Due minuti per raccontare la storia della regina dell’Art Déco, della sua vita sotto i riflettori e delle sue donne splendide e malinconiche.

Tamara de Lempicka
Tamara de Lempicka

 Bellissime, fredde, irraggiungibili. Le donne ritratte da Tamara de Lempicka sembrano vivere in un mondo distante, dove l’essenza fisica lascia lo spazio ad un animo malinconico, tormentato e romantico. In ognuna delle sue opere è ritratta una donna diversa che poi è sempre la stessa: Tamara. In ognuna di loro c’è un pezzo di lei, che si racconta dipingendo le donne più belle del Novecento.

Bellezza, successo, talento: Tamara ha avuto tutto questo dalla vita, offuscata da un’acuta forma di depressione che non le ha mai dato tregua e che l’ha costretta a fuggire, a guardare sempre più lontano, come fanno le donne dei suoi quadri, con quegli occhi malinconici che sembrano scrutare un orizzonte distante, forse sereno.

 LA VITA E LE OPERE DI TAMARA DE LEMPICKA RIASSUNTE IN DUE MINUTI (DI ARTE)

1. Tamara de Lempicka (1898-1980), pittrice di origini polacche, è stata una figura fondamentale nell’arte del Novecento e un’esponente di spicco dell’Art Déco.

2. Il suo nome all’anagrafe è Tamara Rosalia Gurwik-Górska, è figlia di una donna polacca e di un ricco ebreo russo. Suo padre abbandona la famiglia quando lei è bambina. Secondo alcuni pare che l’uomo si sia suicidato, ma Tamara ha sempre sostenuto che fosse sparito dopo il divorzio da sua madre.

Tamara de Lempicka, Autoritratto nella Bugatti verde (1932)
Tamara de Lempicka, Autoritratto nella Bugatti verde (1932)

3. Grazie alla nonna Clementine che si prende cura di lei, Tamara frequenta prestigiosi istituti scolastici, come il collegio Polacco di Rydzyna o la scuola Villa Claire di Losanna, in Svizzera.

4. Alla morte della nonna, Tamara si trasferisce a San Pietroburgo e a diciotto anni sposa l’ avvocato Tadeusz Łempicki, conteso dalle più belle donne di San Pietroburgo. Con la Rivoluzione, la polizia russa arresta Tadeusz. Tamara riesce a farlo liberare grazie all’aiuto di alcuni conoscenti influenti e i due fuggono a Parigi dove frequentano i salotti dell’alta società.

5. A 24 anni, poco tempo dopo la sua prima esposizione al Salon d’Automne diventa famosa come ritrattista disegnando le dame più note di Parigi. Inizia un’intensa vita mondana: amanti, feste, cocaina, ritmi di lavoro forsennati e dipinti realizzati a tarda notte ascoltando a tutto volume musica di Wagner. Divorzierà da Tadeusz nel 1926.

Tamara de lempicka, Ritratto di Ira P.
Tamara de lempicka, Ritratto di Ira P. (1930)

6. La vita di Tamara de Lempicka è legata ai suoi continui spostamenti. Più volte visita l’Italia e viene ospitata al Vittoriale da Gabriele D’Annunzio che proverà a sedurla con insistenza ma senza successo.

7. Gli anni Trenta sono molto intensi per Tamara de Lempicka. Il suo talento è ormai ampiamente riconosciuto: mostre, corteggiatori, amanti (uomini e donne), vita mondana e viaggi in tutta Europa. Il suo successo è però oscurato da un’intensa forma di depressione che non le dà tregua.

8. Nel 1943 è costretta a lasciare l’Europa invasa dai nazisti per trasferirsi negli Stati Uniti insieme al nuovo marito, il ricchissimo barone Raoul Kuffner de Diószegh, di origini ebraiche. Negli Stati Uniti diventa famosa, oltre che per le sue opere d’arte, per il suo stile di vita mondano e le grandiose feste che tiene nelle sue ville.

Tamara de Lempicka, Giovane fanciulla con i guanti (Jeune fille aux gants) (1930)
Tamara de Lempicka, Giovane fanciulla con i guanti (Jeune fille aux gants) (1930)

9. Le opere di Tamara de Lempicka si caratterizzano per l’uso di un esiguo numero di colori che sulla tela appaiono luminosi, forti e decisi, così come le linee nette e precise che disegnano donne fredde, malinconiche, irraggiungibili.

10. Oggi alcune delle più note star americane collezionano opere di Tamara de Lempicka: Jack Nicholson, Barbra Streisand ma soprattutto Madonna, che spesso le cede ai musei per organizzare mostre.

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“Vivo la vita ai margini della società, e le regole della società normale non si applicano a coloro che vivono ai margini.” (Tamara de Lempicka)

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