In due minuti vi racconto la storia di uno dei più importanti pittori veneziani, maestro del Rinascimento veneto.

Tiziano Vecellio, Autoritratto, 1562
Tiziano Vecellio, Autoritratto, 1562

“Nemo propheta in patria”: se questa frase vale per molti, di certo non vale per Tiziano. Non si può parlare di questo artista senza parlare di Venezia e del Rinascimento veneto, quel periodo di splendore che accarezzò la Serenissima tra il XV e il XVI secolo.

Le opere di Tiziano, con le loro tinte forti ma al contempo raffinate, sono lo specchio della Repubblica di Venezia: energica ma elegante, razionale come solo sanno esserlo i mercanti, ma sfarzosa come un sontuoso vestito di carnevale.

La storia di Tiziano è anche la storia di due uomini accomunati dal talento, da una donna bellissima e dalla sorte, che non risparmia nessuno. Parlare di Tiziano significa anche parlare di Giorgione, dieci anni più grande di lui. Tra le opere dei due artisti veneti c’è di mezzo una Venere sensuale, che racconta il destino di due uomini: allievo e maestro. Fu Tiziano a completare l’opera dell’amico, quando fu portato via dalla peste, lo stesso terribile morbo che sarà fatale per Tiziano molti decenni dopo. Ve lo racconto in due minuti.

LA VITA E LE OPERE DI TIZIANO VECELLIO: RIASSUNTO IN DUE MINUTI (DI ARTE)

1. Tiziano, all’anagrafe “Tiziano Vecellio” (Pieve di Cadore, 1488-1490 – Venezia, 1576),  è considerato uno dei più importanti pittori italiani ed è il principale esponente del Rinascimento veneziano.

2. Tiziano nacque in una famiglia di notabili di Pieve di Cadore, un piccolo paese veneto in provincia di Belluno. Non rimase lì molto. Quando aveva solo nove anni i genitori, constatando il suo naturale talento per l’arte, lo mandarono a Venezia con il fratello Francesco per permettergli di affinare le sue abilità.

La Repubblica di Venezia in quegli anni era all’apice dello splendore e nella laguna operavano artisti come Carpaccio, Lorenzo Lotto e Giovanni Bellini.

3. Tiziano entrò nella bottega di Bellini, che gli insegnò a padroneggiare le tinte radiose e luminose della pittura ad olio. Durante quel periodo di apprendistato fece amicizia con Giorgione, più grande di lui di undici anni e anch’egli allievo di Bellini.

Tiziano per lungo tempo lavorò come assistente del collega più maturo e, quando Giorgione morì a causa dell’epidemia di peste che si diffuse a Venezia nel 1511, fu Tiziano a completare una delle sue opere più celebri: La Venere di Dresda (o Venere dormiente). L’artista in seguito riprese l’affascinante soggetto per realizzare uno dei suoi dipinti più sensuali: La Venere di Urbino. Qui sotto potete vedere entrambe le opere.

Giorgione, Venere dormiente, 1507-1510 circa, olio su tela, 108,5×175 cm, Gemäldegalerie Alte Meister, Dresda
Giorgione, Venere dormiente, 1507-1510 circa, olio su tela, 108,5×175 cm, Gemäldegalerie Alte Meister, Dresda
Tiziano, Venere di Urbino, 1538, Galleria degli Uffizi, Firenze
Tiziano, Venere di Urbino, 1538, Galleria degli Uffizi, Firenze

4. Tra i primi importanti lavori di Tiziano ci sono gli affreschi realizzati per decorare le pareti del Fondaco dei tedeschi (1505-1508), un palazzo veneziano in cui si raccoglievano le merci provenienti dai mercanti tedeschi. Il giovane artista, all’epoca non ancora ventenne, prese parte al lavoro come allievo di Giorgione.

La leggenda vuole che l’affresco di Tiziano che ritraeva “La Giustizia” fosse stato realizzato così bene che gli osservatori lo confusero con un’opera dello stesso Giorgione, cosa che indispettì non poco il maestro.

Il Fondaco dei tedeschi oggi ospita un lussuoso centro commerciale. Gli affreschi sono stati rimossi e sono conservati ne la Ca’ d’Oro, storico palazzo veneziano, sede della Galleria Franchetti.

5. Il rapporto tra Tiziano e Giorgione si interruppe bruscamente nel 1511. Un’epidemia di peste colpì infatti Venezia e Tiziano fuggì a Padova, mentre Giorgione rimase in città. I due non si rividero mai più. Giorgione infatti non sopravvisse alla tragica epidemia.

Durante la sua permanenza a Padova, Tiziano realizzò alcune importanti opere a tema sacro, come quelle che compongono la serie dei Miracoli di sant’Antonio da Padova.

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Tiziano, Miracolo del marito geloso, 1511, Scuola del Santo, Padova

6. Quando Tiziano tornò a Venezia, complice anche la partenza di Lorenzo Lotto per Roma e l’età avanzata di Bellini (ormai ottantenne), diventò in breve tempo uno dei più importanti e richiesti artisti della città. Il suo talento eclettico gli permetteva di ritrarre soggetti di ambiti anche molto distanti tra loro: dalla ritrattistica su commissione alle opere di arte sacra, dai soggetti a carattere mitologico ai temi allegorici e misteriosi.

Qualunque fosse il soggetto, l’uso attento e raffinato dei colori, unito ad un’innovativa disposizione delle figure nello spazio, gli permisero di imprimere un marchio personale e facilmente riconoscibile ai suoi lavori.

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Tiziano, Amor sacro e Amor profano, 1515 circa, Galleria Borghese, Roma

7. Punto di svolta nella sua carriera fu il 1513, quando Tiziano rifiutò l’invito a Roma da parte di papa Leone X per restare a Venezia. La città gliene fu grata, tanto da nominarlo nel 1516 Pittore ufficiale della Serenissima, incarico ricoperto prima di lui dal maestro Bellini.

8. Oltre che grande artista, Tiziano fu anche un abilissimo imprenditore. Come artista mise su una fiorente bottega che adottava alcune interessanti tecniche oggi conosciute nel mondo del marketing del lusso. Una di queste era il mancato rispetto dei tempi di consegna, che rendeva le sue opere più ambite e preziose.

Inoltre “diversificò i suoi investimenti”, come farebbe un’azienda bene organizzata. Parte dei proventi dell’attività artistica venne infatti investita in altri settori, come il commercio del legname.

Infine, strinse amicizia con il poeta Pietro Aretino che divenne, in un certo senso, il suo agente. Il letterato, che godeva di buona fama nelle principali corte europee, si occupava di promuovere i lavori dell’amico artista.

Tiziano, Bacco e Arianna, 1520-1523, National Gallery, Londra
Tiziano, Bacco e Arianna, 1520-1523, National Gallery, Londra

9. Fu anche grazie a questo se Tiziano poté lavorare per le più importanti casate di Italia e di Europa. Lavorò per gli Este, i Gonzaga, i Della Rovere ma soprattutto per l’imperatore del Sacro Romano Impero Carlo V d’Asburgo, che l’artista ritrasse in una delle sue più celebri opere. Il dipinto ispirò nei secoli artisti come Velázquez, Rubens, Rembrandt e Goya.

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Tiziano, Ritratto di Carlo V a cavallo, 1548, Museo del Prado, Madrid

10. In età avanzata Tiziano operò un drastico cambiamento di stile, rinunciando ai colori accesi che caratterizzavano le sue opere, a favore di tinte più cupe ed effetti di chiaroscuro. Tali “esperimenti” non furono apprezzati dai suoi contemporanei che insinuarono il dubbio che l’artista avesse problemi di vista. In queste opere tuttavia è possibile riscontrare un pathos sconosciuto in altre delle sue opere più celebri, che verrà in parte ripreso dagli artisti di epoca barocca.

Dopo essere scampato alla peste che uccise l’amico Giorgione, Tiziano non poté nulla contro la nuova ondata di epidemia che si diffuse a Venezia negli ultimi decenni del XVI secolo. Dopo avergli portato via il figlio Orazio, la malattia si prese anche l’artista, il 27 agosto 1576.

Tiziano, Cristo incoronato di spine, 1542-1543, Musée du Louvre, Parigi
Tiziano, Cristo incoronato di spine, 1542-1543, Musée du Louvre, Parigi

Un buon pittore ha bisogno di tre soli colori: nero, bianco e rosso (Tiziano Vecellio)

 

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