Il puzzo della polvere da sparo, l’odore dolciastro del sangue, la fitta nebbia sulfurea, le grida, le bestemmie, il tonfo dei colpi di fucile e dei corpi che crollano al suolo senza vita. In quell’inferno di forche, baionette e sciabole il volto dell’amata scende come il volteggiare di un angelo sul campo di battaglia e gli ideali vacillano dinanzi al timore di non poterla più stringere a sé.

Enrichetta.

“Non partire”. Gli disse, presagendo la disfatta e quel tragico destino già segnato per l’amato ma non per quei ragazzi giovani, forti che lo avevano seguito nella folle impresa.

“Non è ancora tempo”. Lo pregò, ma lui non le diede ascolto convinto che il seme della rivolta covasse sotto una terra fertile aspettando solo la primavera per sbocciare.

Enrichetta.

Coraggiosa. Come quella spigolatrice che lo aveva avvicinato dopo lo sbarco. Gli uomini fuggivano ma lei no. Si era fatta ardita e gli aveva parlato, tenendogli la mano. Innamorata. Come Enrichetta, che lo aveva seguito sempre, nella fuga, nell’infamia, nei suoi folli ideali.

Il pensiero di perderla è un colpo di baionetta al cuore.

Cercava alleati nel regno, ha trovato nuovi nemici. Parole come patria, libertà, unità erano suonate strane e minacciose per un popolo da troppo sotto il giogo del padrone e i suoi compagni erano stati chiamati ladri, banditi o briganti.

Enrichetta.

Asserragliato sulla collina col fido compagno al suo fianco, vede il sole riflettersi sul metallo delle zappe, delle falci, delle forche. Capisce. Non la avrebbe più rivista. Prigioniero o morto, non sarebbe più tornato da lei.

Enrichetta. Addio.

Osserva il campo di battaglia. Vede i morti che prima di quella giornata maledetta erano giovani, forti, pensa a quello che ha perso. Tutto.

Un colpo di pistola lacera l’aria, e poi un altro. Quando i forconi arrivano, non trovano che i due corpi senza vita di Carlo Pisacane e Giovan Battista Falcone che col loro sangue innaffiano il seme di un paese che aspetta ancora primavera per sbocciare.

Sanza (SA), 2 luglio 1857.

Di: Marco Lovisco

Liberamente ispirato alla poesia La spigolatrice di Sapri di Luigi Mercantini, 1857

Racconto classificato secondo al concorso nazionale “Fratelli d’Italia – 150 anni di Unità

carlo pisacane_due minuti di arte
Giuseppe Sciuti, “Morte di Carlo Pisacane”, 1890
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