Due minuti per raccontare la storia dell’artista “doganiere”, antesignano dell’Arte Naif e autore di opere oniriche e dolcemente fiabesche. 

Henri Rousseau, Io, ritratto-paesaggio
Henri Rousseau, Io, ritratto-paesaggio (Autoritratto), (1889-1890) Národní galerie di Praga

 

Quella di Henri Rousseau è la storia di un artista tenace, capace di entrare nella storia dell’arte nonostante tutto. A partire da quel nome difficile da portare: “Rousseau”, lo stesso di uno dei più importanti filosofi del Novecento; così se qualcuno pronuncia il nome “Rousseau” a nessuno (quasi) viene in mente l’artista.

Inoltre Henri Rousseau non è ricco, non è brillante, non ha cultura (non quella “ufficiale”, almeno) ed è anche un po’ gobbo. Decide di lasciare tutto per donarsi all’arte quando non ha già più l’età per vivere da bohémien. Quando espone le sue opere viene massacrato dalla critica con commenti che umiliano l’uomo, oltre che l’artista; molti dei suoi colleghi lo giudicano con la benevolenza che si concede ai dilettanti, a volte lo deridono; ciò nonostante tutti a Parigi lo hanno visto girovagare trascinando i suoi quadri su un carretto alla ricerca di uno spazio per esporre. Anche solo per questo meriterebbe un posto nei libri di storia.

HENRI ROUSSEAU: VITA E OPERE RIASSUNTE IN DUE MINUTI (DI ARTE)

1. Henri Julien Félix Rousseau (1844 – 1910) è stato un pittore francese, antesignano di quella che verrà chiamata “Arte naïf”, un tipo di arte completamente slegata dalla realtà culturale e sociale.

2. Di norma l’artista naïf è un autodidatta, che non ha frequentato alcuna scuola artistica e non è stato guidato da alcun maestro. Henri Rousseau, ad esempio quando comincia a dipingere di mestiere fa il doganiere. Ancora oggi, l’artista è conosciuto come “Le Douanier” (Il Doganiere, appunto).

Henri Rousseau, Il calesse di papà Junier
Henri Rousseau, Il calesse di papà Junier, (1908) Musée de l’Orangerie di Parigi

3. Espone per la prima volta a 42 anni (1886) al Salon des indépentands, esposizione a cui ogni artista poteva avere accesso a patto che versasse un simbolica quota annuale. Il Salon des indépentands era nato nel 1884 in contrapposizione al Salon officiel de Paris, che esponeva solo le opere passate al vaglio di una giuria di ammissione.

4. I giudizi sul valore delle opere di Henri Rousseau non furono incoraggianti: i critici denigrarono apertamente il lavoro dell’artista per la scarsa capacità di rappresentare fedelmente la realtà e per la tecnica rozza e (quasi) infantile. Alcuni artisti tuttavia apprezzarono la forza “selvaggia” dei suoi dipinti e la prorompente libertà creativa di Rousseau.

5. Le opere di Henri Rousseau hanno una carica fortemente onirica, i personaggi delle sue opere paiono giungere da una dimensione fiabesca e irreale, spesso immersi in una fitta vegetazione che avvolge e cattura lo spettatore con il suo potere ipnotico. Lo stesso Rousseau, mentre dipingeva soggetti immaginari, a volte si bloccava e quasi spaventato si affrettava ad aprire le finestre, per permettere agli spiriti evocati dal dipinto di lasciare la stanza.

Henri Rousseau, Mauvaise surprise
Henri Rousseau, Mauvaise surprise, (1901) Barnes Foundation di Filadelfia

6. Nonostante un innato talento, Henri Rousseau non navigava certo nell’oro. Lasciato il lavoro come doganiere nel 1893 cominciò a vivere impartendo lezioni di violino e disegnando ritratti di famiglia ai conoscenti in cambio di un esiguo compenso.

7. Nel 1907 Henri Rousseau fu coinvolto un caso di frode bancaria e finì in carcere. Già da ragazzo, del resto, era finito in prigione per aver rubato denaro (appena 20 franchi) e francobolli dallo studio di un avvocato presso cui lavorava.

8. Se oggi conosciamo l’arte di Henri Rousseau è anche perché la sua storia ha incrociato quella di Picasso. L’artista spagnolo trovò per caso un dipinto di Rosseau da un rigattiere e lo acquistò per poco (pare che il rigattiere volesse venderglielo perché Picasso ci dipingesse sopra). Picasso fu colpito dall’opera e andò a trovare Rosseau (ormai sessantaquattrenne) nel suo studio, in compagnia di altri artisti.

Henri Rousseau, L'incantatrice di serpenti, (1907) Musée d'Orsay di Parigi
Henri Rousseau, L’incantatrice di serpenti, (1907) Musée d’Orsay di Parigi

9. Se Picasso stimasse realmente l’anziano Rousseau non è dato saperlo, quello che sappiamo è che organizzò una cena in onore dell’artista che si dimostrò essere una farsa. Gli ospiti infatti con scherzi e beffe si presero gioco di Rousseau, noto ai colleghi per il suo carattere ingenuo e la sua propensione al bere. L’artista si prestò allo scherzo e giorni dopo scrisse una lettera a Picasso per ringraziarlo dell’onore ricevuto.

10. Spesso criticato, a volte bonariamente schernito, Henri Rosseau stupì tutti nel 1910 quando esibì al Salon des indépentands la sua opera più famosa: Il Sogno, un immenso viaggio in un mondo irreale e misterioso, che affascina e atterrisce lo spettatore. L’artista presentò l’opera insieme ad una breve poesia che narrava la storia celata dietro la tela. È il lascito dell’artista, che morì quello stesso anno. Al funerale parteciparono solo sette persone.

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“Niente mi rende così felice come osservare la natura e dipingere ciò che vedo” (Henri Rosseau)

Henri Rousseau. Il sogno
Henri Rousseau. Il sogno, (1910) Museum of Modern Art di New York
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7 Comments »

  1. ODDIO, la storia di questo artista mi spezza il cuore. Non capito, non voluto, non preso seriamente. Però, non so perché, me lo immagino sempre con un sorriso facendo ciò che ama. O almeno così mi sembra sempre di dipingerlo.

    Comunque davvero complimenti all’autore di questo blog. Più lo leggo più mi affascina. 😀

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    • La storia di Rousseau è una di quelle che commuove. Ho ripensato a lungo a quella cena da Picasso, a questo signore ingenuo e ormai anziano che viene schernito da un gruppo di giovani artisti di successo. Non so se Henri fosse consapevole o meno del cinismo dei colleghi, ma voglio pensare che lo fosse e accettasse lo scherzo come un nonno accetta le facezie dei nipoti. ps: mi sento di conaigliarti l’articolo su Antonio Ligabue, nello scriverlo ho trovato molte affinità tra questi due artisti. Grazie per i complimenti, davvero. 🙂

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    • In effetti molte opere appaiono simili, perché ambientate in questa fitta foresta fiabesca. Voglio pensare che fosse un luogo onirico dove l’artista trovasse rifugio, evadendo dalla realtà. Buona giornata, Edgardo!

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