In due minuti racconto la vita di Galileo e le sue ricerche che hanno aperto la strada alla scienza moderna.

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Justus Sustermans, Ritratto di Galileo Galilei, 1636

Eppur si muove”. Non sappiamo con certezza se Galileo Galilei abbia mai pronunciato questa frase di fronte al tribunale dell’Inquisizione, quando fu costretto a rinnegare ciò su cui aveva duramente lavorato per lunghi anni. Un’umiliazione mortale per uno scienziato, soprattutto se è consapevole di essere nel giusto. Soprattutto se ha anche i mezzi per dimostrare in modo oggettivo e inconfutabile di essere nel giusto.

Non sappiamo se quella frase Galileo l’abbia pronunciata davvero, ma ci piace credere che fu così. In quella frase si condensa la forza della verità, opposta ad una violenza cieca, che non ammette repliche. Se il tempo non è stato gentile con l’uomo Galileo, di certo lo è stato con lo scienziato, i cui studi non solo hanno rivoluzionato solo il mondo delle scienze ma, come un fiume in piena, si sono riversati nella società, influenzando il pensiero dei filosofi e le opere degli artisti, che cominciarono a vedere il cielo con occhi nuovi.

Per questo oggi vi racconto la sua storia, perché quello che vediamo oggi alzando gli occhi non è un cielo normale, è il cielo di Galileo.

LA VITA E LE SCOPERTE DI GALILEO:
RIASSUNTO IN 10 PUNTI

1. Astronomo, fisico, filosofo, matematico, letterato: Galileo Galilei (Pisa, 1564 – Arcetri, 1642) è considerato il padre della scienza moderna. A lui dobbiamo anche il perfezionamento del telescopio. Tale intuizione, supportata dal suo metodo scientifico, gli permise di apportare un fondamentale contributo a sostegno della teoria eliocentrica, uno dei capisaldi della Rivoluzione Scientifica.

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Gaetano Previati, La danza delle ore, 1899

2. Per Rivoluzione Scientifica si intende una fase di straordinario sviluppo della scienza che ebbe inizio nel 1543 con la rivoluzione copernicana, e durò fino al 1687, anno di pubblicazione de I principi matematici della filosofia naturale di Isaac Newton.

Riassumendo, i capisaldi della Rivoluzione furono: la teoria copernicana, il metodo scientifico e la legge della gravitazione universale di Newton.

3. Nonostante Galileo sia passato alla storia come uno dei più grandi astronomi e fisici di sempre, suo padre (Vincenzo Galilei) aveva ben altri progetti per lui. Lo fece infatti iscrivere nel 1580 alla facoltà di medicina di Pisa, per assicurare al ragazzo una carriera ben remunerata.

Il giovane Galileo tuttavia mostrò subito il proprio interesse per la matematica, che lui considerava una scienza pratica, capace di indicare la soluzione per problemi meccanici o legati al movimento dei corpi. È in questi anni che fece le prime scoperte in ambito meccanico e idraulico.

John Massey Rhind, scultura di Galileo posta all'ingresso del museo Carnegie di Pittsburgh, Pennsylvania, USA (Foto di Daderot)
John Massey Rhind, scultura di Galileo posta all’ingresso del museo Carnegie di Pittsburgh, Pennsylvania, USA (Foto di Daderot)

4. A venticinque anni di età Galileo cominciò a insegnare matematica presso l’Università di Pisa ma la svolta della sua carriera avvenne nel 1592 quando ricevette la cattedra di matematica presso l’università di Padova. Lo scienziato visse nella città veneta per ben diciotto anni, che definì “li diciotto anni migliori di tutta la mia età”.

5. Nel suo studio di Padova Galileo creò una piccola officina nella quale eseguiva esperimenti e fabbricava strumenti che vendeva per arrotondare lo stipendio. Fu così che tra il 1605 e il 1609 cominciò a lavorare sul cannocchiale, strumento inventato in Olanda ma mai usato prima di allora per osservare la volta celeste.

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Galileo presenta il cannocchiale al senato di Venezia, Tribuna di Galileo, Museo della Specola, Firenze

6. Grazie a questo prezioso strumento, Galileo riuscì a osservare, con una precisione sconosciuta a quei tempi, la superficie della Luna e i suoi crateri, la via Lattea o i satelliti di Giove. Alla luce di queste scoperte pubblicò nel 1610 un trattato di astronomia rivoluzionario: il Sidereus Nuncius.

7. Galileo inviò la sua opera a Cosimo II de Medici che apprezzò molto il lavoro e lo convocò a Firenze assegnandogli una cattedra per insegnare. L’opera di Galileo destò scalpore e interesse, tra cui anche quello (poco benevolo) del tribunale della Santa Inquisizione.

Le pagine del Sidereus Nuncius in cui Galileo descrive con grande precisione la superficie lunare
Le pagine del Sidereus Nuncius in cui Galileo descrive con grande precisione la superficie lunare

8. La situazione peggiorò nel 1614 quando a Firenze il frate Tommaso Caccini lanciò contro i matematici moderni, e in particolare contro Galileo, l’accusa di contraddire le Sacre Scritture. In particolare la Chiesa riteneva particolarmente blasfema l’idea che fosse la Terra a ruotare intorno al sole e non viceversa, contrariamente a quanto affermato dai padri della Chiesa.

Galileo difese a lungo la sua teoria, spiegando che la Bibbia è una guida spirituale e non un trattato di scienze e che le sue osservazioni erano state condotte con il rigore del suo metodo scientifico, basato su: formulazione di ipotesi, raccolta di dati, osservazione, analisi e dimostrazione.

Tale principio, ancora valido ai giorni nostri, permette di conoscere la realtà in modo oggettivo, affidabile e verificabile.

Joseph-Nicolas Robert-Fleury, Galileo di fronte al Sant'Uffizio
Joseph-Nicolas Robert-Fleury, Galileo di fronte al Sant’Uffizio

9. La situazione tuttavia precipitò tra il 1624 e il 1630 quando Galileo pubblicò il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, opera attraverso la quale confutò, spiegandone le ragioni, le teorie del sistema tolemaico-aristotelico sostenuto dalla Chiesa dell’epoca, secondo cui la Terra era al centro dell’Universo e il sole e i pianeti le ruotavano intorno.

Questo segnò una rottura definitiva con la Chiesa che nel 1633 lo sottopose a processo e, minacciandolo di tortura lo costrinse ad abiurare le sue tesi. Lo scienziato pisano si sottopose a questa umiliante procedura che lo salvò dalla pena capitale ma lo costrinse all’esilio nel piccolo paesi di Alatri. Fu lì che scrisse quello che è considerata la sua opera più importante: Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze, pubblicata nel 1638 in Olanda.

10. Quattro anni dopo, nel 1642 Galileo morì, ma non il suo contributo allo sviluppo delle scienze e al modo in cui oggi ammiriamo la volta celeste.

Nel 1992, trecentocinquanta anni dopo la sua morte, Galileo ricevette quelle che possiamo considerare “scuse ufficiali” da parte della Chiesa Cattolica, grazie a papa Giovanni Polo II che sottolineò quanto la Chiesa avesse sbagliato nel perseguitare Galileo.

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