Due minuti per raccontare la vita dell’artista olandese, delle sue scale senza fine e delle sue prospettive impossibili. 

M.C. Escher, autoritratto
M.C. Escher, autoritratto, 1929, litografia

Scale che non hanno inizio né fine, uccelli in volo che si fondono come il giorno e la notte, mondi impossibili che sembrano partoriti da un sogno. Osservare le opere di Maurits Cornelis Escher significa intraprendere un viaggio lungo i confini dello spazio, in una realtà che esiste in qualche anfratto profondo della nostra mente e quando viene a galla ci costringe a porci degli interrogativi su ciò che è vero e ciò che è solo apparenza.

Eppure questo geniale artista olandese, forse non avrebbe mai creato quelle opere che lo hanno reso immortale, se la sua vita non lo avesse costretto a rinunciare al sole, al mare e agli splendidi paesaggi italiani.

LA VITA E LE OPERE DI MAURITS CORNELIUS ESCHER: RIASSUNTO IN DUE MINUTI (DI ARTE)

1. Maurits Cornelis Escher (1898-1972) è stato un incisore e grafico olandese. È conosciuto soprattutto per le sue incisioni che hanno per oggetto immagini basate su curiose simmetrie che esplorano l’infinito, paradossi matematici e prospettive (apparentemente) impossibili.

2. Escher non è stato uno studente modello, essendo carente in quasi tutte le materie, compresa la matematica, ad eccezione (ovviamente) del disegno.

3. L’Italia ha un peso rilevante nella vita di Escher. L’artista olandese vive infatti a Roma dal 1923 al 1935 con sua moglie Jetta Umiker che sposa a Viareggio nel 1924. È in Italia che nascono i suoi figli George ed Arthur. Escher ricorderà i suoi anni in Italia come “I migliori anni della sua vita”.

Maurits Cornelis Escher, Pentedattilo, Calabria, 1930
Maurits Cornelis Escher, Pentedattilo, Calabria, 1930

4. Escher approfitta del soggiorno italiano per percorrere la penisola in lungo e in largo in cerca di ispirazione. Oltre ad innamorarsi del sole, del mare e dei paesaggi del Belpaese, Escher è attratto dai piccoli villaggi della Calabria (es. Pentedattilo, sopra) e della Sicilia che lo colpiscono per la particolare composizione e la struttura dei centri abitati che sembrano fondersi col paesaggio.

5. Lascia l’Italia per andare in Svizzera nel 1935 a causa dell’insopportabile clima politico causato dal fascismo. Nell’inverno del 1944 il suo grande maestro e amico Samuel Jessurun de Mosquita muore con la moglie e il figlio nel campo di concentramento di Theresienstadt, in Rep. Ceca.

6. Negli anni Quaranta Escher si trasferisce in Belgio e poi in Olanda. Da qui comincerà il suo periodo artistico più prolifico, in cui abbandonerà la riproduzione della realtà per rappresentare il suo mondo interiore. Escher motiva questa scelta spiegando che nei paesaggi di Belgio e Olanda non ha trovato nulla di così bello da ispirarlo, cosa che accadeva invece quando ammirava i paesaggi italiani.

7. Simmetrie, paradossi geometrici, luoghi che inducono a moti senza fine. La matematica e il calcolo sono componenti chiave per comprendere a fondo le opere di Escher. Lui stesso è stato amico di molti matematici come Bruno Ernst che su di lui ha scritto un libro “Lo specchio magico di M.C. Escher”.

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Maurits Cornelis Escher, Mano con sfera riflettente, litografia, 1935

8. Una delle opere più famose di Escher, Salita e discesa (1960) è ispirata all’illusione ottica dei matematici inglesi Lionel e Roger Penrose che ne avevano parlato in un articolo pubblicato nel 1958.

9. Day and night del 1938 (immagine in basso), Mani che disegnano (1948), Relatività (1953 – a lato) e Belvedere (1958) sono alcune delle opere più note di Escher.

M.C. Escher, Relatività
M.C. Escher, Relatività, 1953, litografia

10. Per le sue deformazioni spaziali capaci di creare mondi alternativi, Escher è stato molto amato dagli hippie e dalla controcultura dell’epoca, tanto che Mick Jagger scrisse una lettera molto amichevole (forse troppo) al maestro olandese per chiedergli di creare un’opera da usare come copertina per un album dei Rolling Stones. Escher rifiutò, chiedendo inoltre a Mick Jagger la cortesia di usare il “lei”, piuttosto che il “tu” nella loro corrispondenza.

“Solo coloro che tentano l’assurdo raggiungeranno l’impossibile.” (Maurits Cornelius Escher)

Escher, day and night
M.C. Escher, Day and Night, 1938, incisione
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