Due minuti per raccontare la vita dell’eroe della lotta alla mafia, dalla creazione del pool antimafia all’amicizia con Borsellino: per non dimenticare!

Giovanni Falcone
Giovanni Falcone

Un eroe è una persona che compie un’azione che non tutti sono capaci di compiere e lo fa per una causa oggettivamente buona, magari per salvare una persona in difficoltà o per difendere qualcuno o per proteggere qualcosa, come la giustizia. In un fumetto, in questo caso diventerebbe un supereroe.

Giovanni Falcone è un eroe, ma prima di tutto è un cittadino italiano, uno che ha combattuto la mafia con una mano legata dietro le schiena, un uomo che ha rinunciato a tutto per “spirito di servizio”, come disse in un’intervista. Falcone oggi è un eroe ma pochi mesi prima di morire era considerato una persona scomoda, uno che soffriva di manie di protagonismo e questo non va dimenticato: perché la mafia, prima che con la lupara, uccide con le parole, per delegittimare chi la combatte e lasciarlo solo. Ecco perché è importante ricordare Giovanni Falcone, eroe italiano.

LA VITA E LA LOTTA DI GIOVANNI FALCONE: RIASSUNTO IN DUE MINUTI (DI ARTE)

1. Giovanni Falcone (1939-1992) è stato un magistrato italiano. È considerato, con il collega paolo Borsellino uno dei più coraggiosi esponenti della lotta alla mafia. Sintetizzando possiamo definire Falcone un eroe della Repubblica Italiana.

2. Nasce nel rione Kalsa di Palermo, lo stesso che ha visto nascere il suo grande amico e collega Paolo Borsellino e alcuni mafiosi, tra cui il boss Tommaso Buscetta.

3. In un primo tempo Giovanni Falcone sembra destinato a intraprendere la carriera militare ma poi cambia idea, decidendo di iscriversi a giurisprudenza. Diventa magistrato nel 1964, a 25 anni.

Falcone Morvillo
Giovanni Falcone con la moglie Francesca Morvillo

4. Falcone usa nelle sue indagini un modo molto semplice eppure poco sfruttato per scoprire i legami mafiosi: segue il giro che compie il denaro. Una delle sue regole è: “Segui i soldi e troverai la mafia”.

5. Insieme ai giudici Antonio Caponnetto, Giuseppe Di Lello, Leonardo Guarnotta e Paolo Borsellino, mette in atto una strategia ideata dal giudice Rocco Chinnici (vittima di mafia) e cioè quella di istituire una vera e propria squadra composta da magistrati per indagare i fenomeni mafiosi: il cosiddetto “pool antimafia”.

6. Il pool antimafia nasce per vari motivi: innanzitutto per unire le competenze di vari professionisti impegnati in processi diversi, per ottenere una visione di insieme grazie a punti di vista diversi ma soprattutto per evitare che la morte di uno dei giudici per mano di mafia possa interrompere le indagini.

7. Giovanni Falcone ottiene il suo più grande successo il 16 dicembre del 1987 con il maxi processo di mafia che vedeva alla sbarra 474 imputati tra boss e politici e che si conclude con 19 ergastoli e 2.665 anni di carcere. I mafiosi speravano in un annullamento della sentenza da parte della Cassazione, come era sempre avvenuto in passato, con sentenze di condanna annullate per deboli vizi di forma. Falcone allora sostituisce il magistrato che fino a quel momento aveva presieduto la Cassazione, imponendo per i processi di mafia la rotazione dei giudici, in modo che gli imputati non potessero sapere il nome del magistrato che avrebbe presieduto la Corte. Risultato: la sentenza di Cassazione del 30 gennaio 1992 conferma tutte le condanne in modo definitivo. Quel giorno in aula scoppia una rivolta.

8. Il 21 giugno 1989 Giovanni Falcone scampa miracolosamente a un attentato nei pressi della villa affittata per le vacanze, situata sulla costa siciliana nella località palermitana denominata Addaura. Falcone sospettava che dietro il fallito attentato ci fossero uomini di mafia ed esponenti dei servizi segreti deviati.

Falcone LaRepubblica
La prima pagina de LaRepubblica del 23 maggio 1992

9. Oggi Giovanni Falcone è considerato un eroe, ma non è stato sempre così. Nel corso delle sue indagini è stato osteggiato da esponenti della politica e della stessa magistratura che lo accusavano di protagonismo, tanto che qualche giorno prima dell’attentato fatale Falcone dichiara ai suoi colleghi: “Mi hanno delegittimato, stavolta i boss mi ammazzano”.

10. Il 23 maggio 1992, mentre Falcone percorre l’autostrada A29 in direzione Palermo, la sua Fiat Croma e quella della scorta vengono fatte esplodere nei pressi di Capaci con 500 kg di tritoli posti sotto l’autostrada. Il giudice perde la vita insieme alla moglie Francesca Morvillo e agli uomini della scorta Schifani, Montinaro e Dicillo. Per l’attentato viene condannato il boss mafioso Giovanni Brusca.

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“La mafia non è affatto invincibile; è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine. Piuttosto, bisogna rendersi conto che si può vincere non pretendendo l’eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni”. (Giovanni Falcone)

Falcone Borsellino
Giovanni Falcone con il collega e amico di infanzia Paolo Borsellino
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