In due minuti vi raccontiamo la vita di uno dei padri dell’arte italiana, maestro della prospettiva ed eminente matematico.

Il matematico e l’artista: apparentemente questi due ruoli sembrano agli antipodi, razionale e pratico il primo, passionale ed impulsivo il secondo. Eppure, quando l’uomo è spinto da passione e curiosità, questi mondi possono convivere nella stessa persona e dare vita a opere che restano nella storia.

Piero delle Francesca è stato artista e matematico, rappresentando bene quello spirito che darà vita al Rinascimento, per cui l’uomo non è fatto per vivere nell’ignoranza limitandosi a soddisfare i meri bisogni primari, ma “per seguire virtute e canoscenza”. Piero della Francesca è stato maestro nell’applicare all’arte le regole matematiche e definire così una prospettiva del tutto nuova per l’epoca. Lo racconto in due minuti.

Piero della Francesca, Polittico della misericordia, 1444-1464, olio e tempera su tavola, 273×330 cm, Museo civico, Sansepolcro
Piero della Francesca, Polittico della misericordia, 1444-1464, olio e tempera su tavola, 273×330 cm, Museo civico, Sansepolcro

LA VITA E LE OPERE DI PIERO DELLA FRANCESCA: RIASSUNTO IN DUE MINUTI (DI ARTE)

1. Piero della Francesca (Borgo Sansepolcro, 1416/1417 circa – Borgo Sansepolcro, 12 ottobre 1492) è stato uno degli artisti più interessanti del rinascimento italiano. Pittore e matematico, le sue opere colpiscono per un attento uso della prospettiva, frutto di precisi studi geometrici.

2. Non si sa molto della vita di Piero della Francesca, a partire dalla data di nascita che non appare certa poiché un incendio bruciò gli atti di nascita dell’anagrafe di Sansepolcro. Suo padre è un commerciante, per questo motivo, il giovane Piero, da subito prende dimestichezza con i calcoli e le formule matematiche.

Piero della Francesca, Resurrezione, 1450-1463, affresco, 225x200 cm, Museo Civico, Sansepolcro
Piero della Francesca, Resurrezione, 1450-1463, affresco, 225×200 cm, Museo Civico, Sansepolcro

3. Sappiamo che nel 1439 Piero della Francesca è a Firenze, dove si forma artisticamente lavorando come aiutante per Domenico Veneziano. Nella città toscana, avrà modo di conoscere artisti come Masaccio e Paolo Uccello, a cui si ispirerà per lo studio della prospettiva, rimanendo affascinato dalle opere del Beato Angelico per la resa dei colori e della luce.

4. Urbino, Ferrara, Bologna, Arezzo, Rimini, Roma, Perugia: tra gli anni quaranta e cinquanta, Piero della Francesca sarà ospite di importanti corti italiane, dove realizzerà opere per i ricchi signori dell’epoca, come ad esempio il monumentale affresco San Sigismondo e Sigismondo Pandolfo Malatesta, realizzato nel 1451 per i signori di Rimini.

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Piero della Francesca, Sigismondo Pandolfo Malatesta in preghiera davanti a San Sigismondo, 1451, affresco, 57×345 cm, Tempio Malatestiano, Rimini

5. Al 1460 risale una delle opere più celebri e misteriose di Piero della Francesca: si tratta de La flagellazione di Cristo. A parte per il magistrale uso della prospettiva e dei colori, il dipinto conserva un enigma che ancora non è stato chiarito: chi sono i tre personaggi in primo piano? C’è chi sostiene che dietro si nasconda un significato politico, ma non vi è alcuna certezza definitiva.

Piero della Francesca, Flagellazione di Cristo, 1470 circa, tecnica mista su tavola, 58,4x81,5 cm, Galleria Nazionale delle Marche, Urbino
Piero della Francesca, Flagellazione di Cristo, 1470 circa, tecnica mista su tavola, 58,4×81,5 cm, Galleria Nazionale delle Marche, Urbino

6. Tra il 1469 e il 1472 Piero della Francesca è ospite del duca di Montefeltro a Urbino, importante mecenate, presso la cui corte trovano ospitalità numerosi artisti e intellettuali. È in questi anni che l’arista realizza due delle sue opere più celebri: il Doppio ritratto dei duchi di Urbino (1465 – 1472) e la Pala di Brera (o Pala Montefeltro, 1472 – 1474, in fondo all’articolo).

7. In entrambe le opere il duca di Urbino, Federico da Montefeltro è ritratto nel suo profilo sinistro. Non è un caso: il duca aveva perso l’occhio destro, non si sa se in battaglia o durante una giostra, per cui preferiva farsi ritrarre solo di lato. Pare anche che si sia fatto limare la parte superiore del naso per avere maggiore visibilità con l’occhio buono e compensare così l’handicap fisico.

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Piero della Francesca, Doppio ritratto dei Duchi di Urbino, 1465-1472 circa, olio su tavola, 47×33 cm ciascun pannello, Uffizi, Firenze

8. Pur essendo un convinto umanista, quasi tutte le opere di Piero della Francesca, fatta eccezione per il Ritratto dei duchi di Urbino e un affresco di Ercole (1465 circa), rappresentano soggetti religiosi (es. Natività, o il ciclo di affreschi Storie della Vera Croce (1465 circa).Il motivo era essenzialmente economico: le opere di Piero della Francesca erano infatti tutte realizzate sui commissione.

9. Oltre che geniale artista, Piero della Francesca è stato anche un valente matematico e studioso di geometria: a lui dobbiamo infatti il manuale di calcolo intitolato Trattato d’abaco, il De prospectiva pingendi e il De quinque corporibus regularibus.

10. Il religioso Luca Pacioli (1445 – 1517), considerato il creatore della ragioneria e l’inventore della partita doppia, definirà Piero della Francesca “Il monarca della pittura“.

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Piero della Francesca, Pala di Brera, 1469-1474, tecnica mista su tavola, 248×170 cm, Pinacoteca di Brera, Milano
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