In due minuti vi raccontiamo la storia del protagonista del Rinascimento spagnolo,  del suo lungo viaggio in Italia e dei suoi quadri dalle tinte forti e decise.

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El Greco, ritratto di un uomo vecchio / autoritratto, (1604)

Dopo la sua morte è stato dimenticato dai suoi contemporanei, eppure El Greco è considerato l’artista che con il suo talento ha tracciato un ponte tra l’arte classica e quella moderna. Maestro indiscusso del Rinascimento spagnolo, El Greco in vita non godette mai delle simpatie delle autorità, in un periodo difficile come quello della Controriforma in cui un angelo dipinto male poteva condurti dritto nelle braccia del tribunale della Santa Inquisizione.

Ambizioso, litigioso, astuto e coraggioso: nelle opere di El Greco si riflette il suo carattere a tinte forti e il suo carisma che gli permette di sviluppare uno stile originale e immediatamente riconoscibile, cosa per nulla scontata in un’epoca di conformismo forzato, in cui ogni atto creativo serbava in sé il seme del coraggio.

LA VITA E LE OPERE DI EL GRECO: RIASSUNTO IN DUE MINUTI

1. Come è intuibile, il pittore Dominikos Theotokopoulos (1541 – 1614), detto “El Greco” nasce in Grecia, nella città di Candia, sull’isola di Creta.

2. Inizia il suo apprendistato come pittore di icone nella Scuola Cretese dimostrando subito grande talento tanto da arrivare a gestire una bottega tutta sua a soli ventidue anni. Quattro anni dopo (1567) decide di lasciare Creta per trasferirsi a Venezia, punto di snodo centrale del Mediterraneo. Lì conoscerà il pittore Tiziano e ne diverrà discepolo.

El Greco, Adorazione dei Magi, 1568, Museo Soumaya, Città del Messico
El Greco, Adorazione dei Magi, 1568, Museo Soumaya, Città del Messico

3. Rimarrà a Venezia tre anni. Nel 1570 infatti andrà a vivere a Roma, ospite del cardinale Alessandro Farnese che aveva trasformato Palazzo Farnese in un’importante centro per intellettuali e artisti. A Roma El Greco avrà modo di ammirare la Cappella Sistina ma criticò duramente l’opera di Michelangelo, proponendosi di riaffrescare la volta del Giudizio Universale seguendo i più rigidi dettami imposti dalla Controriforma (per fortuna glielo impedirono).

4. Nonostante le critiche mosse alle opere di Michelangelo, molti storici hanno evidenziato un forte legame tra la tecnica pittorica di El Greco e quella del maestro italiano. Secondo alcuni critici, El Greco viene addirittura annoverato tra gli artisti “manieristi”, per l’uso vivido del colore, per i soggetti ritratti in pose che spesso appaiono innaturali e per le figure snelle e allungate.

5. Del resto, El Greco stesso pare abbia dichiarato che il suo dipingere non è finalizzato alla ricerca di una fedele resa della realtà ma è rappresentazione delle grazia in essa contenuta. Nelle sue opere i colori non si mescolano, donando al dipinto un impatto visivo immediato e potente, in cui prevalgono i verdi acidi e i rossi accesi.

El Greco, Adorazione dei pastori, 1612, olio su tela, 320×180 cm, Museo del Prado, Madrid
El Greco, Adorazione dei pastori, 1612, olio su tela, 320×180 cm, Museo del Prado, Madrid

6. A causa del suo carattere difficile, El Greco polemizza spesso con l’ambiente artistico romano, tanto che nel 1577 decide di lasciare la città eterna per trasferirsi a Toledo, in Spagna, forse sperando di trovare un mecenate nel sovrano Filippo II. Non fu così: Filippo dimostrò fin da subito di non apprezzare particolarmente l’arte di El Greco, assegnandogli la realizzazione di opere considerate minori.

7. Neanche il rapporto con la Santa Inquisizione fu dei più rosei. Quando realizzò il dipinto Il Martirio di San Maurizio (1580-1582) fu convocato dal tribunale inquisitorio per un interrogatorio. Lo accusavano di aver dipinto angeli troppo lascivi, dalle forme tornite e con ali troppo grandi, segno di bellezza e superbia. El Greco se la cavò bene, raccontando che le ali erano così grande per permettere agli angeli di spiccare lunghi voli verso il cielo ed inoltre, essendo così larghe, meglio avrebbero coperto le pudenda di quelle creature sacre.

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El Greco, Il martirio di San Maurizio, 1580-1582, olio su tela, cm. 448 x 301, Monastero, Escorial

8. Nonostante Filippo II e nonostante l’Inquisizione, il suo talento a Toledo non passa inosservato tanto che negli anni della maturità poteva contare ben tre appartamenti con ventiquattro stanze e poteva permettersi di pagare musicisti per allietare i suoi pasti.

9. L’opera principale di El Greco è la Sepoltura del conte di Orgaz (1586-1588), ma sono molti i capolavori che quest’artista ci ha lasciato in eredità. Altre opere famose sono: l’Adorazione dei magi (1568 – sopra) e L’Adorazione dei pastori (1612 – sopra).

El Greco, La Sepoltura del conte di Orgaz (1586–1588, olio su tela, 480 × 360 cm, Santo Tomé, Toledo

10. Dopo la morte dell’artista, El Greco fu a lungo dimenticato, in quanto le sue opere cozzavano con lo stile barocco imperante all’epoca. Verrà riscoperto a fine Ottocento con il romanticisimo e saranno molti gli artisti che prenderanno spunto dalle sue opere. Tra tutti Pablo Picasso, che per l’opera Les demoiselles d’Avignon pare sia ispirato al dipinto L’apertura del quinto sigillo dell’Apocalisse (sotto), che aveva avuto modo di ammirare nella casa dell’amico artista Ignacio Zuloaga, a Parigi.

El Greco, Apertura del quinto sigillo dell'Apocalisse, 1608–1614, olio, 225 × 193 cm, New York, Metropolitan Museum of Art
El Greco, Apertura del quinto sigillo dell’Apocalisse, 1608–1614, olio, 225 × 193 cm, New York, Metropolitan Museum of Art

Per saperne di più su El Greco vi consiglio l’interessante retrospettiva “El Greco in Italia. Metamorfosi di un genio”, alla Casa dei Carraresi di Treviso fino al 10 aprile 2016.

Sito della mostra: www.elgrecotreviso.it

Per approfondimenti sull’artista e sulla mostra di Treviso vi consiglio di visitare il sito “The Art Post Blog”, punto di riferimento per restare aggiornati sulle mostre in Italia.

Sito: www.theartpostblog.com

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