In due minuti vi raccontiamo la storia del fotografo delle rock star, che ha realizzato alcuni dei videoclip più iconici degli ultimi decenni… dai Depeche Mode agli U2, fino ai Coldplay.

di Massimo Lovisco

© Stephan Vanfleteren, Anton Corbijn
© Stephan Vanfleteren, Anton Corbijn

L’artista di cui parliamo in questo articolo è un pò anomalo. Perchè nonostante sia un artista di livello internazionale, che vanta esposizioni in prestigiose istituzioni e gallerie, autore di immagini memorabili che tutti conosciamo e magari abbiamo anche nelle nostre case sotto forma di poster, ha sempre agito ai margini del circuito artistico.

Un fotografo puro, che ha realizzato opere iconiche, che in molti hanno ammirato senza conoscerne l’autore. Stiamo parlando di Anton Corbijn uno dei fotografi musicali e autori dei videoclip più importanti e seminali degli ultimi anni, di quelli che hanno rivoluzionato non solo
fotografia musicale e videoclip ma la stessa estetica visiva di gruppi rock e music star.

ANTON CORBIJN: LA VITA E LE OPERE RIASSUNTE IN DUE MINUTI (DI ARTE)

1. Anton Corbijn (il suo nome completo è Anton Johannes Gerrit Corbijn van Willenswaard ) è nato nel 1955 a Strijen un piccolo villaggio olandese situato su un’isola pianeggiante non lontana da Rotterdam.

Figlio di un pastore protestante, inizia ad appassionarsi alla fotografia per caso nel 1972. Si trova a Groningen, e decide di andare a vedere il concerto dei Solution, un gruppo pop del tempo. Con se ha la macchina fotografica del padre e fa qualche scatto del live. È subito folgorazione: capisce che il suo futuro è legato alla musica e alla fotografia.

2. Il giovane Anton Corbijn si iscrive ad Amsterdam ad un corso di fotografia che seguirà solo per i primi 18 mesi, il tempo di apprendere la tecnica di base.

Diventa assistente di Gijabert Hanekroot e inizia a collaborare con la rivista Oor (ascoltare), un periodico olandese che tratta principalmente di musica pop. Ma il centro propulsore della musica al tempo è l’Inghilterra con la new wave, il punk, il glam. Nel 1979 Corbijn decide di trasferirsi nella città fulcro di questi fermenti musicali ossia Londra

I Joy Division, fotografati da Anton Corbijn
I Joy Division, fotografati da Anton Corbijn

3. A Londra Corbijn inizia la sua collaborazione con New Musical Express  (NME) e con The Face, riviste musicali per le quali fotografa alcune delle star più importanti del momento: Bob Dylan, Joy Division, Tom Waits, Bruce Springsteen, Peter Hammill, Miles Davis, Kate Bush, Björk, Captain Beefheart, Kim Wilde, Marc Almond,Siouxsie and the Banshees, Morrissey, Peter Murphy, Simple Minds, Clint Eastwood, The Cramps, Roxette, Herbert Grönemeyer, Annie Lennox, and Eurythmics… sono per fare qualche nome.

4. Il suo stile unico, molto intimo ed iconico lo porta subito a lavorare per i gruppi stessi, contribuendo a costruire l’immagine e l’immaginario stesso dei musicisti e dei gruppi.

Inizia collaborazioni tuttora in corso con U2 e Depeche Mode per i quali si può quasi considerare l’artista come un membro aggiunto delle band, visto che il suo apporto visivo arriva a influenzare profondamente l’approccio estetico e visivo delle band.

I Depeche Mode visti da Anton Corbijn
I Depeche Mode visti da Anton Corbijn

5. Dal 1983 gira regolarmente anche video musicali. Anche in questo caso il suo stile è rivoluzionario, lontano dalle rappresentazioni pop e quasi da spot pubblicitario che andava in voga nel periodo, e molto più vicino al cinema indipendente e sperimentale.

Basti considerare video come Enjoy the silence dei Depeche Mode (inizialmente rifiutato dal gruppo!) o Heart-Shaped Box per i Nirvana, video questo che gli valse anche un MTV Award.

6. La sua collaborazione per i gruppi diventa sempre più preziosa spingendosi a realizzare oltre le foto promozionali anche l’intero design degli album, compresa l’ideazione dei font originali. In alcuni casi è lui ad ideare anche l’allestimento scenico dei concerti.

Per esempio nel 1993 in occasione del Devotional tour, una tournée mondiale che il gruppo inglese Depeche Mode ha intrapreso nell’arco di ben due anni, Corbijn oltre a progettare completamente il design del palco (dando vita ad una struttura metallica su due livelli) ha girato tutti i video che andavano in rotazione durante le canzoni generando un’incredibile interazione tra nove video diversi e l’impatto sonoro.

7. Il suo stile fotografico, contraddistinto da un bianco nero e molto contrastato e grana grande in evidenza è nato quasi per caso per razionalizzare le pellicole.

Ad inizio carriera infatti, Corbijn spesso si trovava a passare da ambienti molto bui dove si svolgevano i concerti a location in pieno sole per foto promozionali, e non facendo ancora il fotografo come professione, non gli andava di buttare le foto che rimanevano in un rullino mezzo esposto per inserirne uno nuovo (da esporre ancora per poche fotografie) così lasciava la pellicola sensibile (con la grana molto grande) e cercava di adattarla al meglio per entrambe le situazioni con il lavoro in camera oscura. Da qui la grana evidente ed i contrasti netti.

Il manifesto di Devotional Tour dei Depeche Mode, realizzato da Anton Corbijn
Il manifesto di Devotional Tour dei Depeche Mode, realizzato da Anton Corbijn

8. È uno dei ritrattisti più famosi, e davanti al suo obiettivo sono comparse alcune delle personalità più importanti dello star system.

Ma Corbijn considera il ritratto un “fatto personale tra lui e il modello” e per questo rifiuta lavori anche ben retribuiti se non conosce il soggetto o non sente di averne legame. Non è una questione di presunzione ma al contrario, Corbijn rifiuta aprioristicamente soggetti in cui avverte non possa esserci quella particolare introiezione.

Quando presentò nel 2000 la serie Still Life alla galleria Lipanjepuntin di Trieste, una serie in cui ogni immagine cerca di condensare una scena tratta da film immaginari interpretati da personaggi famosi, commentando una foto in cui l’attore Danny De Vito estende una mano con un palloncino verso il cielo dichiarò che la cosa più difficile nelle sue fotografie non è tanto il lato tecnico, bensì l’entrare in contatto con i modelli, o meglio entrare in perfetta sintonia. “Non è facile far tenere a uno come Danny De Vito un palloncino”.

Danny de Vito, ritratto da Anton Corbijn
Danny de Vito, ritratto da Anton Corbijn

9. Nel 2007 Corbijn fa il suo esordio alla regia con Control, un film su Ian Curtis il leader del suo gruppo giovanile preferito i Joy Division, morto suicida nel 1980 a soli ventitré anni. Control è girato in bianco e nero con uno stile molto vicino alle sue foto.

In seguito ha diretto altri film come The American con George Clooney girato in Italia in cui è coprotagonista Violante Placido.

10. Uno dei video più iconici diretti da Corbijn è Enjoy The Silence dei Depeche Mode, dove un re con tanto di corona e mantello di ermellino si aggira per paesaggi incontaminati in cerca della pace (e del silenzio).

Nel 2008 per i Coldplay Corbjin si autocita girando un video di Viva La Vida alternativo a quello ufficiale, in cui il leader Chris Martin vestito da re cita esplicitamente i Depeche Mode uno dei suoi gruppi preferiti.

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