In due minuti vi racconto la storia di uno dei più grandi artisti veneziani, tra i massimi esponenti del Manierismo

Tintoretto, Autoritratto, 1548 circa

Il filosofo Jean-Paul Sartre un giorno disse: “Tintoretto è Venezia anche se non dipinge Venezia“. Come dargli torto? Questo artista, soprannominato “Il furioso” per l’energia delle sue opere, ha legato indissolubilmente il suo nome a quello di una delle più belle città del mondo.

In effetti nelle sue opere, quasi tutte a tema religioso, Tintoretto non ha dipinto Venezia, ma i suoi immensi “teleri” hanno reso meravigliosi i palazzi della Serenissima, contribuendo a renderla uno dei centri artistici più vivaci e innovativi del Cinquecento.

Fu un periodo meraviglioso per la città che, grazie alla prosperità del commercio e ai suoi intensi scambi culturali, è cresciuta sia in ricchezza che cultura: basti pensare che nello stesso periodo lavoravano nella stessa città artisti come Tiziano, Veronese e, appunto, Tintoretto. Un’età dell’oro, che neanche la peste riuscì a cancellare, pur strappando a Venezia il suo artista più importante. Un secolo che ci ha lasciato in eredità capolavori immensi che, per fortuna, possiamo ammirare ancora.

LA VITA E LE OPERE DI TINTORETTO: RIASSUNTO IN DUE MINUTI (DI ARTE)

1. Tintoretto, all’anagrafe Jacopo Robusti (Venezia, 1518 – Venezia, 1595) è stato uno dei più importanti pittori italiani del XVI secolo, ed esponente di spicco del manierismo.

2. Il manierismo è un movimento artistico che si diffuse in Italia nel XVI secolo, al termine del Rinascimento. Il nome deriva dalla locuzione “alla maniera di…” poiché i principali esponenti del movimento si rifacevano allo stile dei grandi del Rinascimento: Leonardo, Raffaello ma soprattutto Michelangelo, enfatizzandone i tratti peculiari.

Nelle opere degli artisti “manieristi” le tradizionali regole della prospettiva e le proporzioni del corpo umano non vengono rispettate rigidamente, col risultato che figure appaiono allungate e sinuose, di una bellezza fredda e innaturale. I colori poi sono brillanti e violenti, in netta contrapposizione con le tinte delicate che caratterizzano l’arte del rinascimento.

Jacopo Tintoretto, San Marco libera uno schiavo
Jacopo Tintoretto, San Marco libera uno schiavo o Il miracolo dello schiavo, 1548, Gallerie dell’Accademia, Venezia

3. Lo stesso Tintoretto, ad esempio, era soprannominato “Il furioso“, per i suoi colori violenti e pastosi, per l’energia prorompente che emanano le sue opere e per le luci inquiete che illuminano la scena in composizioni spesso monumentali e drammatiche.

Lo stile dei suoi dipinti è inoltre caratterizzato da un uso esasperato (e a volte ardito) della prospettiva, che conferisce alle opere una profondità quasi innaturale che colpisce immediatamente l’osservatore.

Jacopo Tintoretto, Ultima cena
Jacopo Tintoretto, Ultima cena, 1592-1594, Basilica di San Giorgio Maggiore, Venezia

4. La vita di Tintoretto è legata indissolubilmente alla città di Venezia, dove realizzò i suoi capolavori. Suo padre, Giovanni Battista, lavorava nel campo della tintura della seta, da cui l’artista ereditò il soprannome “Tintoretto” con cui firmò i suoi lavori.

Il fatto di avere a disposizione, sin da bambino, tinture e pennelli, permise al giovane Jacopo di mostrare il suo talento, tanto che il padre, per incoraggiare tale inclinazione, lo mandò a bottega dal grande Tiziano. Tuttavia non si hanno fonti documentate al riguardo, anche perché la “leggenda” vuole che il maestro veneziano mandò via il suo apprendista dopo pochi giorni perché lo riteneva troppo bravo e temeva che con gli anni sarebbe potuto diventare un temibile rivale (cosa che, in parte, avvenne).

5. Di sicuro c’è il fatto che già 1539 Tintoretto realizzava le sue prime opere, firmandosi come “maestro”, dunque in possesso di una bottega propria a Venezia. Uno dei primi lavori degni di nota fu la realizzazione di 16 tavole per illustrare le Metamorfosi di Ovidio, per la residenza di un ricco banchiere, Andrea Gritti.

Jacopo Tintoretto, Le nozze di Cana
Jacopo Tintoretto, Le nozze di Cana, 1561, Chiesa di Santa Maria della Salute, Venezia

6. Fu solo il primo dei tanti palazzi veneziani che Tintoretto decorò con le sue opere nel corso della sua lunga carriera: nel 1562 ad esempio, realizzò quattro immagini per la Scuola Grande di San Marco: Il Ritrovamento del corpo di San Marco, il Trasporto del Corpo di San Marco, Un devoto del Santo e il Miracolo di San Marco che libera lo schiavo (più in alto, nell’articolo), una delle sue opere più importanti.

Nello stesso periodo ottenne quello che viene considerato l’incarico più prestigioso della sua carriera: la decorazione dei muri e del soffitto della Scuola Grande di San Rocco. Tintoretto ci lavorò per più di venti anni, fino al 1588 realizzando in totale ventisette tele nella sala dell’Albergo, ventuno dipinti e dieci grandi “teleri” nella sala superiore e otto “teleri” nella sala inferiore, che ritraggono episodi dell’Antico e del Nuovo Testamento. L’effetto è spettacolare: camminare tra le sale della Scuola Grande di San Rocco dà l’impressione di passeggiare attraverso le pagine della Bibbia.

ps: per telero si intende un tipo di pittura, in voga a Venezia tra Quattrocento e Cinquecento, che utilizzava tele di vaste proporzioni applicate direttamente ad una parete e dipinte con colori ad olio. Il nome “telero” deriva dal veneto “teler”, che significa “telaio”

Jacopo Tintoretto, Trafugamento del corpo di San Marco,
Jacopo Tintoretto, Trafugamento del corpo di San Marco, 1562-1566, Gallerie dell’Accademia, Venezia

7. Riguardo il più grande capolavoro di Tintoretto però, lo storico dell’arte Giorgio Vasari racconta un aneddoto che la dice lunga sull’ambizione e la spregiudicatezza dell’artista.

Per aggiudicarsi l’incarico di decorare pareti e soffitto della Scuola Grande di San Rocco, nel 1564, vennero invitati i migliori artisti veneziani e fu chiesto loro di presentare entro un mese le loro proposte. Quando, alla scadenza del periodo pattuito i committenti si riunirono per decretare il vincitore, si accorsero che Tintoretto aveva già installato al centro del soffitto una versione a colori e a grandezza naturale del suo progetto. I committenti in un primo momento si indignarono per quella mossa considerata poco leale, ma restarono così folgorati dalla bellezza dell’opera e dalla rapidità di esecuzione che decisero di affidargli l’incarico, senza neanche valutare le proposte degli altri concorrenti.

8. Questa storia dimostra anche quanto fosse agguerrita la concorrenza tra gli artisti in una città ricca come Venezia, che negli stessi anni vantava artisti rinomati come Veronese o Tiziano In particolare pare che Tintoretto provasse una grande ammirazione, non ricambiata (non in modo esplicito, almeno) per il grande Tiziano, tanto da aver affisso nella sua bottega il motto: “Il colorito di Tiziano, il disegno di Michelangelo”: uno sprone a dare sempre il massimo, traendo ispirazione dai due maestri.

Jacopo Tintoretto, Storie del Nuovo Testamento, Natività, 1578-1581
Jacopo Tintoretto, Storie del Nuovo Testamento, Adorazione dei Pastori, 1578-1581, Scuola Grande di San Rocco, Venezia

9. Oltre ai capolavori sopra elencati, Tintoretto era un rinomato per i ritratti, attività che gli assicurava un’importante fonte di reddito. Il suo punto di forza era la rapidità di esecuzione delle opere, grazie ad alcuni accorgimenti.

Se, ad esempio, doveva rappresentare un uomo di chiesa o un politico nelle loro vesti ufficiali, l’artista si limitava a chiedere al soggetto di prestarsi alla posa solo per riprendere i tratti del viso, mentre per il resto dell’opera (il busto e l’abito) l’artista si avvaleva di manichini o faceva ricorso a schemi predeterminati. Se il ritratto doveva invece essere inserito in un dipinto più grande, Tintoretto lo realizzava su una tela provvisoria che poi “cuciva” su quella più grande.

Tali accorgimenti permettevano ai suoi committenti, persone molto impegnate, di “cavarsela” con poche sessioni di posa, risparmiando tempo prezioso.

Jacopo Tintoretto, Ritratto di Girolamo Priuli
Jacopo Tintoretto, Ritratto di Girolamo Priuli, 1559 circa, Detroit Institute of art

10. A questi seguirono molti altri successi, visto che l’artista continuò a ricevere commissioni fino a oltre settant’anni. Venne a mancare, dopo due settimane di febbre, il 31 maggio del 1594. Dopo la morte, la sua reputazione subì un declino, fino al XIX secolo, quando le sue opere tornarono alla ribalta, grazie soprattutto agli studi entusiasti del critico inglese John Ruskin.

Tra i suoi fan, Tintoretto può annoverare anche la rockstar David Bowie che nel 1987 acquisto una sua pala d’altare: L’annunciazione del martirio a Santa Caterina d’Alessandria.

Tintoretto è Venezia anche se non dipinge Venezia” (Jean-Paul Sartre, filosofo)

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