Pittore, scultore, teorico dell’arte ed esponente di spicco dei surrealisti. Oggi vi raccontiamo la storia di Max Ernst, l’artista che ha creato nuovi modi per creare opere d’arte.

Paesaggi surreali, creature misteriose, uomini con sembianze di uccelli (o uccelli che sembrano umani?): osservare un dipinto di Max Ernst è come entrare in una dimensione parallela, dove la realtà sfuma in un universo onirico, con le sue regole imperscrutabili, che solo l’artista conosce.

Perché Ernst non è semplicemente un creativo (come tutti gli artisti): è un creatore. È una persona che ha cercato nuovi modi per raccontare un mondo surreale, reinventando tecniche di pittura o inventandone di nuove, come il grattage e la decalcomania. Un’anticonformista che “ha dato un calcio nel sedere alla pittura e ficcato un dito nell’occhio della storia” come disse di lui Man Ray.

Di sicuro un artista singolare, e un uomo con una biografia piena di colpi di scena. Ecco perché abbiamo voluto raccontarlo, come sempre, in due minuti.

LA VITA E LE OPERE DI MAX ERNST:
RIASSUNTO IN DUE MINUTI (DI ARTE)

1. L’artista tedesco Max Ernst (Brühl, 2 aprile 1891 – Parigi, 1 aprile 1976) è considerato uno degli esponenti di spicco del surrealismo.

Pittore e scultore creativo ed eclettico, Ernst inventò e, in alcuni casi reinventò, diverse tecniche artistiche, come i collage, il frottage, il grattage e la decalcomania. Ma approfondiremo questo tema nel punto 6.

2. Max Ernst si avvicinò al mondo dell’arte da autodidatta. Dopo essersi iscritto (nel 1909) all’Università di Bonn per studiare filosofia, storia dell’arte e psichiatria, abbandonò gli studi per unirsi al gruppo artistico “Die Rheinische Expressionisten”

Questo fino allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, quando Ernst venne reclutato nelle fila dell’esercito tedesco. Durante gli anni di guerra, l’artista ebbe modo di riflettere a lungo circa l’assurdità del mondo e delle regole che sostengono la società. Ragionamenti che Ernst espresse magistralmente con le sue opere.

Max Ernst, L’Ange du Foyer ou Le Triomphe du Surrealism, 1937, collezione privata

3. Una delle prime reazioni di Ernst all’assurdità della guerra fu la fondazione del gruppo dadaista di Colonia, nel 1919.

Follia, stravaganza e umorismo, punti cardine dell’arte dadaista, si contrapponevano alla rigidità della logica e alla cieca fiducia nella tecnologia che, spinti all’eccesso, avevano trascinato l’Europa nel dramma della Prima Guerra Mondiale.

Tra il 1919 e il 1922, Max Ernst entrò in contatto con i dadaisti parigini e nel 1922 lasciò definitivamente la Germania per per trasferirsi a Parigi.

4. Fu nella capitale francese che Ernst strinse amicizia con il poeta André Breton, che nel 1924 pubblicò il Manifesto del Surrealismo, la dichiarazione che sancì la nascita del movimento surrealista.

Ernst aderì con entusiasmo al surrealismo, realizzando opere che traevano ispirazione dall’interpretazione dei sogni e dall’inconscio, dando vita ad un immaginario allucinatorio e assurdo.

Max Ernst, The Elephant Celebes, 1921, olio si tela, 125.4 cm × 107.9 cm,Tate Gallery, London

5. Tra le opere più famose di Max Ernst ci sono, ad esempio, L’Elephant Celèbes (1921), opera dove un granaio africano diventa un elefante; L’Europa dopo la pioggia (1940-1942); la scultura Il re che gioca con la regina (1944);  la Vestizione della Sposa (1940), custodita presso la Collezione Peggy Guggenheim di Venezia.

In quest’ultima opera, in particolare, c’è un dettaglio che appare interessante: alla sinistra della sposa è presente un uomo-uccello. Secondo alcuni potrebbe essere una raffigurazione dell’artista stesso che, per lungo tempo, si identificò con un uccello, fino a inventare un suo alter-ego: Loplop – l’Essere Superiore degli Uccelli.

Max Ernst, La vestizione della sposa, 1940-1941, olio su tela, 130×96 cm, Collezione Peggy Guggenheim, Venezia

6. Per realizzare le sue opere, Max Ernst inventò, e in alcuni casi reinventò, alcune tecniche artistiche, come il collage, il frottage, il grattage e la decalcomania.

Ora le analizziamo una per una:

Collage: il collage era una tecnica già esistente, che consiste nell’assemblare frammenti di immagini diverse (di libri, riviste, fotografie ecc.) per creare un’immagine nuova, nata dall’accostamento di tutti i frammenti. Ernst fa la stessa cosa ma mettendo insieme frammenti di immagini apparentemente incongruenti, co un effetto straniante e inquietante.

Frottage: questa tecnica, già in uso nell’antica Grecia, consiste nel sovrapporre un supporto, come un foglio di carta, su una superficie che abbia dei rilievi più o meno marcati, come una pietra, una superficie di legno ecc.. Con la matita si sfrega il foglio di carta, lasciando affiorare a poco a poco i rilievi della superficie sottostante. Ernst, ad esempio, usava come superficie il pavimento di legno della sua camera.

Grattage: è simile al frottage, ma in questo caso viene posto il supporto (una tela o un foglio di carta) su una superficie che abbia dei rilievi, e si grattano i vari strati di colore di colore fresco, ad esempio a olio, presenti sul supporto, lasciando affiorare il sottostante colore di fondo. In questo modo, ai colori viene ad aggiungersi la texture della superficie in rilievo posta sotto la tela.

Decalcomania: consiste nel premere la carta o un altro materiale, contro la pittura ancora fresca, così da lasciare un impronta non definita.

Max Ernst, La foresta, 1927-1928, Collezione Peggy Guggenheim, Venezia – opera realizzata con la tecnica del grattage

7. Con l’ascesa del nazismo, Max Ernst venne annoverato nell’elenco degli artisti degenerati, ossia quegli artisti la cui arte rappresentava valori ed estetiche contrari alla concezione nazista.

Il 19 luglio 1937 a Monaco di Baviera fu inaugurata la mostra itinerante di “arte degenerata”, che raccoglieva le opere di artisti degenerati, confiscate nei musei della Germania. Tra queste, oltre alle opere di Ernst, c’erano quelle di Marc Chagall, Paul Klee, Gustav Klimt, Piet Mondrian, Vincent van Gogh e molti altri.

La mostra, che nasceva con l’obiettivo di irridere questi artisti e le loro opere, involontariamente era riuscita a mettere insieme i capolavori di alcuni dei più grandi artisti del XX secolo.

8. Considerato “degenerato” dai suoi connazionali, Max Ernst nel 1939 venne arrestato dai francesi per la sua nazionalità tedesca, che lo etichettava come “straniero nemico”.

Dopo essere stato rilasciato, l’artista decise di lasciare l’Europa e nel 1941 fuggì negli Stati Uniti con la sua mecenate, la collezionista Peggy Guggenheim, che sposò nello stesso anno.

Max Ernst, L’Europa dopo la pioggia II, 1940-1942, Wadsworth Atheneum di Hartford, nel Connecticut

9. Il matrimonio non durò a lungo: nel 1944 Ernst sposò la pittrice Dorothea Tanning, che aveva conosciuto in modo piuttosto singolare.

Ernst, infatti, ebbe modo di ammirare un autoritratto della pittrice, il celebre Compleanno. Rimase così colpito dall’opera e dal soggetto, che si mise in cerca dell’autrice, la trovò e la sposò nel 1946

10. Max Ernst e Dorothea Tanning, dopo aver vissuto a lungo in Arizona, decisero di fare ritorno in Francia. Al rientro in Europa, Ernst vinse il primo premio alla Biennale di Venezia nel 1954: il giusto riconoscimento ad una esaltante carriera.

“La creatività è quella meravigliosa capacità di cogliere realtà tra loro distinte e disegnare una scintilla dalla loro giustapposizione.”

Max Ernst (1891-1976)

Rispondi Annulla risposta

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.