In due minuti vi raccontiamo la storia di uno dei più importanti artisti austriaci e dei suoi autoritratti che raccontano un mondo drammatico e tormentato.

Egon Schiele, Autoritratto, 1912
Egon Schiele, Autoritratto, 1912, Vienna, Leopold Museum

I grandi artisti hanno tutti un dono comune, che purtroppo è riservato solo a pochi: è la capacità di raccontare la propria vita in un attimo, anche a distanza di secoli, anche se lo spettatore, prima di trovarsi di fronte all’opera d’arte non sapeva nulla su chi l’avesse creata. Basta uno sguardo, e un po’ di sensibilità e il gioco (si fa per dire) è fatto. Se uno ci pensa è qualcosa che ha del miracoloso.

Non serve leggere un’intera biografia per comprendere che genere di uomo fosse Egon Schiele, basta osservare con attenzione uno dei suoi disegni per percepire il tormento che ha mosso il suo talento creativo. Egon Schiele però ha fatto di più: il malessere che traspare nei suoi ritratti diventa chiara rappresentazione del tormento di un’epoca e di un’intera società, quella europea alle soglie del 1914. Non è un caso se i modelli ritratti da Schiele (che amava ritrarre soprattutto sé stesso) somiglino tutti a burattini senza volontà, nelle mani di un destino potente e spietato. Non è un caso se di lì a pochi anni una guerra tremenda falcerà le loro vite, senza dare a nessuno di loro la possibilità di scegliere.

LA VITA E LE OPERE DI EGON SCHIELE: RIASSUNTO IN DUE MINUTI (DI ARTE)

1. Egon Leon Adolf Schiele (Tulln an der Donau, 1890 – Vienna, 1918) è, con Klimt, uno dei più importanti artisti austriaci di sempre. Esponente di spicco dell’Espressionismo, è stato un pittore e un incisore molto prolifico: ha realizzato in carriera circa trecentoquaranta dipinti e duemila ottocento tra acquerelli e disegni.

2. Egon nasce in un piccolo paese austriaco, nei pressi di Vienna. La sua infanzia subisce una drammatica svolta a quindici anni (1905) quando suo padre Adolf muore di sifilide. Secondo alcuni, questo tragico evento influenzerà la poetica di Egon, nelle cui opere l’erotismo appare spesso tragico e tormentato.

Con la morte del genitore, la tutela di Egon viene affidata allo zio che ne riconosce il talento artistico e lo fa iscrivere all’Accademia di Belle Arti di Vienna.

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Egon Schiele, Gli amanti (o “L’abbraccio), 1917, Österreichische Galerie Belvedere, Vienna

3. Gli insegnamenti dell’Accademia vanno stretti al giovane Egon Schiele che comincia a sperimentare uno stile tutto suo, al di fuori dei rigidi canonici imposti dagli insegnanti. Un giorno, quando ha solo diciassette anni (1907) conosce in un caffè di Vienna Gustav Klimt, il padre della Secessione viennese. Sarà un incontro folgorante che gli cambierà la vita.

Klimt, artista ormai affermato, aiuterà infatti il giovane allievo procurandogli le modelle da ritrarre e i contatti con il fervente ambiente artistico viennese, tanto che nel 1908 Schiele può già vantare una mostra personale.

4. Già dai primi lavori di Schiele emerge quel tratto spiccatamente espressionista che gli permetterà di passare alla storia come artista dall’animo profondo e inquieto.

Le sue opere, attraverso una distorsione delle figure in cui la sensualità e l’erotismo si uniscono alla morte e alla malattia, fanno sì che i dubbi esistenziali dell’artista si tramutino in domande poste allo spettatore sulle questioni più profonde dell’esistere.

Egon Schiele, Nudo virile (Autoritratto), matita, tempera e acquerello su carta, 1910, Vienna. Albertina.
Egon Schiele, Nudo virile (Autoritratto), matita, tempera e acquerello su carta, 1910, Vienna. Albertina.

5. La mostra incontra il favore della critica e Schiele, a diciannove anni viene annoverato tra gli artisti austriaci più interessanti dell’epoca.

Nel 1909 abbandona l’Accademia e fonda con quindici amici il Neukunstgruppe, di cui diviene presidente. Nello stesso anno espone alla Kunstschau e un anno dopo le sue opere sono in mostra alla Galerie Prisko, che tra i suoi visitatori vanta anche l’arciduca Francesco Ferdinando, passato tragicamente alla storia per l’attentato che diede avvio alla Prima Guerra Mondiale.

6. Nonostante il successo a Vienna, Schiele nel 1910 decide di lasciare la capitale austriaca per trasferirsi con la modella Wally Neuzil nel piccolo paese contadino di Krumau, in cerca di ispirazione. Durerà poco a causa dell’atteggiamento ostile degli abitanti che vedono di cattivo occhio lo stile di vita dell’artista e il fatto che viva con una donna senza esserne il marito.

7. Lo stile di vita di Egon, unito alla sua capacità di ritrarre nudi estremamente provocanti che spesso hanno per oggetto il corpo di modelle alle soglie dell’adolescenza attira sull’artista l’occhio malevolo dei benpensanti.

Egon Schiele, Ragazza con calze grigie, 1917
Egon Schiele, Ragazza con calze grigie, 1917

La situazione precipita nel 1912, quando viene accusato di aver sedotto, rapito e traviato una giovane modella quattordicenne. Subisce un processo nel quale rischia una condanna a lunghi anni di carcere. In attesa della sentenza viene segregato in prigione per un mese e gli vengono confiscati centoventicinque disegni. Tale esperienza influirà molto sulla psiche dell’artista. Al termine del processo le accuse più gravi decadono, permane solo quella di avere esposto opere considerate pornografiche.

8. Tra i soggetti preferiti da Schiele, oltre ai numerosi autoritratti, c’è proprio il corpo femminile, ritratto in modo asciutto, crudele ed estremamente sensuale. È come se l’artista ritraesse nelle sue opere l’anima tormentata di un’epoca di violenti fermenti che Egon, grazie alla sua sensibilità, riesce a cogliere negli sguardi e nelle pose delle sue modelle, al quale si lega profondamente.

Sarà infatti proprio la modella Edith Harms a divenire sua sposa e unica musa ispiratrice dal 1914.

Egon Schiele, Edith, La moglie dell'artista, 1917
Egon Schiele, Edith, La moglie dell’artista, 1917

9. L’Europa intanto è in tragico fermento. L’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando condurrà rapidamente al Primo Conflitto Mondiale che coinvolge tutti, artisti compresi. Egon Schiele viene chiamato al fronte ma, grazie al suo talento artistico, gli viene risparmiata la prima linea.

10. Purtroppo ciò non basterà a salvargli la vita perché la guerra, oltre che con le armi, uccide anche con le epidemie che porta con sé. Il 28 ottobre del 1918 la moglie di Egon, Edith, incinta di sei mesi, muore di febbre spagnola. Egon la seguirà qualche giorno dopo, il 31 ottobre.

“Nessuna opera d’arte erotica è una porcheria, quand’è artisticamente rilevante, diventa una porcheria solo tramite l’osservatore, se costui è un porco”. (Egon Schiele)

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Egon Schiele, La famiglia, 1918
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3 Comments »

  1. Per la vita degli artisti sembra quasi dover rigorosamente seguire la via del ”Mai ‘na gioia’? Così giovane e così talentuoso… chissà quanto altro bei quadri avrebbe potuto darci se non fosse morto a 28 anni… :c

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    • Hai ragione, spesso le vite degli artisti sembrano segnate dalla sfortuna, ma mi chiedo “se non fosse stato così, avremmo avuto ugualmente opere così intense e potenti?”.
      Sicuramente se Schiele avesse vissuto di più sarebbe stato capace di regalarci molti altri capolavori. Per fortuna, nonostante la giovane età, è stato un artista molto prolifico che ci ha lasciato in eredità un enorme numero di opere.

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