In due minuti vi raccontiamo la storia del premio nobel per la letteratura, del suo pensiero permeato da un amaro umorismo.

Luigi Pirandello, vita e opere

La prima volta che ho letto Uno, nessuno e centomila ho subito pensato al dipinto Golconda, realizzato da Magritte nel 1953 (immagine sotto). Quella pioggia di uomini tutti uguali mi ha fatto pensare all’identità e all’illusione di crederci tutti diversi mentre forse, agli occhi degli altri, siamo indistinguibili.

Nelle sue opere Pirandello affronta proprio il tema dell’io e del “Chi siamo?”, con sottile ironia e drammatico umorismo, lasciandoci molte domande e poche risposte. La grandezza del letterato siciliano è stata quella, comune a tutti i grandi artisti, di realizzare opere che risultano sempre contemporanee, immuni allo scorrere degli anni.

La sua ricerca dell’io, del “come ci vedono gli altri” e di “come vogliamo essere visti” è quanto mai attuale nell’epoca dei selfie e dei social, con cui cerchiamo strenuamente di costruire i nostri personaggi per pilotare l’immagine che gli altri si formeranno di noi. Lo facciamo, col rischio di illudere anche noi stessi, credendo di essere diversi da quello che siamo, finendo per perdere la nostra “unicità” diventando “nessuno o centomila”, tutti uguali, apparentemente perfetti, come nel dipinto di Magritte.

René Magritte, Golconda, 1953, olio su tela, 1×100 cm, Menil Collection, Houston, Texas
René Magritte, Golconda, 1953, olio su tela, 1×100 cm, Menil Collection, Houston, Texas

LA VITA E LE OPERE DI PIRANDELLO: RIASSUNTO IN DUE MINUTI (DI ARTE)

1. Scrittore, drammaturgo e poeta, il siciliano Luigi Pirandello (Agrigento,1867 – Roma, 1936) è considerato uno dei più grandi letterati di sempre. È uno dei sei intellettuali italiani che nel corso della storia ha avuto l’onore di essere stato insignito del premio Nobel per la letteratura; gli altri sono Giosuè Carducci, Eugenio Montale, Grazia Deledda, Salvatore Quasimodo e Dario Fo.

2. Figlio di Stefano Pirandello e Caterina Ricci-Gramitto, il giovane Pirandello poteva vantare un nonno che era stato un esponente di spicco dei moti siciliani del 1848-1849 e un padre che nel 1860 aveva indossato la divisa rossa dei garibaldini.

La sua famiglia apparteneva alla borghesia, arricchitasi grazie al commercio e all’estrazione dello zolfo. I genitori auspicavano per il figlio una carriera da imprenditore nell’azienda di famiglia e il giovane Luigi, a dire il vero, ci andò vicino quando si invaghì della bella cugina Lina e iniziò a lavorare nell’azienda di casa per guadagnarsi il diritto di corteggiarla. Per nostra fortuna quel matrimonio non ci fu mai e Pirandello si lanciò nella letteratura, passione che nutriva fin dall’età di undici anni.

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Una zolfatara nella Sicilia di inizio Novecento

3. A diciannove anni Pirandello cominciò l’università a Palermo, per trasferirsi subito dopo a Roma. Nella capitale non restò poi molto tempo. Già dopo pochi mesi riuscì a litigare con il rettore, cosa che lo costrinse a lasciare l’ateneo per completare gli studi a Bonn, in Germania.

Nel 1892 tornò in Italia, in tempo per incontrare ad Agrigento Maria Antonietta Portulano, figlia di un socio del padre. I due si sposarono due anni dopo, non si sa se per autentica passione o mero interesse economico, visto che grazie alla ricca dote di lei la coppia poté permettersi di trasferirsi a Roma, cosa a cui lo scrittore ambiva da trempo. Quel che è certo è che i due si vollero bene… almeno all’inizio della loro storia.

4. La situazione precipitò nel 1903. Un allagamento e una frana rasero al suolo la miniera di zolfo della famiglia Pirandello, in cui la coppia aveva investito i risparmi. Luigi Pirandello e la moglie Maria Antonietta persero tutto.

Ciò nonostante, Pirandello riuscì a pubblicare nel 1904 il Fu Mattia Pascal, romanzo grazie al quale acquisì una certa notorietà presso il pubblico, anche se fu ignorato dalla critica.

Maria Antonietta Portulano
Maria Antonietta Portulano, moglie di Pirandello

5. Per fortuna dal 1987 Pirandello aveva unao stipendio sicuro come insegnante all’Istituto superiore di magistero femminile. Se questo poteva costituire un toccasana per le magre casse della famiglia, non lo era di certo per la tranquillità della coppia. La moglie di Pirandello, Maria Antonietta era infatti maniacalmente gelosa del marito e soffriva molto delle maldestre advances delle studentesse nei confronti di Luigi, in quegli anni un affascinante scrittore in carriera.

La situazione peggiorò sempre più e la gelosia della moglie divenne patologica, tanto che Maria Antonietta iniziò a sospettare anche della loro figlia Lietta che per questo arriverà un passo dal suicidio. La leggenda vuole che un giorno Pirandello fu svegliato nel cuore della notte da un rumore: era sua moglie che si stava avvicinando a lui con un coltellaccio da cucina. Probabilmente non aveva buone intenzioni!

Quando la situazione nel 1919 divenne insostenibile, Pirandello fu costretto a farla ricoverare in un ospedale psichiatrico.

6. Il successo vero e proprio Pirandello lo ottenne con il teatro, anche se uno dei suoi capolavori Sei personaggi in cerca di autore, quando esordì al Teatro Valle di Roma nel 1921 fu un fiasco, tanto che il pubblico attese l’uscita sulla scena dell’autore per urlargli contro “Manicomio! Manicomio!”.

Per fortuna Pirandello non si diede per vinto e ci donò altri grandi spettacoli come Enrico IV (1992), L’uomo dal fiore in bocca (1923) e Questa sera si recita a soggetto (1930). Tra i suoi capolavori non possiamo non citare Così è (se vi pare), opera teatrale del 1917.

Pirandello con la sua compagnia teatrale

7. Uno dei punti più oscuri della vita di Pirandello fu la sua adesione al fascismo. L’artista infatti si iscrisse al PNF nel 1924, anno del delitto Matteotti, quando cioè molti intellettuali cominciavano a prendere le distanze dal partito che aveva mostrato il suo vero volto, violento e repressivo.

C’è addirittura chi sostiene che lo scrittore lo abbia fatto proprio per andare in controtendenza e per dimostrare la sua capacità di essere al di sopra della morale comune, oppure, più prosaicamente, aderì al partito per ottenere i fondi per la compagnia teatrale che stava fondando. La verità non la sapremo mai, ciò che sappiamo è che, pur essendo iscritto al partito, fu spesso molto critico nei suoi confronti, tanto che Mussolini arrivò a farlo “spiare” dalla polizia politica.

8. Nel 1934 giunse anche la consacrazione artistica, quando Pirandello venne insignito del Premio Nobel “per il suo ardito e ingegnoso rinnovamento dell’arte drammatica e teatrale”.

Qualche anno prima, nel 1926 ci era andato vicino, ma in quell’occasione vinse la scrittrice Grazia Deledda, unica scrittrice italiana ad aver ottenuto questa onorificenza.

PIrandello Nobel

9. Non si può non parlare di Pirandello senza citare l’ “umorismo pirandelliano”, presente in molti dei suoi capolavori. L’umorismo, per Pirandello, è un particolare modo di vedere la realtà, che va in profondità, lasciando infine un senso di amarezza.

Pirandello distingueva infatti l’umorismo dalla “comicità”, istintiva e superficiale. La risata comica infatti nasce dal fatto che lo spettatore avverte un contrasto tra l’apparenza e la realtà, tra ciò che vede e ciò che dovrebbe essere.

Es. una vecchia signora con i capelli tinti di blu fa ridere perché sono le ragazze giovani che spesso si tingono i capelli, non gli anziani

L’umorismo però va in profondità e si chiede “perché quella signora ha i capelli blu?”. Spesso la risposta non fa ridere, perché interroga le insicurezze, le debolezze o i drammi dell’essere umano. Per restare in tema: magari la signora così si illude di essere ancora giovane, perché ha paura di invecchiare e poi morire.

Fa ridere un po’ meno vista così, non è vero?

10. Altri temi fondamentali per comprendere Pirandello sono quelli delle “maschere” e della “crisi dell’io”, argomenti trattati anche in psicologia, materia che lo scrittore studiò a lungo, soprattutto per cercare di comprendere la patologia della moglie.

Entrambi i temi sono protagonisti del romanzo Uno nessuno e centomila (1926), dal quale emerge una profonda angoscia dell’esistere temperata da un amara ironia.

Le maschere citate da Pirandello sono quelle che ogni giorno siamo costretti ad indossare per nascondere chi siamo realmente e farci accettare dalla società e dalle persone che conosciamo. In questo modo adattiamo il nostro essere in base ai nostri interlocutori, col risultato di essere sempre diversi ma senza un’identità ben precisa. Chi siamo quindi?

“Ciò che conosciamo di noi è solamente una parte, e forse piccolissima, di ciò che siamo a nostra insaputa.” (Luigi Pirandello)

Luigi Pirandello

 

 

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2 Comments »

  1. Assolutamente! 🙂 Il bello dell’ironia di Pirandello sta nella sua contemporaneità. Credo sia ciò che distingue i grandi scrittori dagli altri sia proprio la capacità di restare sempre attuali. Buon pomeriggio… e buona lettura!

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