In due minuti vi raccontiamo la storia di uno dei massimi esponenti della street art, le cui opere mettono a nudo l’ipocrisia del capitalismo, lanciando una sfida all’establishment.

Graffito di Banksy dal titolo "Flower Thrower", East Jerusalem
Banksy, Flower Thrower, East Jerusalem

Banksy è un supereroe: non sai quando colpirà, sai che si schiererà dalla parte dei più deboli e non sai chi sia nella vita reale, anche se qualcuno è convinto di averlo scoperto (ed è un peccato). Esponente di spicco della street art, le sue opere colpiscono al cuore l’ipocrisia di un sistema capitalistico che premia chi ha già vinto in partenza e punisce chi infrange le regole, quelle scritte dai vincitori affinché nulla cambi, con i ricchi sempre più ricchi e i poveri a un passo dal suicidio.

I murales di Bansky colpiscono prima di tutto perché hanno una forza e un impatto immediato sullo spettatore, che in un attimo vede rovesciate le sue certezze. Le sue opere sono una sfida all’establishment, sono il grido di battaglia di chi non ha voce per difendere i propri diritti: ma quello di Banksy è un grido di battaglia ironico, è come lanciarsi alla carica al suono di una chitarra rock, piuttosto che al battito di un tamburo.

L’ARTE DI BANKSY: RIASSUNTO IN DUE MINUTI (DI ARTE)

1. Banksy è il nickname di uno dei più importanti esponenti mondiali della street art. Non si sa molto circa la sua identità ma le sue prime opere sono comparse a Bristol, in Inghilterra. I suoi graffiti, realizzati con la tecnica dello stencil, sono permeati da una tagliente ironia e danno un interessante e originale punto di vista su questioni che riguardano la politica, l’etica e la cultura.

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Banksy, The mild mild west, Bristol

2. La tecnica dello stencil consiste nel riprodurre uno stesso disegno in serie, grazie ad un modello in cartone che viene poggiato sulla superficie e usato come stampo per l’opera che viene realizzato con vernice spray. È un modo per realizzare un’immagine in modo economico e soprattutto rapido, dettaglio essenziale quando si realizzano murales in luoghi in cui non si ha il permesso per farlo.

3. I soggetti preferiti da Bansky sono le scimmie, i poliziotti, i soldati, i vecchi, i bambini e i ratti con cui ha invaso le città, con la serie conosciuta come “rats”. Ha cominciato con i muri di Bristol, per poi conquistare città come Londra, Parigi e New York. La scelta di rappresentare ratti non è casuale: i topi infatti sono piccoli, brutti e a prima vista insignificanti ma sono stati in grado di distruggere interi sistemi sociali, apparentemente invincibili.

Uno dei celebri "rats" di Banksy, realizzato su un muro di Melrose Avenue a Los Angeles
Uno dei celebri “rats” di Banksy, realizzato su un muro di Melrose Avenue a Los Angeles

4. In effetti molte opere di Banksy si trovano a Bristol; una di queste, Mobile Lovers (2014) è stata realizzata sulle pareti del “Broad Plain Boys Club” un luogo di incontro e ricreazione per i bambini e i ragazzi di Bristol che rischiava la chiusura per motivi economici. Banksy, dopo aver realizzato il murale ha inviato un certificato di autenticità assegnando la proprietà dell’opera all’associazione, spiegando che questo era il suo modo per aiutarli economicamente. L’opera è stata infatti valutata 400.000 sterline.

Banksy, Mobile Lovers
Banksy, Mobile Lovers, Bristol, 2014

5. Nel 2005 Banksy si introduce di soppiatto nei più importanti musei del mondo (il Metropolitan e il Moma di New York, il Brooklyn Museum, la Tate Gallery di Londra e il Louvre di Parigi) e incolla con l’adesivo alcune delle sue dissacranti opere, mimetizzate con i dipinti circostanti. Una di esse ritrae un generale somigliante a Lafayette con una bomboletta spray che pare abbia appena scritto “No war” su di un muro. In una lettera inviata al New York Times l’artista spiega di aver risparmiato il Guggenheim perché intimidito dai capolavori in mostra: “Avrei dovuto apparire tra due Picasso – racconta – e non sono abbastanza bravo per reggere il confronto”.

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L’opera di Banksy al Brooklyn Museum

6. Sempre nel 2005 Banksy realizza delle opere in Cisgiordania, sulla barriera di separazione costruita dall’esercito israeliano per isolare i palestinesi dagli israeliani (ufficialmente per prevenire il terrorismo). In questi murales l’artista usa la tecnica del trompe-l’œil, dando l’illusione che nel muro ci siano degli squarci che permettono di vedere cosa c’è dall’altra parte.

Una delle opere realizzate da Banksy sul muro di divisione in Cisgiordania
Una delle opere realizzate da Banksy sul muro di divisione in Cisgiordania

7. In Italia ad oggi (marzo 2016) è presente una sola opera di Banksy: è conosciuta come la “Madonna con la pistola” e si trova a Napoli, in piazza Gerolomini. Nel 2010 l’artista britannico aveva tracciato sui muri della città partenopea un’altra opera, un’interpretazione della santa Teresa del Bernini, cancellata però da un writer locale che l’ha coperta con un suo murales.

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La “Madonna dell pistola” di Banksy, realizzata a Napoli

8. Nel 2016 Banksy realizza nel campo profughi di Calais un murales che rappresenta Steve Jobs nei panni di un profugo, con un sacco in spalla e un vecchio Macintosh in mano. Il padre biologico di Jobs è infatti Abdulfattah John Jandali, migrante siriano, rifugiato negli Stati Uniti. Il giovane Steve venne poi adottato in tenera età da una coppia di armeni-americani.

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Il ritratto di Steve Jobs, realizzato da Banksy nel centro profughi di Calais, in Francia

9. Nell’estate 2015 realizza con altri artisti Dismayland, un’installazione artistica in riva al mare nella località turistica di Weston-super-Mare nel Somerset, in Inghilterra. Dismailand si presenta come un parco della Disney in rovina, con castelli distrutti, principesse defunte e guide turistiche annoiate. Nonostante la lettura a prima vista ironica dell’iniziativa, il parco realizzato da Banksy mette in luce l’ipocrisia di una società che con l’entertainment e i suoi mondi immaginari prova a nascondere problemi reali e ingiustizie sociali.

10. Nel marzo 2016 gli scienziati dell’università Queen Mary di Londra hanno pubblicato uno studio in cui affermano di aver scoperto la vera identità di Banksy: si tratterebbe di Robin Gunningham, artista inglese di 42 anni. Per scoprirlo hanno utilizzato una tecnica di localizzazione geografica usata nella lotta al terrorismo.

Nel giugno del 2017 invece, nel corso di un’intervista radiofonica il dj inglese Goldie pare abbia rivelato, senza volerlo, la vera identità di Banksy: si tratterebbe di Robert Del Naja, leader dei Massive Attack, popolare gruppo musicale di Bristol. Robert e Goldie sono amici e questo avvalorerebbe la dichiarazione.

Non si hanno tuttavia certezze, ciò che è certo è che finora Banksy è stato apprezzato (e amato) per le sue opere e poco importa il nome di chi le abbia realizzate.

“Non so perché le persone siano così entusiaste di rendere pubblici i dettagli della loro vita privata, dimenticano che l’invisibilità è un super potere.” (Banksy)

Una delle opere più famose di Banksy, realizzata su di un muro di South Bank a Londra, nel 2007
Una delle opere più famose di Banksy, realizzata su di un muro di South Bank a Londra, nel 2007
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4 Comments »

    • In Italia io ammiro moltissimo le opere di Blu, artista che ha reso unici i muri di Bologna e di molte città in Italia e nel mondo. Purtroppo nel capoluogo emiliano ormai è un po’ difficile trovare le sue opere… 😦

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