In due minuti vi raccontiamo la storia di uno dei grandi artisti dell’Art Nouveau, e dei suoi bellissimi ritratti di donne su manifesti e locandine.

Alfons Mucha (1860-1939)

È possibile trasformare la pubblicità in arte? Io sono convinto di sì, se viene affidata ad un grande artista, con uno stile inconfondibile, come quello di Alfons Mucha.  Se oggi vediamo con nostalgia e ammirazione i manifesti di inizio Novecento, il merito è suo, che ha trasformato in capolavori la promozione di spettacoli o prodotti, portando l’arte nelle strade, appesa ai muri delle case o tra le pagine dei giornali.

Non è stato l’unico a farlo, è vero, ma Mucha ha il merito di aver costruito un universo iconico che è vivo tuttora, a un secolo di distanza. Le donne che campeggiano sulle sue locandine sono diventate icone dell’Art Nouveau, con quei sorrisi contagiosi e una bellezza disarmante ma mai scontata. Le sue decorazioni floreali sono un bellissimo esempio dell’eleganza di quegli anni pieni di entusiasmo e di speranza.

Non è un caso che la morte di Mucha combaci con l’ascesa del nazismo, come se con la fine dell’artista fosse finita anche un’epoca di sorrisi suadenti, grazia floreale e donne leggiadre, che sembrano esser scese dall’Olimpo.

VITA E OPERE DI ALFONS MUCHA: RIASSUNTO IN DUE MINUTI (DI ARTE)

1. Alfons Maria Mucha (Ivančice, 1860 – Praga, 1939) è stato un pittore e uno scultore ceco, tra i principali esponenti dell’Art Nouveau (in Italia “Stile Liberty”).

Biscuits Lefèvre-Utile by Alphonse Mucha (1896)
Biscuits Lefèvre-Utile, manifesto pubblicitario di Alphonse Mucha (1896)

2. Mucha può essere ritenuto uno dei precursori dell’arte grafica, visto che in molte delle sue opere, realizzate per pubblicizzare spettacoli o prodotti, oltre ad una notevole capacità ritrattistica è evidente l’attenzione alla decorazione dello spazio volta a creare manifesti di grande eleganza e dallo stile inconfondibile.

Le bellissime donne ritratte nelle sue opere, dal sorriso radioso e sensuale, sono considerate un’icona della Belle Epoque.

Alfons Mucha, manifesto viaggio, Monaco Montecarlo
MNAC 56

3. Il primo approccio al mondo dell’arte avvenne a diciotto anni circa, quando il giovane Alfons Mucha nel 1878 si traferì a Vienna per studiare e per mantenersi agli studi cominciò a realizzare scenografie teatrali per la compagnia Kautsky-Brioschi-Burghardt.

Un evento tragico tuttavia pose fine a questa carriera. L’8 dicembre 1881 un tremendo incendio colpì il teatro devastandolo e uccidendo 449 persone. La compagnia, in grande difficoltà economica, fu costretta a rinunciare alla collaborazione con il giovane artista.

4. L’incontro con una persona speciale segnò però una svolta nella vita di Mucha. Lavorando come ritrattista nel piccolo paese di Mikulov venne notato dall’influente conte Eduard Khuen-Belasi che rimase così colpito dal suo talento da assegnargli la decorazione di alcuni suoi castelli in Moravia.

Grazie al sostegno del conte Mucha nel 1885 riuscì a iscriversi alla prestigiosa Accademia delle belle arti di Monaco di Baviera e, successivamente, a trasferirsi a Parigi per completare gli studi all’Académie Julian.

Alfons Mucha, Manifesto pubblicitario per la Bieres de la Muse
Alfons Mucha, Manifesto pubblicitario per la Bieres de la Muse

5. Il passaggio a Parigi fu dirompente nella vita di Alfons Mucha. Era qui che vivevano i più grandi artisti dell’epoca, come Paul Gauguin, con cui Mucha strinse un’importante amicizia. Fu negli anni parigini che Mucha cominciò a diventare famoso come illustratore per riviste pubblicitarie.

6. Un altro incontro tuttavia, determinò una svolta decisiva nella carriera di Mucha: quello con l’attrice Sarah Bernhardt, che ritrasse in un manifesto teatrale per il dramma Gismonda, nel 1894. L’attrice rimase così colpita dal lavoro di Mucha, che stipulò con l’artista un contratto di 6 anni (1895-1900) durante il quale l’artista realizzò altre sei locandine che avevano per protagonista la Bernhardt.

Questa collaborazione contribuì a rafforzare l’immagine dell’attrice e diede grande notorietà all’artista, che in poco tempo ottenne commissioni per la creazione di manifesti pubblicitari per le più importanti aziende dell’epoca (Nestlé, Moët & Chandon ecc.).

7. È del 1896 uno dei suoi capolavori: Le quattro stagioni, in cui emerge tutta l’eleganza della decorazione e la sensibilità nel ritrarre donne di una bellezza leggiadra ed eterea ma al contempo dotate di intrigante sensualità.

Agli inizi del nuovo secolo la fama di Mucha era ormai consolidata, tanto che nel 1901 l’artista ricevette la Legion d’Onore, la più alta onorificenza della Repubblica Francese.

Alfons Mucha, Le 4 stagioni, 1896
Alfons Mucha, Le 4 stagioni, 1896

8. Ma nel 1904 Alfons Mucha era già pronto ad affrontare una nuova sfida e partì per New York. Ci restò solo tre mesi, ma tra il 1905  e il 1910 tornò in America più volte, portando con sé la novella sposa Maria Chytilova, con cui era convolato a nozze nel 1906. La loro prima figlia Jaroslava, nacque proprio a new York, nel1906.

9. Al rientro dagli Stati Uniti, dal 1911 poté dedicarsi al suo capolavoro: L’epopea slava. Si tratta di un ciclo pittorico formato da venti grandi tele (6×8 metri) che raccontano la storia dei popoli slavi.

L’opera, completata nel 1928 rappresenta il profondo legame tra l’artista e la sua patria, la Moravia (che poi sarebbe entrata a far parte della Cecoslovacchia con la fine dell’impero Austroungarico nel 1918). 

Alfons Mucha, L'epopea slava, 1911-1926
Alfons Mucha, L’epopea slava, 1911-1926

10. In Europa però avanzava l’ombra minacciosa nel nazismo e nel 1939 l’esercito di Hitler conquisto la Cecoslovacchia. Alfons Mucha era un rispettato artista ormai settantanovenne, ma il suo patriottismo non poteva essere tollerato dall’esercito invasore. Gli uomini della Gestapo (la polizia segreta del Fuhrer) arrestarono il pittore lo sottoposero ad un severo interrogatorio, prima di rilasciarlo.

Fu un colpo duro per l’artista, che morì pochi mesi dopo, stroncato da un’infezione polmonare. Al funerale un folta folla accompagnò l’artista nell’ultimo viaggio, per rende omaggio all’artista che aveva trasformato i manifesti pubblicitari in capolavori senza tempo.

Una delle meravigliose opere di Mucha in mostra a Trieste nel 2017

Sono felice di aver creato un’arte per le persone e non per i salotti privati. Un’arte economica, accessibile al grande pubblico, che trovava casa sia nelle famiglie povere che negli ambienti benestanti. (Alfons Mucha)

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