In due minuti vi racconto la mostra “Marina Abramovic. The cleaner”, al Palazzo Strozzi di Firenze fino al 20 gennaio 2019I

Marina Abramović, Artist Portrait with a Candle (C)from the series Places of Power, 2013, Courtesy of Marina Abramović Archives © Marina Abramović by SIAE 2018
Marina Abramović, Artist Portrait with a Candle (C)from the series Places of Power, 2013, Courtesy of Marina Abramović Archives © Marina Abramović by SIAE 2018

Era già dall’inverno 2017 che si parlava della mostra-evento “Marina Abramovic. The cleaner” al Palazzo Strozzi di Firenze fino al 20 gennaio 2019. Ovviamente tutti si domandavano come fosse possibile fare una mostra su un artista che ha basato la sua carriera su performance che, come è facile intuire, si basano sul “qui e ora”.

L’idea dei curatori è stata quella di fare rieseguire dal vivo alcune delle più celebri performance della Abramovic ad un gruppo di performer specificatamente formati e selezionati, oltre a mettere in mostra foto, video e oggetti che raccontino la carriera dell’artista serba.

All’inizio questa soluzione non mi convinceva perché, fedele alla nota teoria di Walter Benjamin secondo cui ogni opera d’arte ha un’ “aurea” legata ala sua unicità, pensavo che le performance dell’Abramovic, se non eseguite dalla Abramovic stessa, perdessero quest’aurea. Mi sbagliavo (almeno in parte). Le performance sono riuscite a fare centro e, nel complesso, alla fine della mostra, sono riuscito ad avere un’idea più completa e complessa di chi sia Marina Abramovic e del perché di molte delle sue opere.

Ecco, in due minuti, i 5 motivi per cui vi consiglio di fare tappa a Firenze per vedere la mostra “Marina Abramovic. The cleaner”.

1. Per ripassare la storia della “grandmother of the performance art!

Marina Abramovic

Ho già raccontato la vita di Marina Abramovic in questo articolo, ma ripercorrere performance dopo performance la sua carriera è davvero il modo migliore per conoscerla e per approfondire la sua affascinante storia.

I sue genitori erano partigiani nella Seconda Guerra Mondiale e suo nonno era un santo (non scherzo!). Basterebbe questo a rendere interessante la vita di Marina Abramovic, a cavallo tra Belgrado, Amsterdam e New York.

Le sue prime, rischiose performance negli anni Settanta, il progetto artistico (e di vita) con il compagno Ulay, il suo impegno nel raccontare l’anima della serbia e poi le performance celebri che l’hanno consegnata alla storia. La mostra al Palazzo Strozzi di Firenze racconta tutto questo, in poco meno di due ore.

2. Per rivedere dal vivo alcune delle performance che abbiamo sempre visto in vecchie foto in bianco e nero

Un momento della performance "Cleaning the mirror"
Un momento della performance “Cleaning the mirror” a Palazzo Strozzi

Inutile dirlo: c’è una performance che ha colpito tutti gli spettatori che hanno visitato al mostra. Si tratta di Imponderabilia (1977/2018), la performance realizzata per la prima volta nel 1977 alla Galleria Comunale d’Arte Moderna di Bologna, dove Marina e Abramovic e Ulay si posero in piedi, l’uno di fronte all’altro, nudi sugli stipiti di una stretta porta attraverso cui i visitatori dovevano passare, se volevano continuare il loro percorso.

È la prima performance che a Firenze dà il benvenuto ai visitatori. Eseguita da un gruppo di performer che si alternano a coppie, la performance di Palazzo Strozzi prevede una lieve (ma sostanziale) variazione. I visitatori infatti possono scegliere se passare tra i corpi nudi degli artisti o lateralmente. In un certo senso, possono decidere se partecipare o no alla performance. Se devo essere sincero, non ho apprezzato del tutto questa scelta. Sono del parere che, per apprezzare una performance, bisogna mettersi in gioco e uscire dalla propria comfort zone. Quell’ingresso attraverso due corpi nudi, posto all’inizio della mostra, l’ho considerato come un rituale iniziatico a cui partecipare, per poter proseguire.

ps: per vedere le foto della performance di Firenze, vi consiglio di dare un’occhiata a Instagram segliendo l’hashtag #imponderabilia. Ci sono migliaia di foto!

Vi giro il link: https://www.instagram.com/explore/tags/imponderabilia/?hl=it

Sempre a Palazzo Strozzi vengono rieseguire altre performance come Luminosity (1997/2018) o Cleaning the Mirror (1995/2018), in cui l’artista prova dolcemente (e senza successo) a pulire uno scheletro con una spazzola, sciacquata nell’acqua sporca.  La Strozzina invece ospita le performance  The Freeing Series (Memory, Voice, Body – 1975/2018).

Un consiglio: prima di scegliere il giorno e l’ora in cui visitare la mostra consultate sul sito di Palazzo Strozzi le performance che verranno eseguite. Alcune hanno orari ben definiti!

3. Per vedere dal vivo (dal 3 al 16 dicembre) la performance “The House with the Ocean View”

ina Abramović The House with the Ocean View 2002-2018, installazione multimediale, letto con cuscino in pietra, lavandino, sedia con cuscino in pietra, tavolo, gabinetto, base della doccia, doccia, tre scale con coltelli, metronomo, bicchiere d’acqua, vestiti. New York, Abramović LLC. Courtesy of Marina Abramović Archives e Sean Kelly, New York, MAC/2017/072. Credit: Ph. Attilio Maranzano. Courtesy of Marina Abramović Archives Marina Abramović by SIAE 2018
ina Abramović The House with the Ocean View 2002-2018, installazione multimediale, letto con cuscino in pietra, lavandino, sedia con cuscino in pietra, tavolo, gabinetto, base della doccia, doccia, tre scale con coltelli, metronomo, bicchiere d’acqua, vestiti. New York, Abramović LLC. Courtesy of Marina Abramović Archives e Sean Kelly, New York, MAC/2017/072. Credit: Ph. Attilio Maranzano. Courtesy of Marina Abramović Archives Marina Abramović by SIAE 2018

È una delle performance più conosciute di Marina Abramovic (anche per essere stata citata nella popolare serie tv “Sex & The City”). In The House with the Ocean View (2002) l’artista, trascorse dodici giorni in tre piccole stanze a circa tre metri di altezza, senza cibarsi e bevendo solo acqua, esposta allo sguardo silenzioso degli spettatori. Una sfida estrema che dal 3 al 16 dicembre verrà affrontata dall’artista finlandese Tiina Pauliina Lehtimaki.

4. Per comprendere meglio la performance art

Marina Abramović, Rhythm 5, 1974. Student Cultural Center, Belgrade 1974
Marina Abramović, Rhythm 5, 1974. Student Cultural Center, Belgrade 1974

È vero, ci sono stati altri artisti performer prima di Marina Abramovic e tanti ce ne saranno dopo di lei. Se penso alle performance degli artisti dell’azionismo viennese negli anni Sessanta, nulla di quanto abbia fatto la Abramovic riesce a scandalizzarmi o sconvolgermi.

L’artista serba però ha il grande merito di aver fatto conoscere il mondo della performance art al grande pubblico, con opere a cui spesso o lo spettatore riesca dare un senso, senza bisogno di una spiegazione esplicita e troppo complicata. La forza delle sue performance sta nella loro immediatezza, come se parlassero in modo diretto allo spettatore.

Credo che la mostra di Firenze sia il modo migliore per approcciare il mondo della performance art, magari facendosi aiutare dalle audioguide, in cui la descrizione delle opere è arricchita dalla spiegazione dell’artista.

5. Per vedere la nuova veste degli Uffizi

Il nuovo allestimento  in una foto di www.artribune.com

Visto che ormai sei a Firenze, perché non approfittarne per fare tappa in uno dei musei più prestigiosi del mondo? Da questa estate la sala che ospita il celebre Tondo Doni di Michelangelo ha una veste completamente rinnovata.

L’opera, situata in un’ “oblò” dialoga con un alto capolavoro del maestro urbinate, La Madonna del cardellino. Il nuovo allestimento, a dire il vero, ha suscitato qualche polemica ma ha anche incuriosito gli appassionati. Di sicuro è un’occasione per tornare agli Uffizi e per passare dalla performance art di Marina Abramovic, alle pennellate dei grandi del Rinascimento: un viaggio di secoli in una sola giornata!

La mostra

“Marina Abramovic. The Cleaner”
Al Palazzo Strozzi di Firenze
dal 21 settembre 2018 al 20 gennaio 2019

Info: www.palazzostrozzi.org

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10 Comments »

  1. Uauuhhh non sapevo di cosa trattasse la mostra a Firenze, ne avevo sentito parlare ma non ero scesa nei dettagli.
    Credo che per una neofita come me, sarebbe di sicuro di grandissimo impatto.
    Tornare nuovamente agli uffizi poi….sarebbe davvero un bel regalo.

    Piace a 1 persona

    • Secondo me è uno dei modi più “soft” e completi per avvicinarsi al mondo della performance art, perché ogni opera è spiegata bene dai pannelli e dalle audioguide; poi la carriera della Abramovic è così lunga e varia che ripercorrerla è un po’ come ripercorrere la storia dell’arte performativa dagli anni Settanta in poi. ps: e poi è sempre una scusa per tornare a Firenze. 😉 Buona serata!

      Piace a 1 persona

    • Di sicuro è un artista che ha capito bene come colpire l’attenzione del pubblico (e conseguentemente di stampa e istituzioni) anche grazie ad opere che sono complesse ma comprensibili, capaci di dialogare e solleticare l’attenzione anche di uno spettatore che non si ciba di arte tutti i giorni. Alcune sue opere possono essere considerate addirittura “pop”. Però non vedo in questo un fattore negativo, in generale apprezzo chiunque riesca a portare in un museo persone che mai avrebbero pensato di entrarci. 😉 In generale è un’artista molto brava nella comunicazione.

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