La notte stellata, La camera di Vincent ad Arles, i GIrasoli… abbiamo scelto 5 opere per raccontare la storia di uno dei più grandi artisti di sempre

Vincent van Gogh, Autoritratto con orecchio bendato, 1889, olio su tela, 60 cm x 49 cm, The Courtauld Institute of Art, Londra
Vincent van Gogh, Autoritratto con orecchio bendato, 1889, olio su tela, 60 cm x 49 cm, The Courtauld Institute of Art, Londra

Per comprendere appieno le opere di Vincent van Gogh, è necessario ripercorrerne la personalità. Passionale e impulsivo, l’artista olandese ebbe difficoltà nel relazionarsi con gli altri e con la società, come confidò lui stesso all’amato fratello Theo in molte delle sue lettere.

In alcune di queste van Gogh sfogò anche la sua frustrazione professionale, descrivendo la sua pittura come  “senza ragione”, folle. Eppure, è proprio questa apparente irrazionalità a rendere le sue opere così incisive. Quando osserviamo un suo dipinto non vediamo una visione fedele della realtà, ma riusciamo a cogliere un’emozione intensa, la stessa che probabilmente provò l’artista mentre le realizzava.

Eppure nelle sue lettere van Gogh diceva di non saper dipingere. E forse era vero… almeno da un punto di vista puramente accademico. La sua pittura, in effetti, non era finalizzata a riportare su tela la realtà con un’abile tecnica, ma era uno strumento attraverso il quale il suo io interiore prendeva forma, con colori intensi e carichi di energia.

In van Gogh l’arte è “vitalità allo stato puro, un’energia del colore che trae forza proprio dal colore puro che niente può controllare”, per citare il critico d’arte Vittorio Sgarbi.

Fatta questa doverosa premessa, possiamo cercare di capire meglio cosa è stata la pittura per van Gogh attraverso la lettura di sue 5 opere.

QUI TROVI L’ARTICOLO SULLA VITA DI VAN GOGH, RACCONTATA IN DUE MINUTI

5 OPERE FAMOSE PER RACCONTARE VINCENT VAN GOGH

1. Vincent van Gogh, I mangiatori di patate, 1885, Van Gogh Museum, Amsterdam

Vincent van Gogh, I mangiatori di patate, 1885, olio su tela, 82×114 cm, Museo Van Gogh, Amsterdam
Vincent van Gogh, I mangiatori di patate, 1885, olio su tela, 82×114 cm, Museo Van Gogh, Amsterdam

Questo dipinto è un po’ al di fuori dei canoni stilistici del pittore olandese. È ispirato all’arte del Seicento, l’arte di genere, in cui si rappresentavano le condizioni di vita dei ceti meno abbienti. Nella tradizione seicentesca si tendeva a  riprodurre la vita dei contadini in maniera edulcorata, celandone, in un certo senso, la miseria e l’infelicità.

In questo dipinto di van Gogh c’è quindi sia un chiaro riferimento al grande Rembrandt , sia un riferimento  all’artista francese Honoré Daumier, che attraverso la caricatura rappresentava la realtà.

In van Gogh i soggetti dal quadro, i contadini, che simboleggiano la vera umanità, sono rappresentati sporchi, con colori bui, illuminati solo dalla luce di una lampada. Vivono una situazione di estrema indigenza: non c’è alcun desiderio, da parte dell’artista, di edulcorare le loro misere condizioni di vita. In questo senso, l’opera I mangiatori di patate può essere considerata un quadro di natura sociale.

QUI TROVI L’ARTICOLO CON LE 10 CURIOSITA’ SULLA VITA DI VAN GOGH

2. Vincent van Gogh, La camera di Vincent ad Arles, 1888, Museo d’Orsay di Parigi

Vincent van Gogh, La camera di Vincent ad Arles
Vincent van Gogh, La camera di Vincent ad Arles, olio su tela, 72x90cm, 1888, Van Gogh Museum, Amsterdam

Trasferitosi in Francia, van Gogh ebbe modo di studiare i quadri degli impressionisti. L’artista olandese restò particolarmente colpito dai volti di Renoir, dalla morbidezza e finezza di quei lineamenti e dal colore roseo che li rendeva così realistici, soprattutto se osservati da vicino, per poi sfumare man mano che ci si allontanava dal soggetto. Nei dipinti di van Gogh succede il contrario: visti da vicino i colori appaiono quasi innaturali e confusi ma, se lo spettatore fa qualche passo indietro, grazie alle linee marcate e alle pennellate plastiche, i dipinti prendono forma.

È l’esempio del dipinto La camera di Vincent ad Arles. In quest’opera la luce che illumina gli oggetti è superficiale, non proviene dal sole. Van Gogh, come in altri suoi dipinti elimina le ombre, evidenziando così forti contrasti cromatici.

Come ci fa notare il critico Sgarbi, nell’opera ci sono dei quadri appesi alla parete, che però non raccontano la stanza del pittore van Gogh, in quanto non sono presenti cavalletto e pennelli, ma raccontano la stanza dell’uomo. Difatti, se osserviamo il quadro, ci sono oggetti posti alla rinfusa: delle scarpe, degli abiti, il letto sfatto. È  una stanza abitata, che prende vita.

3. Vincent van Gogh, Vaso con 15 girasoli, 1889, Van Gogh Museum di Amsterdam

Vincent van Gogh, Vaso con 15 girasoli, National Gallery, Londra
Vincent van Gogh, Vaso con 15 girasoli, National Gallery, Londra

Tra il 1885 e il 1889 la produzione di van Gogh si fa viva e intensa: tra le opere realizzate in questo periodo c’è anche la famosa serie dei Girasoli.

Osserviamoli: paiono guardarci. Sembrano quasi occhiuti. Guardando i quadri di Van Gogh abbiamo spesso la sensazione di essere osservati da queste forme oculari. In questo caso, sembra che il quadro sia dotato di una propria vita, e questo lo deduciamo dalle sensazioni intense che riesce a scaturire in chi lo osserva. È come se i quadri, prima di essere guardati, ci guardassero.

Nel dipinto, van Gogh non mescola il colore. Non crea morbidezza, ma come dice un critico: sembra quasi ci abbia spalmato sopra l’intero tubetto. Nel dipinto prevale il giallo, che per il pittore rappresenta un colore gioioso, che suscita emozioni positive. Se notiamo la linea del tavolo non è perfettamente dritta, ma è più bassa da un lato. Questo perché al pittore olandese non interessa riprodurre ciò che l’occhio comunemente vede:“ciò che conta è l’occhio interiore”.

4. Vincent van Gogh, La notte stellata, 1889, MOMA di New York

Vincent Van Gogh, Notte stellata, 1889, olio su tela, 73.7×92.1 cm, Museum of Modern Art, New York
Vincent Van Gogh, Notte stellata, 1889, olio su tela, 73.7×92.1 cm, Museum of Modern Art, New York

Van Gogh quando dipinge è come ascoltasse una melodia. Si ispira a Wagner: una musica che sprigiona energia e ci colpisce in un modo inatteso. Con i suoi dipinti cerca di recuperare qualcosa che è già presente dentro di noi. Infatti, per lui il pittore olandese non si esaurisce con le mera abilità tecnica, ma diventa qualcosa di molto più profondo.

Anche qui le stelle sembrano assumere la forma di occhi che ci scrutano. Dipinto nella sua degenza in manicomio, il dipinto, com’è solito nell’arte di Van Gogh, non riproduce fedelmente la realtà oggetti, ma è una realtà distorta dall’interiorità dell’artista che riesce a conferigli una potente vitalità.

QUI TROVI L’ARTICOLO CHE RACCONTA VAN GOGH IN UN SOLO MINUTO

5. Vincent van Gogh, Campo di grano con corvi, 1890, Van Gogh Museum, Amsterdam

Vincent van Gogh, Campo di grano con volo di corvi
Vincent van Gogh, Campo di grano con volo di corvi, olio su tela, 50,3×103 cm, 1890, van Gogh Museum, Amsterdam

I dipinti di Van Gogh, da un certo punto di vista, mettono fine alla cultura del bello, e fanno qualcosa di opposto. Ci catturano proprio in quanto sono “brutti”, se visti da un punto di vista meramente tecnico. Se osserviamo i corvi notiamo che il grande pittore olandese non si è curato di definirne i dettagli, così come le pennellate che, agli occhi di un purista, apparirebbero troppo pastose e nervose.

Quella che vedete è l’ultima opera di van Gogh. L’idea dell’anima del dipinto la ritroviamo in questo quadro estremo, in cui è presente un forte contrasto di colori. C’è la luce del campo di grano, e il nero tetro dei corvi, quasi a simboleggiare il “presagio di qualcosa che negherà la vita stessa”.


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