In due minuti vi racconto la mostra a Palazzo Reale sul più grande artista della Belle Epoque.

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La locandina della mostra “Il mondo fuggevole di Toulouse-Lautrec” al Palazzo Reale di Milano

C’è un periodo nella storia d’Europa che occupa un posto speciale nei cuori dei romantici, quelli che amano perdersi in un dipinto, immaginando lunghissime storie evocate da una sola immagine strappata al flusso inesorabile del tempo. Il periodo di cui parlo (ma forse lo avevate intuito) è la Belle Époque, e Toulouse-Lautrec è stato certamente l’artista che meglio di tutti è riuscito a raccontare le piccole storie di quel mondo fuggevole, preservandole dall’attimo per consegnarle all’immortalità. A volte lo ha fatto con un dipinto, più spesso su cartone, perché la vita fugge e va colta in un attimo, non importa come.

Visitare la mostra “Il mondo fuggevole di Toulouse-Lautrec”, al Palazzo Reale di Milano dal 17 ottobre 2017 al 17 febbraio 2018 significa viaggiare nel tempo, per riassaporare le atmosfere dei locali di Montmartre, in cui il profumo delle ballerine di can can si mischiava all’odore dolce dell’assenzio, accompagnati dalle opere di uno degli artisti più interessanti di fine Ottocento.

Mostra Toulouse-Lautrec, Milano

Promossa e prodotta da Comune di Milano-Cultura, da Palazzo Reale, da Giunti Arte Mostre Musei e da Electa, in collaborazione con il Musée Toulouse-Lautrec di Albi, la mostra è molto ben strutturata con oltre duecento opere, tra dipinti (trentacinque), litografie e manifesti d’epoca. Le curatrici sono invece Danièle Devynck (direttrice del Museo Toulouse-Lautrec di Albi) e Claudia Beltramo Ceppi Zevi.

Ci sono andato pochi giorni dopo l’apertura, curioso di vedere questa monografica su un artista che ammiro, per le sue opere, per il suo stile e per la sua capacità di evocare la Belle Époque. Ve lo racconto in due minuti.

Perché vedere la mostra “Il mondo fuggevole di Toulouse-Lautrec”? Il nostro parere in due minuti

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Mr. Toulouse ritrae Mr. Lautrec, foto di Maurice Guibert, 1891

1. Conoscere uno degli artisti più importanti di fine Ottocento

Rileggere la biografia di Toulouse-Lautrec sarebbe già di per sé un motivo valido per vedere la mostra di Palazzo Reale. È la storia di un grande uomo in un corpo piccolo. È la storia di un nobile che ha deciso di vivere nei bassifondi. È la storia di un artista capace di giocarsi tutto per un’emozione.

Andiamo con ordine: de Toulouse-Lautrec soffriva di una malattia delle ossa che gli impedì di crescere oltre un altezza di un metro e cinquanta circa. Ciò nonostante era un uomo coraggioso, tanto da sfidare a duello un altro artista, solo perché questi aveva insultato un’opera di van Gogh, amico di Lautrec.

Toulouse-Lautrec era di origini nobili, ma preferì lasciare la sua ricca tenuta in campagna per vivere a Montmartre, all’epoca un quartiere povero, ma pieno di vita e culla di talenti.

Toulose-Lautrec non era il più razionale degli uomini, soprattutto se in mezzo c’erano le donne, che spesso gli causavano infatuazioni improvvise e violente, che lui chiamava “furie”. Pensate che un giorno, mentre era in nave per raggiungere Bordeaux con l’amico fotografo Maurice Guibert (che ha realizzato la foto sopra), si infatuò di una donna che seduta sul ponte dell’imbarcazione. Non la conosceva affatto, ma sapeva che era diretta a Dakar. Bastò questo per convincerlo a cambiare destinazione del suo viaggio, per seguirla. Per fortuna con lui c’era Guibert, che gli pose un freno, proponendogli di prolungare il viaggio fino a Lisbona ma non oltre. Quella donna poi divenne la protagonista del manifesto del Salon des Cents del 1896. Potrete ammirare quest’opera a Milano.

Il manifesto realizzato da Toulouse-Lautrec per il Salon des Cent del 1896
Il manifesto realizzato da Toulouse-Lautrec per il Salon des Cent del 1896

2. Viaggiare nella Belle Epoque, tra i locali di Montmartre e le case chiuse

Visitare la mostra di Palazzo Reale significa anche tornare indietro nel tempo, in una Montmartre colma di vita, tra ballerine di can can, bicchieri di assenzio, prostitute, artisti bohémien mischiati ai ricchi signori dell’alta società che frequentavano il quartiere per assaporare il gusto del proibito.

Henri de Toulouse-Lautrec, manifesto per il Mouline Rouge, 1891
Henri de Toulouse-Lautrec, manifesto per il Mouline Rouge, 1891

Molti dei manifesti per i più importanti locali di Montmartre furono realizzati proprio da Toulouse-Lautrec, che in quel quartiere aveva il suo piccolo atelier e, in breve tempo, era diventato uno dei protagonisti di quelle sfrenate notti parigine. È suo il più noto manifesto del Moulin Rouge, in mostra a Milano.

Ed è sua la famosa serie di litografie dal titolo Elles, in cui l’artista racconta la vita quotidiana nelle case chiuse.

L’artista infatti aveva fatto amicizia con le prostitute di Montmartre che, in un certo senso, lo avevano “adottato”, permettendogli di vivere le loro giornate, dalla toeletta mattutina alle serate in attesa dei clienti. Toulouse-Lautrec ha raccontato questo mondo, con una delicatezza e un’eleganza inaspettata per quei tempi, considerato il tema. Forse anche per questo quella serie non rese entusiasta il suo editore, che forse si aspettava qualcosa di più “forte” e più facile da vendere.

 

Henri de Toulouse-Lautrec, Donna pagliaccio seduta, 1896
Henri de Toulouse-Lautrec, Donna pagliaccio seduta, 1896

3. Rivivere le storie dei protagonisti di un’epoca magica

Montmartre era fatta, soprattutto, di persone, che probabilmente sarebbero cadute per sempre nell’oblio se Toulouse-Lautrec non le avesse rese immortali grazie alle sue opere. La mostra di Milano racconta anche di loro.

Così conosciamo la storia di Louise “La Goulue” Weber, ballerina del Moulin Rouge e inventrice del can-can, protagonista del manifesto del Moulin Rouge. O Aristide Bruant, il cantautore dalla sciarpa rossa. C’è poi una piccola sezione dedicata alla ballerina Loïe Fuller, che aveva inventato una bizzarra danza, “La serpentina”, e c’è un’intera sala dedicata a Yvette Guilbert, la cantante dai lunghi guanti neri, a cui Toulouse-Lautrec ha dedicato una serie di litografie.

Storie di oltre un secolo fa, di persone che vivevano un mondo fuggevole, in cui il confine tra il successo e la miseria era labile come una pennellata su un foglio di cartone.

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Henri de Toulouse-Lautrec, Divan Japonais,1892-1893, litografia, manifesto, collezione privata

4. Approfondire il rapporto tra Loutrec e la cultura giapponese

Molto interessante il parallelo tra l’arte di Toulouse-Lautrec e le stampe giapponesi, che la mostra milanese mette in evidenza in molti punti del percorso espositivo.

A fine Ottocento infatti, grazie all’importazione di prodotti dal lontano oriente, in Europa si diffuse un fenomeno conosciuto come giapponismo. Spesso tali prodotti erano avvolti da fogli decorati con stampe giapponesi, che lasciavano esterrefatti gli artisti europei che rimanevano incantati dalla grazia di artisti come Utamaro o Hokusai. Molti pittori europei tra cui Van Gogh, Monet, Manet, Renoir, Degas e, appunto, Toulouse-Lautrec presero spunto dall’arte orientale per dare vita a figure dalle forme flessuose, dotate di una naturale eleganza.

Mostra Toulouse Lautrec Milano
Un esempio di come, nella mostra milanese, sia possibile ammirare le opere di Toulouse Lautrec a confronto con meravigliose stampe giapponesi (Foto di Stefano Bonomelli)

Oltre a numerose stampe di Kitagawa Utamaro, poste a confronto con i dipinti di Toulouse-Lautrec, nella mostra di Milano è possibile ammirare in una sezione apposita la serie completa della Maison verte realizzata dal maestro giapponese, che racconta (in modo piuttosto esplicito) l’ambiente dei postriboli.

5. Scoprire come Toulouse Lautrec abbia reso la pubblicità una forma d’arte

Non dimentichiamolo: una grandissima parte dei lavori di Toulouse-Lautrec nasceva per un scopo pratico: pubblicizzare un locale, un artista, un prodotto. Solo che lui riusciva a farlo con classe, trasformando in arte la persuasione.

La mostra “Il mondo fuggevole di Toulouse-Lautrec” evidenzia soprattutto la modernità mostrata dall’artista nel suo lavoro di pubblicitario. I suoi manifesti seguivano tre regole ben precise: semplicità, immediatezza, sintesi.

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Henri de Toulouse-Lautrec, Le photographe Sescau, 1894, litografia, manifesto, collezione privata

Semplicità perché dovevano essere riconoscibili anche da lontano, per questo poche linee ben definite, colori forti e forme facilmente identificabili erano più efficaci.

Immediatezza perché un manifesto magari lo vedi mentre stai passeggiando e non hai molto tempo per leggerlo. Per questo Toulouse-Lautrec mette subito in risalto poche parole chiave (i nomi degli artisti o un’attrazione particolare), che restano impressi nella mente dell’osservatore.

Infine sintesi. Perché un manifesto deve dire l’essenziale in breve tempo e richiedendo poco impegno all’osservatore. Per questo nei suoi manifesti si affida a pochi elementi, facilmente identificabili dal pubblico, come la sciarpa rossa di Bruant, la sagoma in confondibile della ballerina Louise Weber mentre balla il can-can uniti al cilindro e i modi dinoccolati del ballerino Valentin le désossé, che potete ammirare nel manifesto per il Moulin Rouge (sopra, nell’articolo).

Henri de Toulouse-Lautrec, Ambassadeurs, Aristide Bruant, 1892, litografia, manifesto, collezione privata
Henri de Toulouse-Lautrec, Ambassadeurs, Aristide Bruant, 1892, litografia, manifesto, collezione privata
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