In due minuti vi raccontiamo la vita di uno dei maggiori esponenti del rinascimento nordeuropeo, autore di meravigliosi dipinti e magnifiche incisioni.

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Albrecht Dürer, Autoritratto con pelliccia, 1500, 67×49 cm, Alte Pinakothek, Monaco di Baviera

Che differenza c’è tra un’artista e un artigiano? Se chiedi ad un bravo studente di un istituto d’arte di eseguire un ritratto, probabilmente lo realizzerebbe in modo più preciso e ricco di particolari di come abbia fatto Picasso nei suoi. A questo proposito lo stesso Picasso disse: “A quattro anni dipingevo come Raffaello, poi ho impiegato una vita per imparare a dipingere come un bambino”.

In questa frase del grande artista spagnolo, e nella vita di Dürer si può cogliere la differenza tra artigiano e artista.

Dürer è un artista (non un artigiano, lo diciamo da subito) del XVI secolo.  In quell’epoca, in quei luoghi, le figure di artista e artigiano coincidevano, anzi, per essere più precisi,  la figura dell’artista non era contemplata. Possiamo considerare Dürer il “primo artista del nord Europa” perché fu il primo a far comprendere ai suoi contemporanei che la differenza tra artista e artigiano risiede in due domande: perché si realizza un’opera? cosa c’è dietro l’opera? Il maestro tedesco fu infatti il primo a realizzare opere “spontaneamente”, senza cioè che le stesse venissero commissionate da altri. Inoltre fu il primo, nel nord Europa (in Italia ci aveva già pensato Leonardo) ad arricchire le sue opere di un senso più profondo, che spiegò nei suoi trattati.

Per questo oggi vi racconto la sua vita, come sempre, in due minuti.

LA VITA E LE OPERE DI ALBRECHT DÜRER:
RIASSUNTO IN DUE MINUTI (DI ARTE)

1. Albrecht Dürer (Norimberga 1471 – 1528) è stato uno dei maggiori irappresentanti del rinascimento nordeuropeo. Incisore, disegnatore, pittore e letterato, è considerato tra i più grandi artisti tedeschi di sempre.

2. Terzo di otto figli dell’orefice Albrecht Dürer “Il vecchio” e di sua moglie Barbara Holper, muove i primi passi nel mondo dell’arte nella bottega paterna, dove apprende la tecnica dell’incisione. La sua formazione artistica vera e propria avviene tra il 1490 e il 1494, lavorando in varie nazioni: dalla Germania all’Olanda, fino alla Francia e alla Svizzera.

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Quando rientra a Norimberga, a ventitré anni, sposa Agnes Frey, discendente di una famiglia locale ricca e potente. Subito dopo il matrimonio però, Dürer parte da solo per Venezia per andare a studiare i maestri dell’arte italiana. Ritornerà da Agnes un anno dopo e, grazie alla cospicua dote dell’amata, apre una bottega di artista a Norimberga.

3. Dürer subirà a lungo il fascino dell’arte italiana. Nel suo primo viaggio a Venezia (a cui ne seguirà un secondo nel XXX) rimane affascinato dalle opere di Giovanni Bellini, da cui riprenderà la vivacità dei colori e l’attenzione al dettaglio, evidenti nel dipinto I quattro apostoli.

Un altro punto di riferimento per l’artista tedesco sarà anche il grande Leonardo, di cui Dürer ama l’approccio all’arte teorico e naturalistico e da cui trae la consapevolezza che l’artista è molto più di un semplice artigiano, concetto impensabile nel nord Europa del XVI secolo.

Albrecht Dürer, Quattro apostoli, 1526, olio su tavola di tiglio, 215×152 cm, Alte Pinakothek, Monaco di Baviera
Albrecht Dürer, Quattro apostoli, 1526, olio su tavola di tiglio, 215×152 cm, Alte Pinakothek, Monaco di Baviera

4. Oltre che grande artista, Dürer fu anche un lungimirante imprenditore. Quando si rese conto che le sue stampe incontravano il gusto del pubblico e che fossero facilmente riproducibili, cominciò a lavorare autonomamente (e non su commissione) su soggetti che potessero piacere al suo pubblico di riferimento, in modo da produrre in serie opere d’arte che diventavano pregiati complenti di arredo nelle case dei ricchi borghesi. In pratica con lui mutò un principio di base del mercato dell’arte dell’epoca: l’artista anticipava le richieste del committente.

Altro particolare: Dürer fu sempre molto attento al “copyright” delle sue opere, tanto da richiedere all’imperatore un atto apposito che tutelasse la sua firma.

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Albrecht Dürer, Il cavaliere, la morte e il diavolo, 1513, incisione a bulino su lastra di rame, 15×10 cm, Staatliche Kunsthalle, Karlsruhe

5. Personaggio influente del suo tempo, Dürer fu attento alle vicende politiche e sociali della sua epoca. Una delle sue opere più famose infatti, Il cavaliere, la morte e il diavolo, secondo alcuni critici evidenzia la crisi del mondo cattolico (il cavaliere), tentato dalle lusinghe della ricchezza e del potere (il diavolo). L’opera è del 1513, nel 1517 Lutero affiggerà a Wittenberg le sue tesi che daranno vita alla religione protestante.

6. Anche un’altra opera di Dürer assume un importante valore simbolico: si tratta dell’ Autoritratto con pelliccia (realizzato nel 1500 – in cima all’articolo). Nel dipinto il volto dell’artista somiglia a quello del Cristo. Il paragone poteva apparire blasfemo, ma in realtà l’artista precisò che con quella somiglianza voleva dimostrare come tutti gli uomini fossero stati creati ad immagine di Dio.

A prescindere dall’importanza simbolica del dipinto, noi oggi possiamo ammirare il tratteggio e l’ombreggiatura che, uniti all’attenzione al dettaglio e alla riproduzione della realtà sono tratti distintivi dell’arte di Dürer.

Albrecht Durer, Il grande tappeto erboso, 1503, acquerello e guazzo su carta, 41 x 31,5 cm, Graphische Sammlung Albertina, Vienna
Albrecht Durer, Il grande tappeto erboso, 1503, acquerello e guazzo su carta, 41 x 31,5 cm, Graphische Sammlung Albertina, Vienna

7. La riproduzione fedele della natura del resto, sarà uno dei tratti distintivi dell’arte di Dürer. Una delle sue opere più celebre è quella del Leprotto, tanto preciso da sembrare una fotografia (realizzata nel 1502, però!).

Nel 1515 invece realizzò una bellissima stampa di un rinoceronte, nonostante l’artista non ne avesse mai visto uno. Per realizzarlo si era infatti basato su di una descrizione e un fugace schizzo che un uomo di affari di Lisbona aveva inviato a un amico di Norimberga. Pare infatti che il re del Portogallo avesse nel suo giardino un rinoceronte, dono del sultano di Cambray.

Questo aneddoto spiega l’approccio all’arte di Dürer, rigoroso e scientifico, eredità del maestro Leonardo, probabilmente.

Albrecht Durer, Leprotto, 1502, Albertina, Vienna
Albrecht Durer, Leprotto, 1502, Albertina, Vienna

8. Negli ultimi anni di vita, Dürer mise per iscritto le sue teorie legate all’arte in vari trattati in cui affrontò temi come: la prospettiva, le proporzioni del corpo umano, l’astronomia e architettura. L’obiettivo era quello di nobilitare la figura dell’artista come uomo di pensiero oltre che di tecnica, differenziandola così da quella del semplice artigiano.

9. Nel 1520 Dürer si recò nei Paesi Bassi per assistere all’incoronazione dell’imperatore Carlo V. Nel corso del viaggio si ammalò gravemente (forse di malaria). Tale malore lo tormenterà fino agli ultimi giorni di vita, causandone la morte nel 1528, a soli 57 anni.

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Albrecht Dürer, Melencolia I, 1514, incisione, 23,9×18,9 cm, Staatliche Kunsthalle, Karlsruhe

10. Dopo la sua morte Lutero scrisse “È naturale e giusto piangere per un uomo così illustre”. Riverito e apprezzato, nel XIX secolo in tutta la Germania sorsero statue dell’artista, la più famosa si trova nel centro di Norimberga.

Persino Hitler adorava le opere del maestro tedesco, tanto da avere nel suo studio una copia originale de Il cavaliere, la morte e il diavolo. Pare che l’artista nazista Hubert Lanzinger, per omaggiare il fürer avesse preso spunto dall’opera per realizzarne una copia, a cui aveva aggiunto un dettaglio: il cavaliere aveva il volto di Hitler. Baffi compresi.

“Un buon pittore è interiormente pieno di figure” (Albrecht Dürer)

 

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