In due minuti vi accompagniamo nelle sale di una delle collezioni di arte più importanti al mondo, tra dipinti dei più importanti artisti del Novecento.

© Collezione Peggy Guggenheim, Venezia. Ph. Matteo De Fina
© Collezione Peggy Guggenheim, Venezia. Ph. Matteo De Fina

Ci vorrebbero almeno tre articoli per parlare della Collezione di Peggy Guggenheim di Venezia: uno per parlare di Venezia, una città meravigliosa partorita da un sogno, uno per parlare di Peggy Guggenheim e del suo amore per l’arte e uno per parlare del palazzo Venier dei Leoni e della sua storia, vista con gli occhi di due donne, uniche e grandiose: Peggy Guggenheim e la contessa Luisa Casati. Ma questa è un’altra storia che un giorno vi racconterò.

Oggi voglio parlarvi dei capolavori che ospita questa villa, sulle rive del Canal Grande. Prima di cominciare però vorrei spiegare brevemente chi fosse Peggy Guggenheim, promettendovi che un giorno le dedicherò un intero articolo.

LA VITA DI PEGGY GUGGENHEIM: RIASSUNTO IN UN MINUTO (DI ARTE)

1. Peggy Guggenheim (New York, 1898 – Camposampiero,1979) è stata probabilmente la più famosa collezionista di opere d’arte del XX secolo.

Nacque in una famiglia ricca e potente. Suo padre, Benjamin Guggenheim aveva fatto fortuna nell’estrazione dell’argento e del rame e nell’industria dell’acciaio. La madre, Florette Seligman appartieneva ad una delle più importanti famiglie di banchieri americani.

Peggy Guggenheim nel giardino del palazzo Venier dei Leoni
Peggy Guggenheim nel giardino del palazzo Venier dei Leoni

2. Alla giovane Peggy però non interessava accumulare ricchezza e ai ricchi salotti borghesi preferiva gli ambienti delle Avanguardie artistiche, tanto che nel 1922 sposò Laurence Vail, uno squattrinato pittore dadaista. In quel periodo ebbe l’opportunità di conoscere molti di coloro che avrebbero scritto la storia dell’arte del Novecento: Marcel Duchamp, Brancusi, Man Ray.

3. Il matrimonio con Vail finì nel 1928, così Peggy Guggenheim si trasferì in Europa per vivere tra Londra e Parigi con i suoi due figli, Sinbad e Pegeen. A Londra nel 1938 inaugurò la galleria Guggenheim Jeune, che avrebbe ospitato le opere di alcuni degli artisti più importanti delle Avanguardie: Kandinskij, Picasso, Ernst, Braque, Boccioni, Brancusi, Duchamp, Dalì, Mondrian.

4. Con le truppe naziste che avanzavano in Europa, Peggy Guggenheim, di origine ebraica, fu costretta a lasciare il vecchio continente per tornare negli Stati Uniti. Il ritorno a casa le permise di scoprire e far conoscere al mondo uno degli esponenti chiave dell’Espressionismo astratto: Jackson Pollock.

Peggy Guggenheim in compagnia del pittore Jackson Pollock
Peggy Guggenheim in compagnia del pittore Jackson Pollock

5. Quando la guerra finalmente si concluse, Peggy Guggenheim tornò in Europa e acquistò a Venezia il famoso palazzo Venier dei Leoni dove trasferì la sua collezione, rendendola fruibile al pubblico.

Peggy visse nel palazzo veneziano fino al 1979, quando si spense all’età di 81 anni. Le sue ceneri sono oggi conservate nel giardino del palazzo.

LA COLLEZIONE PEGGY GUGGENHEIM A VENEZIA IN DUE MINUTI (DI ARTE) E 6 OPERE

Varcando la soglia del museo Guggenheim di Venezia si ha l’impressione di fare un viaggio a ritroso nel tempo, tra le pagine più interessanti della storia dell’arte del Novecento: Mirò, Magritte, Ernst, Pollock, Kandiskji, Bacon, Chagall, Picasso, Brancusi, Warhol, De Chirico, Sironi, Mondrian, Malevich. Dalì. È come se ciascuno di questi artisti volesse lasciare il proprio segno in questa magnifica villa affacciata sul Canal Grande.

Sarebbe interessante raccontarvi tutte le opere in mostra nella collezione Guggenheim, ma dovrei scrivere un libro intero al riguardo. Per questo tra tutte le opere ne ho scelte sei, che mi hanno colpito e che voglio condividere.

1. René Magritte, L’impero della luce, 1954

René Magritte, L'impero della luce, 1953-1954, 95,4×131,2 cm, olio su tela, Peggy Guggenheim Collection, Venezia
René Magritte, L’impero della luce, 1953-1954, 95,4×131,2 cm, olio su tela, Peggy Guggenheim Collection, Venezia

Come sempre accade nelle opere di Magritte: l’ordinario diventa straordinario. Questo ci permette di vedere il quotidiano con occhi diversi, più attenti, e a non dare nulla per scontato.

Succede anche in questa opera, di cui esistono diverse versioni, una conservata a New York, una a Bruxelles, una si trova in una collezione privata e un’altra, ovviamente, è a Venezia. In un’unica immagine convivono e si contrappongono sia il giorno che la notte, creando nello spettatore un senso di straniamento. Le due parti del giorno infatti portano con sé significati opposti: da un lato l’armonia e la sicurezza della luce, dall’altro il senso di solitudine e di malinconia del buio. È una sensazione che la tela di Magritte riesce a trasmettere allo spettatore già al primo sguardo.

2. Max Ernst, La vestizione della sposa, 1939-1940

Max Ernst, La vestizione della sposa, 1940-1941, olio su tela, 130×96 cm
Max Ernst, La vestizione della sposa, 1940-1941, olio su tela, 130×96 cm, Collezione Peggy Guggenheim, Venezia

Nella collezione Peggy Guggenheim di Venezia sono presenti molti dipinti del pittore surrealista Max Ernst, che ha sposato la collezionista nel 1941. Tra tutte ho scelto La vestizione della sposa, opera di immediato impatto visivo, anche grazie alle sue dimensioni (130×96 cm).

L’opera è densa di significativi simbolici che alludono al rito di iniziazione e alla perdita di verginità che il matrimonio implica. La sposa ha infatti il volto di un gufo, animale capace di vedere anche al buio, al di là della percezione umana. È come se il fatidico passo che la sposa sta per compiere la porterà ad uno stadio superiore, che le permetterà di conoscere l’amore anche nella sua essenza carnale. La donna al suo fianco pare rappresenti la verginità, che si volge indietro mentre l’uccello sembra rappresentare l’uomo, con la picca che punta al ventre della donna.

Ovviamente, quando si entra nel campo dei significati simbolici, ogni figura può assumere un significato diverso e difficilmente c’è una spiegazione univoca della scena.

3. Marc Chagall, Pioggia, 1911

Marc Chagall, Pioggia, 1911, pittura a olio e carboncino su tela, 86,7×108 cm
Marc Chagall, Pioggia, 1911, pittura a olio e carboncino su tela, 86,7×108 cm, Peggy Guggenheim Collection, Venezia

Non potevo non parlare di quest’opera di Marc Chagall, artista al quale sono particolarmente legato, grazie alla sua capacità di creare un filo diretto tra la realtà e il mondo dell’infanzia e del sogno nascosto nel cuore dello spettatore.

Il dipinto Pioggia non fa eccezione e in esso troviamo alcuni tratti caratteristici della poetica del pittore bielorusso, come la capra, i contadini e l’asino che sono chiari riferimenti al villaggio di Vitebsk, il paese natale che l’artista racconta con dolcezza e nostalgia.

4. Jackson Pollock, Alchimia, 1947

Jackson Pollock, Alchimia, 1947
Jackson Pollock, Alchimia, 1947, Olio, pittura d’alluminio, smalto alchidico con sabbia, sassolini, filati e bastoncini spezzati di legno su tela, 114,6 x 221,3 cm, Collezione Peggy Guggenheim, Venezia

Alchimia è una delle opere più celebri di Jackson Pollock, restaurato nel 2015, è uno dei pezzi più importanti della collezione Guggenheim di Venezia. Le pennellate di Pollock riescono a trasmettere allo spettatore un’armoniosa sensazione di potenza, come se nel caos ci fosse un equilibrio, reso possibile dalla contrapposizione delle forze disegnate sulla tela.

Il dipinto pesa 4,6 chili, per via delle vernici che l’artista ha versato sulla tela con la tecnica del dripping, consistente nel far gocciolare la vernice sulla tela posta sul pavimento.

5. Piet Mondrian, Composizione n.1, 1938-1939

Piet Mondrian, Piet Mondrian, Composizione n. 1 con grigio e rosso 1938
Piet Mondrian, Composizione n. 1 con grigio e rosso 1938, 1938-1939, Olio su tela montata su supporto di legno, 105,2 x 102,3 cm, Collezione Peggy Guggenheim, Venezia

Per capire le opere di Mondrian bisogna fare riferimento a quanto disse il pittore olandese: “In pittura si deve cercare, in primo luogo, di vedere la composizione, il colore e la linea, e non la rappresentazione in quanto tale. Alla fine si perverrà a percepire il soggetto come un impedimento”.

Le sue opere risultano infatti schematiche, fatte di linee orizzontali e verticali che formano spazi riempiti con colori primari. Quella di Mondrian non è solo arte, è anche una filosofia basata sulla ricerca estrema della precisione, che trova espressione sulla tela.

Devo dire che fa effetto vedere questi dipinti dal vero, dopo averli visti disegnati su maglie, tazze e articoli di design, segno dell’impronta che ha lasciato quest’artista nella cultura europea.

6. Giorgio de Chirico, La torre rossa, 1913

Giorgio de Chirico, La torre rossa, 1913, Collezione Guggenheim, Venezia
Giorgio de Chirico, La torre rossa, 1913, Collezione Guggenheim, Venezia

La Torre Rossa è uno dei dipinti facenti parti delle celebri “piazze metafisiche” di Giorgio de Chirico, contraddistinte da una prospettiva irrazionale che contribuisce a rendere i paesaggi impalpabili e misteriosi come se fossero stati partoriti da sogni silenziosi.

Il dipinto è un chiaro esempio della “pittura metafisica” elaborata dal maestro italiano. Con questo termine si intende un’arte che usa gli strumenti tecnici tipici delle pittura (prospettiva, chiaroscuro, colore) per rappresentare qualcosa che va al di là dell’esperienza sensoriale, lasciando spazio a sogni e visioni frutto dell’inconscio.

LA MOSTRA

“Picasso sulla spiaggia”
Presso la Collezione Peggy Guggenheim a Venezia,
dal 26 agosto al 7 gennaio

Info: la mostra di Picasso a Venezia

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2 Comments »

  1. Per me è stato estremamente emozionante vedere questa mostra dal vivo: ci sono andata a settembre, quando la mostra personale sulla vita della Guggenheim era purtroppo ancora in allestimento, godendomi comunque ogni salone e quadro esposto. Concordo in pieno sul dipinto di Magritte e delle emozioni che riesce a trasmettere: credo sia per ingegno e creatività uno dei miei pittori preferiti. Vedere tutte quelle opere studiate sui libri dal vivo… è stato stupendo 🙂

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