In due minuti vi racconto la vita del padre del realismo e delle sue opere dissacranti, sia nel rappresentare la morte che l’origine della vita.

Gustave Courbet, Autoritratto con la pipa, 1847, Musée Fabre, Montpellier
Gustave Courbet, Autoritratto con la pipa, 1847, Musée Fabre, Montpellier

“Sic transit gloria mundi”: se dovessimo descrivere il grande Courbet con una frase, probabilmente sarebbe questa. In pochi sono passati da un fulgido successo ad una nera miseria in modo così repentino e rovinoso, come è accaduto all’artista francese, coerente fino alla fine con le sue idee.

Convinto che nel mondo ci fossero delle ingiustizie e che fosse compito degli artisti denunciarle, Courbet scelse il pennello per condurre la sua battaglia contro la borghesia francese di metà Ottocento, colpevole di aver dimenticato i valori della rivoluzione per prendere il comodo posto di quella nobiltà che aveva a lungo combattuto.

Con le sue opere Courbet ha dato dignità agli ultimi, dimostrando che il funerale di un contadino ha la stessa dignità di quello di un regnante, ha dipinto la realtà così com’è, con la sua bellezza e la sua miseria, con il suo dipinto “L’origine del mondo” ha messo a nudo (in tutti i sensi) il pruriginoso senso del pudore di una borghesia incapace di lottare per i diritti degli ultimi ma pronta a scandalizzarsi e indignarsi per un nudo femminile.

Era il 1866 ma sembra ieri visto che, proprio qualche mese fa, Facebook ha provato a censurare (senza successo, per fortuna) il capolavoro di Courbet. Geniale perché in un colpo d’occhio riusce a portare allo scoperto i paradossi di una borghesia moralista (e un po’ ipocrita), a cui fa più paura il dettaglio di una donna nuda che il ritratto di una testa mozzata grondante sangue.

LA VITA E LE OPERE DI GUSTAVE COURBET: RIASSUNTO IN DUE MINUTI (DI ARTE)

1. Jean Désiré Gustave Courbet (Ornans, 1819 – La Tour-de-Peilz, 1877) è stato uno dei più grandi pittori francesi. Considerato il padre del “realismo” nella pittura, fu tra i primi a riprendere la vita quotidiana (soprattutto degli umili) nella sua essenza, sottraendola alla visione edulcorata e idealistica con cui veniva rappresentata dai contemporanei.

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Gustave Courbet, Uomo disperato, 1884-1845, collezione privata

2. Figlio primogenito di Régis e Sylvie Oudot Courbet, ricchi proprietari terrieri, il giovane Gustave fu indirizzato da ragazzo agli studi di diritto. Quando si trasferì a Parigi per studiare legge però, pare che il giovane rampollo passasse molto più tempo al Louvre ad ammirare le opere dei grandi dell’arte, piuttosto che in biblioteca sui libri di giurisprudenza.

In quegli anni bohemien, Courbet frequentava abitualmente la brasserie Andler, birreria frequentata da artisti e intellettuali parigini, tra cui Baudelaire e Proudhon. Aveva solo ventiquattro anni quando dipinse il suo famoso Autoritratto, conosciuto anche come Uomo disperato (1843 – sopra).

3. La carriera artistica di Courbet iniziò sotto i migliori auspici. Già nel 1848 il giovane artista riuscì a esporre alcune delle sue opere al Salon, i cui giudici solitamente erano restii nell’accettare le opere di artisti poco conosciuti. L’anno successivo espose l’opera Dopocena ad Ornans, che fu acquistata dallo Stato e gli valse pure la medaglia di seconda classe.

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Gustave Courbet, Dopocena ad Ornans, 1849, Musee des Beaux-Arts, Lille, France

4. Un artista normale, ottenuti questi riconoscimenti, avrebbe continuato sulla sua strada, accumulando fama e denaro, grazie alla generosità dell’establishment culturale. Courbet però era un ragazzo diverso, dal carattere coraggioso e ribelle. Al Salon del 1951 infatti scandalizzò tutti con la sua opera Funerale a Ornans.

L’opera, maestosa (314 x 663 cm) rappresentava un umile funerale contadino con la solennità di solito riservata alle cerimonie regali o ai soggetti sacri. Nel dipinto i poveri sono rappresentati senza alcuna pretesa poetica, dando allo spettatore uno spaccato autentico della durezza della vita contadina. Inutile dire che l’opera fu osteggiata dalla maggior parte dei critici, tranne uno, l’unico che predisse la nascita di un nuovo modo di fare arte.

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Gustave Courbet, Funerale ad Ornans, 1849-1850, Musée d’Orsay, Parigi

5. Quel critico aveva ragione: l’opera di Courbet inaugurava quello che sarebbe passato alla storia come “realismo”. Non si trattava solo di arte: era molto di più. Il realismo restituiva dignità alle classi più deboli, dando loro la dignità affinché divenissero soggetto delle opere.

Il realismo però era anche denuncia, perché le classi meno abbienti venivano rappresentate nella loro povertà, senza alcuna idealizzazione, rendendo evidenti le disparità presenti nella società dell’epoca.

6. La guerra di Courbet contro l’establishment non era finita. Quando il Salon gli rifiutò l’opera L’atelier dell’artista (1854-1855, in fondo alla pagina), considerata di dimensioni eccessive, Courbet per tutta risposta organizzò in contemporanea la mostra “Du réalisme”, che riscosse enorme successo.

Del resto l’artista in quegli anni era all’apice della fama grazie a opere come Ragazze sulla riva della Senna (1856-1857) che gli valse un riconoscimento unanime da parte de pubblico, per la capacità con cui l’artista ritraeva due ragazze (forse prostitute) assopite al sole, come se le spiasse dal buco della serratura.

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Gustave Courbet, Signorine sulle rive della Senna, 1857, Museo del Petit Palais, Parigi

7. L’opera più provocatoria di Courbet venne però dipinta nel 1866. È un quadro di piccole dimensioni (55×46 cm) ma che fa ancora discutere (pensate alle polemiche su Facebook di qualche tempo fa). Si tratta de L’origine du monde. Il quadro rappresenta il primissimo piano di una vulva femminile, con il realismo che contraddistingue le opere dell’artista. Non si vede il volto della modella, ma pare si trattasse di una modella nota come Jo l’Irlandese, moglie del celebre pittore americano americano James McNeill Whistler o, come sostengono recenti ricerche, di  Constance Queniaux, ballerina dell’Opéra di Parigi.

Gustave Courbet, L'origine du monde, 1866, Museo d'Orsay
Gustave Courbet, L’origine du monde, 1866, Museo d’Orsay

8. Nei primi anni Settanta del XIX secolo, Courbet divenne presidente della Federazione degli Artisti, istituzione che si batteva per liberare l’arte dalla censura. La sua attività che univa arte e politica non si limitò a questo, ma lo portò a ricoprire un ruolo di spicco negli anni della Comune di Parigi, quando le forze radicali, socialiste e comuniste provarono per brevissimo tempo a governare la città, con idee innovative ma pochissimi mezzi (soprattutto militari).

9. Quando la coraggiosa esperienza della Comune fallì e le truppe repubblicane francesi riottennero il potere, la repressione verso i rivoltosi fu durissima.

In particolare a Courbet non fu perdonata la battaglia per l’abbattimento della colonna di place Vendôme, eretta da Napoleone Bonaparte per commemorare la vittoria francese alla battaglia di Austerlitz. L’artista considerava l’opera un simbolo di oppressione e autoritarismo. Per questo propose di abbatterla e spostarla agli Invalides, dove sarebbe stata meno visibile. Purtroppo la sua idea venne accolta con troppo entusiasmo dai rivoltosi che si limitarono a distruggere la colonna, senza occuparsi di un eventuale suo ricollocamento.

Per aver dato avvio all’iniziativa, Courbet venne condannato dai repubblicani a sei mesi di carcere e a pagare per intero le spese per la ricostruzione della colonna: una cifra esorbitante (di cui non riuscì a pagare per intero neanche la prima rata)!

10. Ridotto in miseria, l’artista fu costretto a fuggire in Svizzera per evitare ulteriori ripercussioni. Lontano dalla Francia Courbet si rifugiò nell’alcool che lo portò a contrarre una cirrosi epatica che gli causò la morte il 31 dicembre 1877.

L’onore non sta in un titolo, né in una decorazione, ma negli atti e nei moventi delle azioni. (Gustave Courbet)

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Gustave Courbet, L’atelier, dell’artista, 1844-1845, Museo d’Orsay, Parigi

La mostra

“Courbet e la natura”
al Palazzo dei Diamanti di Ferrara
dal 22 settembre 2018 al 6 gennaio 2019

Info: La mostra di Courbet a Ferrara

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