In due minuti vi raccontiamo la nostra visita alla mostra sul maestro dell’impressionismo, attraverso otto delle opere in esposizione che ci hanno “impressionato”.

Il manifesto della mostra “Monet. Dalle collezioni del Musée d'Orsay” a Torino
Il manifesto della mostra “Monet. Dalle collezioni del Musée d’Orsay” a Torino

Amo le mostre monografiche perché sono biografie dinamiche, da leggere attraverso la tela, le pennellate e i giochi di luce. È attraverso le opere che il pittore racconta la sua vita, e non potrebbe essere altrimenti. Per questo ho deciso di fare un viaggio a Torino per vedere alla GAM la mostra “Monet. Dalle collezioni del Musée d’Orsay”, la grande monografica dedicata al padre dell’impressionismo, con oltre 60 opere provenienti dal museo parigino.

Dopo la mostra su Degas del 2012 e quella su Renoir del 2013, la mostra su Monet chiude la trilogia di eventi dedicati all’impressionismo, organizzati dalla GAM di Torino. C’è tempo fino al 31 gennaio 2016 per visitarla e vi indico almeno tre motivi per farlo:

1.I giochi di luce che si riflettono sulle tele di Monet sono una meraviglia per gli occhi e sarebbe un peccato privarsene;

2.L’importanza che queste opere rivestono nella storia dell’arte unito al pensiero che senza di esse forse l’arte oggi sarebbe diversa le rende uniche.

3.La città di Torino è bellissima, soprattutto in questi mesi, con le Alpi imbiancate che si stagliano all’orizzonte e la Mole che si erge sui tetti della città.

Ma ora entriamo nel vivo: vi racconto la mostra attraverso 8 dipinti che, secondo me, vale la pena osservare con cura:

LA MOSTRA DI MONET ALLA GAM DI TORINO IN DUE MINUTI (DI ARTE)

Claude Monet, Colazione sull'erba, 1866, olio su tela, 248,7x218 cm, Musée d'Orsay, Parigi
Claude Monet, Colazione sull’erba, 1866, olio su tela, 248,7×218 cm, Musée d’Orsay, Parigi

Colazione sull’erba, 1865 – 1866 (Le déjeuner sur l’herbe)

Monet dipinge quest’opera quando ha venticinque anni: si tratta di un tributo (o una sfida?) alla celebre Colazione sull’erba di Manet, che destò molto scalpore quando fu presentata al pubblico nel 1863 (al Salon des refusés). Ciò che vediamo esposto è solo un frammento dell’opera intera che fu iniziata da Monet ma mai terminata (doveva essere altre più di tre metri e lunga sei!), forse a causa delle critiche mosse all’opera dal collega e amico Courbet. Quando realizzò l’opera Monet era così povero che lasciò il dipinto in pegno al suo padrone di casa perché non aveva denaro per pagare l’affitto, quando poté riscattare il quadro si accorse che era stato gravemente danneggiato: Monet riuscì a salvare solo la parte centrale e il frammento di sinistra.

Claude Monet, Le barche, regate ad Argentouil 1874, olio su tela, 60×100 cm, Museo d'Orsay, Parigi
Claude Monet, Le barche, regate ad Argentouil 1874, olio su tela, 60×100 cm, Museo d’Orsay, Parigi
Claude Monet, Argenteuil 1875, olio su tela; 56x65 cm, Musée d’Orsay
Claude Monet, Argenteuil 1875, olio su tela; 56×65 cm, Musée d’Orsay

Le barche, regate ad Argentouil 1874 e Argenteuil (1875)

Ho scelto queste due opere esposte alla GAM di Torino perché rappresentano bene ciò che costituisce uno dei punti cardine dell’impressionismo, ossia la capacità di cogliere la realtà così come si presenta di fronte ai nostri occhi, con le diverse sfumature dovute alla luce e alle condizioni atmosferiche. Entrambe le opere (messe sapientemente l’una di fianco all’altra) mostrano la Senna, osservata dalle rive della città di Argenteuil, dove Monet si è trasferito con la moglie Camille nel 1871. Se osserviamo attentamente però le due opere restituiscono un paesaggio completamente diverso, che a una visione fugace può apparire dipinto da mani diverse.

Claude Monet, La Rue Montorgueil a Parigi. Festa del 30 giugno 1878, olio su tela; 81x50 cm, Paris, Musée d’Orsay
Claude Monet, La Rue Montorgueil a Parigi. Festa del 30 giugno 1878, olio su tela; 81×50 cm, Paris, Musée d’Orsay

La Rue Montorgueil a Parigi. Festa del 30 giugno 1878 – 1878 (La Rue Montorgueil à Paris. Fête du 30 juin 1878)

Ho scelto quest’opera perché rappresenta una delle più esemplari espressioni della pittura en plein air, che caratterizzerà gran parte delle opere di Monet e dell’intero gruppo impressionista. In passato gli artisti che dipingevano all’aperto riportavano sulla tela solo brevi schizzi su cui poi avrebbero lavorato con calma nell’atelier. Monet invece realizza l’intera opera mentre la osserva, provando a cogliere in poche pennellate i colori e il flusso del movimento, cosa che viene resa benissimo da questo dipinto in cui le persone e le bandiere non appaiono che fugaci apparizioni in bilico tra il passato e il presente dell’azione.

Claude Monet, Camille sul letto di morte, 1879, olio su tela, 90×68 cm, Musée d'Orsay, Parigi
Claude Monet, Camille sul letto di morte, 1879, olio su tela, 90×68 cm, Musée d’Orsay, Parigi

Camille sul letto di morte (1879)

Seconde me è uno dei quadri più difficili di Monet, in cui l’artista racchiude in un’opera l’ultimo ricordo della moglie, scomparsa a soli 32 anni a causa di un cancro. Non deve essere stato facile trovare il coraggio per impugnare il pennello e realizzare quest’opera, come racconta egli stesso, spiegando coma abbia dipinto il volto della moglie in uno stato quasi ipnotico. Da notare il cuore che Monet pone sull’ultima lettera della sua firma, ultimo saluto all’amata Camille.

Claude Monet, Prova di figura all'aria aperta: Donna con il parasole girata verso destra, 1886, olio su tela, 130,5x89,3 cm, Paris, Musée d’Orsay
Claude Monet, Prova di figura all’aria aperta: Donna con il parasole girata verso destra, 1886, olio su tela, 130,5×89,3 cm, Paris, Musée d’Orsay

Prova di figura all’aria aperta: Donna con il parasole girata verso destra –  1886 (Essai de figure en plein-air: Femme à l’ombrelle tournée vers la droite)

Anche quest’opera può essere considerata un tributo a Camille. Dopo aver dipinto la moglie sul letto di morte infatti, l’artista abbandona per un po’ i ritratti per dedicarsi interamente ai paesaggi, Quest’opera, una delle più importanti della mostra di Monet a Torino, vede protagonista la figliastra Suzanne Hoschedé, ritratta in una posa che ricorda un altro celebre dipinto di Monet, che ha per protagonista la moglie Camille, con un ombrello verde e un vestito bianco. Si tratta de La passeggiata (Camille Monet con il figlio Jean sulla collina).

 

Claude Monet, La cathédrale de Rouen. Le portail, temps gris (La cattedrale di Rouen. Il portale, tempo grigio, 1892 circa), olio su tela, 100,2x65,4 cm, Paris, Musée d’Orsay
Claude Monet, La cathédrale de Rouen. Le portail, temps gris (La cattedrale di Rouen. Il portale, tempo grigio, 1892 circa), olio su tela, 100,2×65,4 cm, Paris, Musée d’Orsay
Claude Monet, La cattedrale di Rouen. Il portale e la torre Saint-Romain in pieno sole, 1893, olio su tela, 107x73,5 cm; Paris, Musée d’Orsay
Claude Monet, La cattedrale di Rouen. Il portale e la torre Saint-Romain in pieno sole, 1893, olio su tela, 107×73,5 cm; Paris, Musée d’Orsay

La cattedrale di Rouen. Il portale, tempo grigio, 1892 circa e La cattedrale di Rouen. Il portale e la torre Saint-Romain in pieno sole – 1893

Ho scelto queste due opere perché rappresentano una delle chiavi dell’arte di Monet, ossia il suo ritrarre uno stesso soggetto in diverse condizioni di luce, fino a creare delle vere e proprie “serie” di dipinti, apparentemente simili (vedi articolo su biografia e opere di Monet). Le serie più famose hanno per oggetto le Cattedrali, i covoni di grano e le celebri Ninfee. In questo caso l’allestimento della GAM ha messo l’una di fianco all’altra due opere che hanno per oggetto la stessa cattedrale che però appare completamente diversa in base alla luce e alle codizioni atmosferiche, a conferma della teoria di Monet secondo cui non esiste mai un soggeto uguale all’altro grazie al ruolo della natura che riesce a renderli sempre diversi.

Sito ufficiale mostra su Monet alla GAM di Torino: www.mostramonet.it

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