, Palazzo Leopardi
A. Ferrazzi, Giacomo Leopardi, 1820 circa, Recanati, Palazzo Leopardi

Romantico, dotato di una sensibilità estrema e di un intelletto fuori dal comune: Giacomo Leopardi è tutto questo, ma leggendo la sua vita ti accorgi che è stato soprattutto un ragazzo a cui è stata sottratta la giovinezza. Un po’ per indole, ma soprattutto a causa del malessere fisico che lo ha accompagnato tutta la vita come la palla al piede accompagna i movimenti dei detenuti.

Un giorno, ad una ragazza che gli chiedeva cosa fossero quelle gobbe che aveva sulla schiena, il poeta risposte “Sono l’astuccio delle mie ali”. Mai risposta fu più vera. Era come se la sua anima grandiosa vivesse intrappolata in un corpo troppo debole e spingesse per volare via. Qualche volta ci riusciva, scivolando via sul foglio, e allora raccontava di mondi infiniti che si possono scorgere solo abbandonando l’essenza fisica per diventare puro spirito.

La storia di Leopardi è una lotta tra i limiti dell’essenza umana e uno spirito che non conosce barriere, costretto a soccombere di fronte alla potenza brutale di una natura maligna.

LA VITA E LE OPERE DI GIACOMO LEOPARDI:
RIASSUNTO IN DUE MINUTI (DI ARTE)

1. Giacomo Leopardi (Recanati, 1798 – Napoli, 1837) è considerato il miglior poeta dell’Ottocento italiano, ed una delle figure più importanti del romanticismo e della letteratura mondiale in generale.

Poeta, scrittore e filosofo: le sue opere sono profonde riflessioni sul senso dell’esistenza umana, che trovano sfogo nei suoi concetti chiave come quello del Pessimismo cosmico, della natura matrigna e nella ricerca del piacere.

2. Figlio del conte Monaldo Leopardi e della marchesa Adelaide Antici, il giovane Giacomo Leopardi sin da bambino mostrò un’intelligenza e una propensione per le arti umanistiche ben al di sopra della media.

Già a nove anni scriveva in latino e padroneggiava la metrica della poesia settecentesca mentre, quando era poco più di un ragazzino cominciò a studiare filosofia riuscendo, in pochissimo tempo, ad essere in grado di citare i classici a memoria.

La biblioteca nella casa di Leopardi a Recanati

3. La potenza del suo intelletto però non andava di pari passo con quella del suo fisico. Il povero Leopardi era infatti di salute cagionevole, e soffriva di una malattia ossea che dai sedici ai ventuno anni compromise irrimediabilmente il suo fisico, tanto da formare una coppia di vistose gobbe sulla sua schiena.

Un giorno, a chi gli chiedeva cosa fossero quelle protuberanze, il poeta rispose che si trattava dell’ “astuccio per le sue ali”. Di sicuro non gli giovarono gli anni che lui definì di “studio matto e disperatissimo” (dal 1808 al 1816) che il poeta trascorse chiuso nella biblioteca di famiglia, chino a studiare i classici a lume di candela.

4. Nel 1817, a diciannove anni, Leopardi cominciò a scrivere quello che conosciamo come lo Zibaldone, un diario in cui per tutta la vita appuntò pensieri, poesie riflessioni. Si tratta di una raccolta enorme (ben 4526 pagine) che racchiude il pensiero del letterato.

Il nome deriva da un piatto tipico della zona, composto da tanti ingredienti diversi, così come diversi sono i contenuti che compongono questo prezioso diario personale.

Elio Germano nei panni di Giacomo Leopardi nel film “Il giovane straordinario” (2014)

5. Tra i temi principali che troviamo alla base della poetica di Leopardi ci sono quelli della natura matrigna, del pessimismo cosmico e della ricerca del piacere. Volendoli spiegare in estrema sintesi (e semplificando molto).

– Per Leopardi la natura è matrigna perché insensibile alle sofferenze degli uomini. È qualcosa di meccanico che ha come unico obiettivo quello di perpetuare il ciclo nascita-vita-morte, incurante delle conseguenze e del dolore che cagiona all’uomo, destinato a perire sotto i suoi colpi.

– Strettamente collegato a questo concetto ci sono dunque quelli di pessimismo cosmico e ricerca del piacere. Secondo Leopardi l’uomo, essendo dotato di immaginazione, è votato alla ricerca di un piacere infinito, come soddisfazione di un desiderio illimitato. Purtroppo però il concetto di infinito è incompatibile con le regole della natura, per cui l’uomo è destinato ad una frustrante ricerca di un piacere che non potrà mai raggiungere, se non illusoriamente.

Da questo deriva l’infelicità, che diventa quindi condizione di tutti gli uomini che Leopardi definisce, appunto, “pessimismo cosmico”. Tale concezione è espressa in molte delle sue opere, ma soprattutto nel Dialogo della Natura e di un Islandese (1824).

Dipinto di Friedrich dal titolo "Viandante su mare di nebbia"
Caspar David Friedrich, Viandante su mare di nebbia, 1818, olio su tela, 98,4×74,8 cm, Hamburger Kunsthalle, Amburgo

6. Ma torniamo alla vita di Leopardi. Il giovane Giacomo, dall’animo irrequieto, nel 1819 tentò di fuggire dalla sua casa di Recanati, procurandosi anche un passaporto per il Regno Lombardo-Veneto, ma venne scoperto dal padre che bloccò il viaggio sul nascere. Seguirono mesi di depressione, durante i quali il poeta scrisse i Piccoli Idilli, raccolta di componimenti in cui troviamo capolavori come L’infinito, La sera del dì di festa e Alla luna.

La sua voglia di lasciare il “natio borgo selvaggio” venne soddisfatta nel 1822 quando il padre gli permise di trasferirsi a Roma, ospite dello zio. La città gli apparve “squallida e modesta”, ben lontana dall’idea che si era fatto con le sue letture. Restò solo pochi mesi prima di fare ritorno a Recanati.

7. Era solo il primo dei numerosi viaggi che Leopardi compì negli anni successivi. Nel 1825 infatti partì alla volta di Milano, per poi vivere a Bologna, Firenze e Pisa. Si manteneva eseguendo attività da letterato (traduzioni dal greco, commenti a testi, cura di antologie) per conto dell’editore Stella. Probabilmente, non veniva pagato molto per tutto questo lavoro, visto che nel 1828, sia per motivi di salute, sia soprattutto per problemi economici, fu costretto a tornare a Recanati.

Questi furono anni molto proficui per l’attività letteraria di  Giacomo Leopardi che nel 1827 scrisse le Operette Morali, opera di argomento filosofico, mentre tra il 1828 e il 1830 compose I Grandi Idilli, in cui figurano poesie meravigliose come il Sabato del Villaggio e A Silvia.

Elio Germano nei panni di Giacomo Leopardi nel film “Il giovane straordinario” (2014)

8. Sempre nel 1830 Giacomo Leopardi fece ritorno a Firenze e restò nella città toscana per tre anni, durante i quali si innamorò di Fanny Targioni Tozzetti. Per conquistarla, cominciò a raccogliere per lei autografi di personaggi illustri, visto che ne faceva collezione. Nonostante il suo impegno però il suo amore non venne ricambiato.

Per quanto la nobildonna apprezzasse l’intelletto del poeta, non ne era attratta. A quanto pare, in una corrispondenza con un’amica, ebbe a dire che il famoso letterato non curava molto la sua igiene, e stargli vicino non era un’esperienza molto piacevole. Ma qui entriamo nel gossip.

9. Nel lungo soggiorno fiorentino Giacomo Leopardi strinse amicizia con il poco più che ventenne Antonio Ranieri, esule napoletano che in seguito divenne senatore del Regno d’Italia. L’amico, quando tornò a Napoli, lo invitò a trasferirsi da lui.

Leopardi giunse a Napoli nel 1833 e, oltre che dalle bellezze della città, restò affascinato dal talento dei suoi pasticceri. A quanto pare spese un patrimonio in dolci, sorbetti e gelati (ma anche questo è un gossip!).

Inoltre conduceva una vita che mal si conciliava con le sue precarie condizioni di salute: passava giornate intere chino sui libri senza risparmiarsi, dormiva poco, beveva moltissimi caffè e la sua passione smodata per i dolci aggravava i problemi di stomaco che lo affliggevano sin da quando era ragazzo.

Giacinto Gigante (1806-1876), Marina di Posillipo

10. Fu durante gli anni napoletani che scrisse La Ginestra (1836) che prende spunto da questo fiore, che fiorisce anche sulla pietra lavica del Vesuvio, per dimostrare come la solidarietà nel dolore e la compassione siano l’unica opposizione dell’uomo alla natura matrigna. In questi versi, molti critici intravedono un segnale di speranza.

Si tratta della sua ultima poesia. Il 14 giugno del 1837, dopo un pranzo con l’amico Antonio, fu colpito da un malore a cui seguì una crisi d’asma che in poche ore lo uccise.

Tre opere di Giacomo Leopardi da ricordare

  • Zibaldone (1817 – 1832): è il diario personale di Leopardi, che raccoglie pensieri, riflessioni, versi e aforismi
  • Piccoli Idilli (1819-1821): raccolta di poesia, in cui spiccano L’infinito e La sera del dì di festa
  • Grandi Idilli (1828-1830): accolta di poesia, in cui spiccano Il sabato del villaggio e A silvia e La quiete dopo la tempesta

Un film per conoscere Leopardi

  • Il giovane favoloso (2014), regia di Mario Martone, con Elio Germano nei panni di Giacomo Leopardi

“La felicità consiste nell’ignoranza del vero” (Giacomo Loepardi)

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