5 opere d’arte per raccontare uno dei più grandi artisti di sempre: 5 capolavori, dalla Pietà al Tondo Doni, più un’opera insolita, che forse non tutti conoscono

di Sabrina Sedda

Ritratto di Michelangelo
Jacopino del Conte, Ritratto di Michelangelo

Prima di parlare delle famose opere di Michelangelo Buonarroti, facciamo un breve riassunto della sua vita, per contestualizzare i suoi capolavori e comprenderli meglio, perché le opere sono il mezzo con cui un artista racconta la sua storia.

Michelangelo nacque in Valliberina nel 1475. La famiglia, in difficoltà economiche, dovette trasferirsi a Settignano, paese di scultori e scalpellini. In quel luogo Michelangelo, ragazzo prodigio, a soli 12 anni entra nella bottega del Ghirlandaio. Era il 1487.

In seguito, sotto la protezione di Lorenzo il Magnifico, Michelangelo entrò a far parte di un’esclusiva scuola per giovani artisti, dove iniziò il suo tirocinio di scultore. Grazie all’educazione ricevuta, la sua arte, fin dalle prime opere, oscillava tra le novità di Donatello e un’originale rivisitazione della classicità.

Nella sua vita Michelangelo fu testimone di profonde trasformazioni politiche e sociali, come potete approfondire leggendo la sua biografia in 10 punti su questo blog. Spirito profondo e tormentato, fu un geniale scultore, pittore, poeta, fine pensatore, architetto e progettista.

Fatta questa premessa, ora siamo pronti per scoprirlo nel dettaglio, attraverso 5 delle sue opere. Non si tratta solo di alcune delle sue opere più famose, ma abbiamo scelto 5 capolavori che ti aiuteranno a scoprire chi era davvero il grande Michelangelo Buonarroti, più un piccolo extra che scoprirai in fondo all’articolo.

5 OPERE FAMOSE PER RACCONTARE L’ARTE DI MICHELANGELO BUONARROTI

1. Michelangelo Buonarroti, Pietà Vaticana, 1497-1499, Basilica di San Pietro in Vaticano, Città del Vaticano

Michelangelo Buonarroti, Pietà del Vaticano
Michelangelo Buonarroti, Pietà del Vaticano, 1497-1499, marmo, asilica di San Pietro in Vaticano, Città del Vaticano

Opera di marmo bianco di Carrara, che scelse egli stesso. La Pietà gli fu commissionata da un ricco e potente cardinale francese, per la Cappella di San Petronilla. Si tratta dell’unica opera firmata di Michelangelo.

In quest’opera di Michelangelo vi è tutto il valore e il potere dell’arte. Una statua totalmente priva delle rigidità presenti nelle opere dei suoi precessori. Una scultura che entra in competizione con la Natura e la vince. Nella Pietà Vaticana le idee di perfezione del paradiso diventano una concreta realtà che si presenta agli occhi dello spettatore.

Un’opera d’arte grandiosa che spinse lo storico dell’arte Vasari a scrivere: “Non pensi mai scultore poter aggiungere in disegno e grazia né con fatica poté mai di finitezza tanto con arte quanto Michelangelo facesse”.

Quando scolpì la Pietà, Michelangelo aveva solo 24 anni. L’artista riprodusse più volte questo soggetto nel corso della sua carriera e impiegò gli ultimi anni della sua vita per scolpire un’altra Pietà, molto diversa dalla questa, in cui i due corpi si fondono, e in cui, ormai anziano, l’artista riflette sul dolore del Cristo. Stiamo parlando della Pietà Rondanini, opera realizzata tra il 1552-1564 e custodita oggi al Castello Sforzesco di Milano.

Michelangelo Buonarroti, Pietà Rondanini, 1552-1564, Castello Sforzesco, Milano
Michelangelo Buonarroti, Pietà Rondanini, 1552-1564, Castello Sforzesco, Milano (CC BY 4.0pensierarte – Opera propria)

2. Michelangelo Buonarroti, Tondo Doni (o Sacra famiglia), 1504, Galleria degli Uffizi, Firenze

Michelangelo, Tondo Doni, 1504–1506, Galleria degli Uffizi, Firenze
Michelangelo, Tondo Doni, 1504–1506, Galleria degli Uffizi, Firenze (Foto: Opera propria Livioandronico2013, Pubblico dominio)

Questa famosa Sacra famiglia di Michelangelo è nota soprattutto come Tondo Doni, in quanto è stato dipinto in occasione delle nozze tra Maddalena Strozzi e Agnolo Doni. Si tratta di un dipinto in una forma circolare.

In primo piano vi è la Sacra famiglia e sullo sfondo una serie di nudi, che si presume fossero i neofiti in attesa, prima di immergersi nelle acque del fiume Giordano.

C’è un interessante episodio a proposito della compravendita del dipinto, che ci fa comprendere quanto Michelangelo desse valore al proprio lavoro.

L’artista per il suo lavoro chiese all’Agnolo 70 ducati. Tale somma però al ricco committente parve eccessiva e mandò all’artista solo 40 ducati per acquistare l’opera. Michelangelo a questo punto, offeso per il comportamento del cliente, rimandò indietro i 40 ducati chiedendone ben 100, rialzando così la richiesta iniziale di quasi il doppio. Agnolo Doni a questo punto gli inviò i 70 ducati pattuiti all’inizio. Ma Michelangelo, stizzito da quel comportamento, rilanciò ancora e gliene chiese 140. Alla fine Agnolo, pur di avere l’opera, soddisfò le richieste dell’artista e pagò il Tondo Doni ben 140 ducati!

Tutto sommato, soldi ben spesi per uno dei più grandi capolavori dell’arte, che oggi potete ammirare alla Galleria degli Uffizi di Firenze.

3. Michelangelo Buonarroti, Volta della Cappella Sistina, 1508-1512, Musei Vaticani, Città del Vaticano

Michelangelo Buonarroti, Creazione di Adamo
Michelangelo Buonarroti, Creazione di Adamo, particolare della volta della Cappella Sistina, Musei Vaticani, Città del Vaticano

Parlando di pittura non bisogna dimenticare che Michelangelo è l’autore degli affreschi sulla volta Cappella Sistina a Città del Vaticano (eseguiti tra il 1508 e il 1512), capolavoro di proporzioni colossali che da solo riesce a fornire “un’idea completa di ciò che un uomo è capace di raggiungere”, parafrasando le parole del poeta tedesco Goethe.

QUI TROVI L’ARTICOLO PER CONOSCERE LA VITA E LE OPERE DI MICHELANGELO IN 2 MINUTI

4. Michelangelo Buonarroti, I prigioni, 1525-1530, Gallerie dell’Accademia, Firenze

Michelangelo Buonarroti, Schiavo che si ridesta (della serie dei Prigioni), 1525-1530, Gallerie dell'Accademia, Firenze
Michelangelo Buonarroti, Schiavo che si ridesta (della serie dei Prigioni), 1525-1530, Gallerie dell’Accademia, Firenze (Foto: Michelangelo – Umberto Baldini, Michelangelo scultore, Rizzoli, Milano 1973 – Pubblico dominio)

Tra le opere più famose di Michelangelo vi sono anche i non-finiti, ma che, vista la loro quantità entrano a far parte della produzione di questo grande artista.

I suoi non-finiti, sono in realtà finiti, in quanto è nell’intento di Michelangelo lasciare l’opera “imprigionata nel marmo”. Un vero e proprio fascino per l’incompiuto, dove è visibile l’idea che emerge per gradi, per sottrazione di materia.

Furono tirate in ballo le teorie neo-platoniche per spiegare queste opere. L’artista ha l’idea nella sua mente, nel momento in cui questa appare all’occhio, al senso, può dirsi finita. Fine pensatore e studioso dell’antichità, Michelangelo usò il marmo come oggetto di studio della filosofia.

Tra i suoi non-finiti più famosi ci sono i Prigioni, che potete ammirare presso il museo del Louvre di Parigi e presso le Gallerie dell’Accademia di Furenze, dove potete ammirare anche la sua opera scultorea più nota: l’immenso David.

Michelangelo Bonarroti, David
Michelangelo Bonarroti, David, 1501-1504, marmo bianco, Galleria dell’Accademia, Firenze (ai piedi di Palazzo della Signoria è possibile ammirare una copia dell’opera)

5. Michelangelo Buonarroti, Cupola della Basilicata di San Pietro, Città del Vaticano

La cupola della basilica di San Pietro in Vaticano
La cupola della basilica di San Pietro in Vaticano (Foto: Livioandronico2013 – Opera propria, CC BY-SA 4.0)

Negli ultimi anni della sua vita, Michelangelo si concentrò sull’architettura, cominciando a lavorare alla Cupola della Basilica di san Pietro alla fine del 1540. Ingegnere e progettista, non fece però in tempo a vedere il suo grandioso progetto ultimato. L’opera venne completata solo nel 1593.

Fine urbanista, Michelangelo riprogettò anche la piazza del Campidoglio e la struttura della nuova Basilica di San Pietro. Di sicuro, la Roma che conosciamo oggi sarebbe impensabile senza questo grande artista.

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6. Michelangelo Buonarroti, Sonetto XXX

Il Vasari scrisse che Michelangelo amò profondamente, più di tutti, Messer Tommaso de Cavalieri. Mandò a lui molti disegni “stupendissimi” affinché potesse imparare l’arte. Si tratta dunque di un amore classico, tipico dell’antica Grecia, tra maestro e allievo.

Molte poesie erotiche rimangono a testimonianza di questo profondo amore. Che fosse un amore spirituale o carnale non possiamo dirlo con certezza, ma forse neanche ci interessa, quando possiamo godere dell’arte di queste poesie…

“Veggio coi bei vostr’occhi
Un dolce lume
Che coi miei ciechi
Io veder non posso
Porto coi vostri piedi
Un pondo addosso
Che coi miei zoppi
Non è già costume
Volo con le vostre ali
Senza piume”

MIchelangelo Buonarroti

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