In due minuti vi raccontiamo la nostra visita alla mostra sulla regina dell’Art Déco, attraverso cinque delle opere in esposizione che raccontano la vita dell’artista.

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Mi piace pensare alla vita di Tamara de Lempicka come a una danza in bilico tra due estremi, come se qualcuno per raccontarla avesse mischiato le pagine di un romanzo con quelle patinate di una rivista di gossip, come se dietro le feste mondane per cui era famosa, si nascondesse una stringente malinconia pronta ad assalirla non appena nelle sale fosse tornato il silenzio.

La mostra “Tamara de Lempicka”, curata da Goia Mori e ospitata nelle sale di Palazzo Forti, sede di AMO (Arena Museo Opera) a Verona, riesce a raccontare tutto questo, grazie ad oltre 200 opere tra olii, disegni, fotografie, acquerelli, video e abiti. Non è solo una mostra per appassionati di arte, ma è un viaggio nella vita della regina dell’Art Déco, accompagnato da una colonna musicale che aiuta lo spettatore a immergersi in un mondo diverso, fatto di donne bellissime e malinconiche, di sguardi languidi e di colori forti, che colpiscono lo spettatore e lo conducono in una dimensione nuova, fuori dal tempo.

Ho selezionato 5 opere in mostra a Verona, per raccontare Tamara de Lempicka (qui la sua biografia). Non c’è un criterio critico nella scelta, ma ho selezionato queste opere per raccontare questa splendida artista dal mio punto di vista, come un ritratto composto da dipinti diversi.

LA MOSTRA DI TAMARA DE LEMPICKA ALL’AMO – PALAZZO FORTI DI VERONA IN 5 OPERE

Tamara de Lempicka, La Belle Rafaela, 1927
Tamara de Lempicka, La Belle Rafaela, 1927

 LA BELLE RAFAELA, 1927

Questo dipinto è particolarmente interessante per due motivi: il primo è che può essere considerato una testimonianza dell’intensa vita amorosa di Tamara de Lempicka. La donna ritratta nel dipinto è infatti Rafaela Fano, amante della pittrice negli anni parigini. All’epoca Rafaela aveva diciassette anni (Tamara ne aveva ventinove) ed ha posato per ben sei dipinti, che hanno definitivamente consacrato la de Lempicka come artista. Altro motivo per cui ho scelto quest’opera è l’uso delle luci, che sembra si ispiri ai celebri chiaroscuri di Caravaggio, artista le cui opere la pittrice aveva avuto modo di ammirare durante i suoi viaggi in Italia. Per ottenere questo gioco di luci, Tamara pare abbia allestito lo studio di posa con fonti di illuminazioni diverse, come in un set cinematografico.

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Tamara de Lempicka, Kizette al balcone, 1927

KIZETTE AL BALCONE, 1927

Tra i soggetti che Tamara de Lempicka amava ritrarre vi è la figlia Kizette, nata nel 1920 quando Tamara era sposata con l’avvocato Tadeusz Łempicka, suo primo marito. Nonostante i numerosi ritratti, il rapporto tra madre e figlia non fu idilliaco. L’artista, troppo presa dalla sua tumultuosa vita mondana, pare non dedicasse troppe attenzioni alla bambina, tanto che dichiarò, non appena sbarcò negli Stati Uniti nel 1939 di “non aver figli e di non esser madre se non delle proprie creazioni figurative”. Ovviamente Kizette non la prese bene. Ho scelto questo ritratto per raccontare questa storia, che svela come dietro la perfezione delle forme possa celarsi un conflitto non risolto.

Tamara de Lempicka, ritratto di Madame Perrot, 1931
Tamara de Lempicka, ritratto di Madame Perrot, 1931

RITRATTO DI MADAME PERROT, 1931-1932

Quest’opera colpisce immediatamente lo sguardo dello spettatore sia per le dimensioni (cm 99×65) che per la resa dei colori: il bianco scintillante dell’abito, la potenza del rosso e il rosato della pelle che sembra conferire al collo della modella la consistenza e la finezza della porcellana. La donna ritratta nella foto è Iva Perrot, vicina di casa e amante di Tamara dal 1921, che poserà per alcuni dei più celebri ritratti della pittrice.

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Tamara de Lempicka, Ragazza in verde, 1932

RAGAZZA IN VERDE, 1932

In questo dipinto si evidenzia l’attenzione di Tamara de Lempicka per la moda, come avviene con altre opere come il Ritratto di Madame Perrot o Saint Moritz (1929). Gli abiti della modella sono una rappresentazione fedele dell’ultima moda dell’epoca. Il cappello, i guanti che si chiudono a metà dell’avambraccio, il nastro sulla spalla: nulla è lasciato al caso. Questo dipinto è un altro chiaro indizio che ci dà informazioni sulla biografia dell’artista, attentissima alla moda e allo stile, tanto da venir considerata dai contemporanei un personaggio mondano, come una diva del grande schermo.

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Tamara de Lempicka, Madre superiora, 1935

MADRE SUPERIORA, 1935

A parte che per la bellezza di quest’opera, l’ho scelta per la storia che racconta. Nel 1937, mentre era in Italia, Tamara de Lempicka vede ancora una volta affacciarsi l’ombra della depressione, così chiede rifugio al Convento Sanvitale di Parma. Ad accoglierla è la madre superiore che, come spiega Tamara in alcune interviste, non dirà una parola, ma si limiterà a fissarla con uno sguardo che contiene “tutta la sofferenza del mondo”. Tamara considererà questo ritratto la sua opera migliore, tanto che non volle mai venderla per nessuna cifra, decidendo di donarla al Museo di Belle Arti di Nantes, che era stato il primo museo ad acquistare suoi quadri.

 

Sito ufficiale mostra su Tamara de Lempicka all’AMO di di Verona: www.mostratamara.it

 

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2 Comments »

    • Grazie a te per aver visitato il mio sito! 🙂 Tamara de Lempicka sicuramente fu una donna eclettica, la cui vita somiglia a un romanzo: orfana e adottata dalla nonna, sposa e madre giovanissima, moglie di un barone, diva e regina delle feste mondane a Parigi e a new York, artista di talento, donna di classe e amante appassionata. Che dire? Ce n’è abbastanza perché la sua vita desti curiosità. 😉

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