In due minuti vi raccontiamo la storia di uno dei più importanti artisti spagnoli, autore di capolavori come “3 maggio 1808” e “La maya desnuda”.

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Francisco Goya, Autoritratto nella bottega, 1790-95, Olio su tela, 42 x 28 cm, Museo de la Real Academia de San Fernando, Madrid

Francisco Goya con le sue opere ha dimostrato che la consapevolezza rischia spesso di ricoprire la realtà di una patina scura, piuttosto che rischiararla, perché ci sono demoni nascosti negli anfratti dell’animo umano che dovrebbero restare nell’ombra ma in alcune circostanze vengono fuori con l’impeto di una fiume in piena; come durante una guerra, da sempre rappresentata dagli artisti attraverso gli atti di coraggio e le divise sgargianti dei soldati, celando l’essenza della realtà. Probabilmente questi artisti la guerra non l’hanno mai vista, Goya sì.

Per questo possiamo dividere le opere di Goya in due periodi che mostrano ai posteri un artista completamente diverso, in cui a fatica si comprende il legame tra le opere dell’artista giovane e i dipinti di quello maturo. C’è un Goya spensierato, che non sa cosa siano malessere fisico e crudeltà, e c’è un Goya maturo, ormai sordo, che ha visto la guerra bussare alla sua porta con il suo macabro fardello fatto di crudeltà ed efferatezze e gli ha aperto, perché un artista ha il dovere di guardare nell’abisso e raccontare ciò che ha visto, anche costo di diventare pazzo, anche a costo di rimanere sordo.

LA VITA E LE OPERE DI FRANCISCO GOYA: RIASSUNTO IN DUE MINUTI (DI ARTE)

1. Francisco Goya (1746 – 1828), pittore e incisore spagnolo, è considerato uno degli artisti più importanti del XVIII e XIX secolo, grazie alla sua capacità di ritrarre la drammaticità dell’esistenza umana con un realismo che colpisce violentemente lo spettatore.

2. A quattordici anni Goya frequenta come apprendista lo studio del pittore José Luzán y Martínez a Saragozza, ma la sua carriera di artista comincia nel 1763 quando si associa allo studio madrileno dei fratelli pittori Francisco e Ramón Bayeu y Subias a cui resterà molto legato. Nel 1773 infatti sposerà la loro sorella Josefa. La donna rimarrà incinta ben venti volte ma solo uno dei figli di Josefa e Francisco raggiungerà l’età adulta.

3. Grazie all’intercessione dell’amico Francisco Bayeu, Goya nel 1774 fa il suo ingresso alla corte di Spagna, lavorando agli arazzi nei laboratori reali di tappezzeria.

Francisco Goya nell’arco della sua vita passerà indenne attraverso quattro sovrani e due rivoluzioni, camminando in equilibrio sul sottile filo della diplomazia in un periodo di tumulti e violenze.

Francisco Goya, La famiglia di Carlo IV, 1800-1801, olio su tela, 280×336 cm, Museo del Prado, Madrid
Francisco Goya, La famiglia di Carlo IV, 1800-1801, olio su tela, 280×336 cm, Museo del Prado, Madrid

4. I dipinti che Goya realizza nei primi anni della sua carriera brillano per allegria e spensieratezza, rappresentando episodi di vita mondana con colori fluidi e decisi, come avviene ad esempio nell’opera Il parasole del 1777. A questo periodo risalgono anche gli eleganti ritratti della famiglia reale e della diplomazia che riprendono lo stile rococò, in voga all’epoca.

5. Nel 1786 Goya ottiene da Carlo III la nomina a primo pittore di corte, carica confermata dal successore Carlo IV nel 1789. La vita di Goya sembra procedere nello sfarzo e nell’agiatezza della vita di corte ma due episodi segneranno un solco nella sua esistenza.

6. Il primo episodio, si verifica nel 1792 quando, dopo un viaggio in Andalusia Goya si ammala gravemente. Si salva miracolosamente ma perderà del tutto l’udito. Da questo momento in poi le sue opere si fanno molto più cupe, come nel caso della serie di acqueforti chiamata Los caprichos (1797), tra cui è celebre l’opera battezzata Il sogno della ragione genera mostri.

Francisco Goya, Il sonno della ragione genera mostri, 1797, acquaforte, 21,6×16,2 cm, Biblioteca Nacional de España, Madrid
Francisco Goya, Il sonno della ragione genera mostri, 1797, acquaforte, 21,6×16,2 cm, Biblioteca Nacional de España, Madrid

7. Delle opere cupe di questo periodo fanno eccezione i dipinti la Maya desnuda (1797-1799) e la Maya vestida (1800), in cui risaltano bellezza e sensualità. Non si sa con certezza chi fosse la modella ma c’è chi sostiene che il corpo (ma non il volto) della donna ritratta appartenesse alla bellissima Cayetana, duchessa d’Alba, di cui pare il pittore si fosse invaghito. Probabilmente la realtà è molto meno poetica e la modella immortalata pare sia una certa Pepa Tudó, amante di Godoy, il politico che commissionò l’opera.

Francisco Goya, La maja desnuda, 1800, olio su tela, 95×190 cm, Museo del Prado, Madrid
Francisco Goya, La maja desnuda, 1800, olio su tela, 95×190 cm, Museo del Prado, Madrid

8. Il secondo, tragico episodio, è l’invasione della Spagna da parte delle truppe francesi il 2 maggio del 1808, che darà avvio alla Guerra di indipendenza spagnola. Benché Goya goda dei favori del nuovo sovrano Giuseppe Bonaparte, non riuscirà mai a dimenticare gli orrori della guerra e le sommarie esecuzioni a cui è costretto ad assistere. Ne è una testimonianza l’opera 3 maggio 1808 e la serie di incisioni conosciute come I disastri della guerra nel quale il conflitto viene ritratto in tutto il suo realismo: non c’è onore, né eroismo negli atti dei soldati e dei rivoluzionari, ma solo violenza e morte.

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Francisco Goya, 3 maggio 1808, 1814, olio su tela, 268×347 cm, Museo del Prado, Madrid

9. Quando ha ormai più di settanta anni (nel 1819), Francisco Goya decide di ritirarsi definitivamente dalla vita di corte e acquista una casa in campagna, alla periferia di Madrid, conosciuta come “la quinta del sordo”. Lontano da tutti, l’artista dà sfogo ai suoi demoni, affrescando le pareti dell’abitazione con quelli che sono passati alla storia come Las Pinturas Negras (“Le Pitture Nere”) , tra cui spicca l’opera Saturno che divora i suoi figli (1819 – 1823).

10. In aperto contrasto con la deriva autoritaria intrapresa dal sovrano spagnolo Ferdinando, Francisco Goya, ormai vecchio, sceglie la via dell’esilio volontario in Francia. Si trasferisce nella città di Bordeaux nel 1824, in compagnia della sua governante e amante, Leocadia Weiss e di sua figlia. Vi rimarrà fino alla morte, sopraggiunta nel 1828.

“Il sonno della ragione genera mostri.” (Francisco Goya)

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Francisco Goya, Il grande caprone, 1797 – 1798, olio su tela, 44×31 cm, Museo Lázaro Galdiano, Madrid
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