In due minuti vi raccontiamo la vita misteriosa del pittore Giorgione, autore di misteriosi paesaggi.

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Giorgione, Autoritratto come David, 1509-1510 circa, olio su tavola, 52×43 cm, Herzog Anton Ulrich Museum, Braunschweig

Ci sono artisti la cui vita è circondata da un alone di mistero, in cui il racconto prevale sulla cronaca dei fatti, rendendo la realtà più simile ad una leggenda che ad una biografia. Se a tutto questo aggiungiamo una morte in giovane età, pochi dipinti di chiara attribuzione, spesso dal significato incerto, allora siamo di fronte ad una storia da raccontare. La vita di Giorgione è una di queste.

Non sappiamo molto di lui. Non era ricco, non era nobile ma si è fatto strada nel mondo dell’arte in poco più di quindici anni di attività. Una meteora, o meglio, una stella cometa, vista la scia che ha lasciato nel mondo dell’arte.

I suoi paesaggi hanno donato agli sfondi dei dipinti un nuovo e più profondo significato, rendendoli protagonisti silenziosi di opere memorabili. Sulle sue tele la realtà si mischia ai simboli, creando mondi misteriosi a affascinanti, intrisi di un’antica malinconia. Vi racconto tutto questo, come sempre, in due minuti.

LA VITA E LE OPERE DI GIORGIONE:
RIASSUNTO IN DUE MINUTI (DI ARTE)

1. Giorgione, all’anagrafe “Giorgio Barbatelli da Castelfranco” (1477, Castelfranco Veneto – 1519, Venezia), è considerato uno dei più importanti pittori del XV secolo e tra i padri fondatori della pittura veneziana.

2. Della sua vita non si sa molto. Sappiamo che la sua carriera non durò più di quindici anni e che a lui possono essere attribuite con certezza massimo sei, sette opere. Giorgio Vasari, il grande storico dell’arte, disse di lui che era un uomo affascinante, dotato di una geniale personalità e attento alle mode del tempo.

Giorgione, Tre filosofi, 1506-1508 circa, olio su tela, 123,5×144,5 cm, Kunsthistorisches Museum, Vienna
Giorgione, Tre filosofi, 1506-1508 circa, olio su tela, 123,5×144,5 cm, Kunsthistorisches Museum, Vienna

3. Giorgione, chiamato così probabilmente per sottolinearne l’imponenza fisica e morale, da giovanissimo si trasferì a Venezia, per lavorare nella bottega di Giovanni Bellini, uno dei più importanti esponenti del Rinascimento italiano.

4, Da Bellini, Giorgione apprese soprattutto l’attento uso dei colori e della fusione dei toni, che nelle sue opere assumono un ruolo chiave, grazie all’uso che l’artista fa dello sfumato. Questa tecnica gli permetteva di dipingere contorni soffusi attorno alle figure, col risultato di ottenere un armonico equilibrio tra i diversi elementi presenti sulla tela. Molti storici dell’arte notano una certa somiglianza tra lo stile dell’artista veneto e quello del tedesco Durer o del grande Leonardo

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Giorgione, Adorazione dei pastori (o “Natività Allendale”), 1500-1505 circa, olio su tavola, 90,8×110,5 cm, National Gallery, Washington

5. Dal maestro veneto, Giorgione erediterà anche l’attenzione ai paesaggi che sono uno degli elementi più riusciti dei suoi dipinti. In Giorgione questi giocano un ruolo chiave nel definire atmosfere e aiutare l’osservatore nell’interpretazione dell’opera. Questo dettaglio è evidente in uno dei suoi dipinti più famosi, La tempesta (1506).

Se ci fate caso, le atmosfere all’interno del dipinto sono chiaramente definiti dal paesaggio minaccioso sullo sfondo che annuncia, appunto, una tempesta in arrivo. Così i ruoli dei soggetti ritratti, l’uomo appoggiato all’asta e la donna che allatta, sono definiti dal loro rapporto con le forze della natura, donando all’opera un significato più profondo e misterioso (tanto che, ancora oggi, ci si interroga sul reale significato dell’opera).

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Giorgione, La tempesta, 1502-1503 circa, olio su tela, 83×73 cm, Gallerie dell’Accademia, Venezia

6. Nonostante nei primi di attività Giorgione si dedicò alla realizzazione di soggetti sacri (es. Adorazione dei pastori), negli anni della maturità artistica l’artista si concentrò per lo più sulla realizzazione di opere su commissione per una ristretta cerchia di intellettuali veneziani. Per questo motivo, molte delle sue opere sono ricche di dettagli con un significato simbolico spesso di difficile interpretazione.

7. Un’opera che si presta ad un’interessante interpretazione simbolica è, ad esempio, la Pala di Castelfranco, realizzata da Giorgione nel 1502 per la cappella di famiglia del cavaliere Tuzio Costanzo, nel Duomo di Castelfranco Veneto.

Il cavaliere, originariamente commissionò l’opera per celebrare la famiglia, ma in seguito alla morte in battaglia del figlio Matteo, Tuzio Costanzo preferì dedicare l’opera a lui. La base su cui poggia il trono della Vergine è infatti un sarcofago, così come il volto della Madonna è triste, come se piangesse la dipartita del giovane guerriero. I due personaggi alla base del trono sono san Francesco (a destra) e un santo guerriero (sulla sinistra), di cui non si conosce con certezza l’identità.

Come spesso avviene nei dipinti di Giorgione, i paesaggi forniscono una chiave interpretativa. In quest’opera infatti notiamo da un lato (a sinistra) un villaggio in rovina e dall’altro due soldati a riposo. Un degno paesaggio per ricordare un guerriero.

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Giorgione, Pala di Castelfranco, 1503 circa, tempera su tavola di pioppo, 200×144.5 cm, Duomo, Castelfranco Veneto

8. Una delle opere più celebri di Giorgione celebra invece la bellezza. Si tratta della Vedere Dormiente (conosciuta anche come Venere di Dresda, città in cui si trova oggi). Fu realizzata dall’artista tra il 1507 e il 1510. Quest’opera è stata fonte di ispirazione di molti artisti, tra cui Tiziano, Lorenzo Lotto o Dosso Dossi e, secoli dopo di Goya, Velazquez e Manet.

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Giorgione, Venere dormiente, 1507-1510 circa, olio su tela, 108,5×175 cm, Gemäldegalerie Alte Meister, Dresda

9. Il pittore Tiziano ha un legame speciale con quest’opera. Fu lui infatti a completare il dipinto dopo la morte prematura di Giorgione. All’epoca infatti, Tiziano aveva poco più di venti anni ed era uno degli allievi di Giorgione che ebbe il merito di aver iniziato all’arte anche un altro importante pittore: Sebastiano del Piombo.

10. Nel XVI secolo un’epidemia di peste attraversò l’Europa. Tra tante vittime senza nome, le cui vite sono andate perdute tra le pagine della storia, la morte nera non risparmiò neanche Giorgione, uno degli artisti veneziani più richiesti in quegli anni. Morì nel 1519 lasciandosi in eredità poche, meravigliose opere e il talento dei suoi giovani allievi.

… in Castel Franco in sul Trevisano nacque l’anno MCCCCLXXVII Giorgio, dalle fattezze della persona e da la grandezza dell’animo, chiamato poi col tempo Giorgione. Il quale quantunque egli fusse nato di umilissima stirpe, non fu però se non gentile e di buoni costumi in tutta sua vita. (Giorgio Vasari)

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